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Miele, come sopravvivere a Sanremo

Sei in finale e dopo cinque minuti non lo sei più: a sei anni da quel festival un po' matto la cantautrice torna con un nuovo brano, 'Vergogna d'infanzia'. E ora non si vergogna più

Miele. Foto: Matteo Strocchia, Marco Servina

Immaginate di partecipare a Sanremo Giovani e arrivare in finale. È successo a Miele, nel 2016, ma è durato pochi minuti. La cantautrice siciliana, che presentava il brano Mentre ti parlo, era risultata vincitrice nella sfida con Francesco Gabbani conquistando l’accesso alla finalissima. Pochi minuti dopo, però, Carlo Conti torna sul palco annunciando che, a causa di problemi tecnici (questioni di voti non contati in sala stampa), la votazione doveva essere ripetuta. Succede che Miele non vince più ma vince Francesco Gabbani, che vola in finale e vince quell’edizione. Lo scarto era pochissimo: Gabbani con il 50.8%, e Miele con il 49.2%.

Ma di acqua sotto i ponti ne è passata tantissima. Quell’anno ci fu un altro singolo, il concertone del Primo Maggio di Roma, e per Miele Sanremo è ormai un ricordo lontano: «L’esperienza del festival è stata carezza e al tempo stesso uno schiaffo. Credo che avere la possibilità di poter portare un piccolo frammento della propria musica su quel palco sia qualcosa di meraviglioso. E di questo non posso che esserne grata. Non penso che l’esito di quella vicenda abbia inciso poi così tanto sul mio percorso artistico. Il mio progetto era ancora acerbo e poco solido. In tutta onestà penso che quel calcio nel culo mi abbia anche fatto del bene. Sono stata in silenzio per molto tempo, prima per paura, poi per ricerca sincera. Forse ho un’idea troppo profonda del mio rapporto con la musica e dopo parecchi anni di “preliminari” direi che è arrivato il momento di “tirarla” fuori».

E infatti eccola qui, che torna con un nuovo singolo, Vergogna d’Infanzia, di cui è uscito anche un video che potete vedere qui sotto:

Un brano che apre la pista al nuovo disco, il numero due, che uscirà prossimamente. Un brano che descrive così: «provare imbarazzo è disorientante, fa perdere il controllo. E se per un attimo smettessimo di essere schiavi del nostro corpo, della nostra età, del nostro ruolo nel mondo e tornassimo nel caos degli impulsi, dei desideri, dei sentimenti? Questa canzone è nata così, mi è precipitata addosso e mi è sfuggita di mano. Vergogna d’infanzia è un elogio al corpo timido, impacciato, fragile. Ai miei occhi timidi che ogni volta che fuggono compiono un atto di coraggio». E speriamo che stavolta nessuno sbagli più le percentuali.

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