Mick Jagger ha un’idea equilibrata dell’uso dell’AI nella musica | Rolling Stone Italia
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Mick Jagger ha un’idea equilibrata dell’uso dell’AI nella musica

«Non voglio che mi imitino, ma se qualcuno vuole far musica con l’intelligenza artificiale, la faccia pure purché il risultato sia originale». Keith Richards: «Vogliamo idee nuove, non copie»

Mick Jagger ha un’idea equilibrata dell’uso dell’AI nella musica

Mick Jagger in tour con i Rolling Stones nel 2024

Foto: Kevin Mazur/Getty Images

Mick Jagger ha un’idea equilibrata dell’uso dell’intelligenza artificiale nella musica. Il cantante dei Rolling Stones ne ha parlato in un’intervista concessa all’edizione americana di Billboard spiegando di non essere pregiudizialmente contrario all’AI purché sia usata in modo originale e creativo.

«Ovviamente» dice Jagger «non voglio essere imitato dall’intelligenza artificiale, né dal punto di vista vocale né da quello degli strumenti, e lo stesso vale per la band. Non voglio che la gente si limiti a pubblicare roba che suona esattamente come i Rolling Stones, ovvio che è sbagliato. Ma se qualcuno vuol fare musica con l’AI, la faccia pure purché il risultato sia originale: ci devi mettere il tuo input e le tue idee. Ci sono persone che usano l’intelligenza artificiale semplicemente per creare una canzone da zero, nello stile dei Rolling Stones. Le persone minimamente creative non lo fanno».

Anche Keith Richards ne parla nella stessa intervista: «Preferisco le cose originali. La musica potrebbe fare di meglio che cercare di copiare se stessa. Dopotutto, si tratta di cose piuttosto semplici: non stiamo parlando di Beethoven o di Bach, e non ho dubbi che l’intelligenza artificiale sia in grado di farlo, e allora? Vogliamo idee nuove. Non vogliamo sempre più copie e sintesi».

Nell’intervista si parla anche del video di In the Stars, da Foreign Tongues, dove i musicisti della band sono interpretati da attori i cui volti sono stati trasformati con la tecnica del deepfake per assomigliare a quelli degli Stones di una cinquantina e passa di anni fa.

«Sono veri musicisti che un po’ somigliano ai Rolling Stones del 1968», dice Jagger. «L’unica cosa modificata erano i volti. Hanno lavorato prima sul mio: mi somigliava, ma non ero proprio io, sembrava uno dei miei figli a 23 anni o giù di lì. Poi ho visto Ronnie e ho detto a chi ci stava lavorando che sembrava Jeff Beck. Hanno dovuto lavorarci un po’ di più». Il commento di Richards: «Molto bello. Magari avessi ancora quell’aspetto».