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Il secondo giorno di MI AMI festival 2015. Un karaoke ci seppellirà

La seconda giornata del festival estivo, a Milano fino al 7 giugno con M+A, Levante, Thegiornalisti, Colapesce, Maruego e Capibara

Foto Giovanni Battista RighettiFoto Giovanni Battista Righetti

Foto Giovanni Battista Righetti

Tommaso Paradiso dei Thegiornalisti sta cantando una canzone di Venditti. È sudato, visibilmente brillo e anche un po’ stonato. Questo però non è il loro live, ma il karaoke di fine serata. Nel report del primo giorno di festival vi abbiamo detto che il MI AMI è come il matrimonio di un parente lontano, una festa con la famiglia allargata: i cugini di terzo grado che non vedete da dieci anni, i parenti acquisiti che non vi ricordavate neanche e le amiche della sposa che avete appena conosciuto. Per capire bene l’atmosfera che si respira durante questo secondo giorno calatevi bene in questa metafora: il rinfresco è finito assieme a tutte le bottiglie di vino che c’erano in tavola e finalmente è un po’ sbronzo anche lo sposo. Adesso Aimone Romizi (chitarra e voce dei Fast Animals and Slow Kids) sta cantando Il Mondo di Jimmy Fontana: mandate giù l’ultimo boccone di torta e allargate di un buco la cintura, poi preparatevi, che fra poco tocca a voi.

Colapesce
In due parole: Pesce Poesia

Quella di Colapesce è stata una performance decisamente emozionante, un live al quale si fatica a trovare difetti. Il nuovo disco Egomostro, nel quale il cantautore siciliano ha scelto di condire i suoi testi con una nuova ironia mai concessa prima, suona proprio bene anche dal vivo. “Alla fine abbiamo avuto un po’ di problemi con la drum machine” – ci dice un po’ preoccupato dopo lo show. Ma nella sua interpretazione dal vivo c’è qualcosa di magico, qualcosa di ulteriore e decisamente capace di subissare ogni problema tecnico: avremmo tranquillamente potuto incontrarlo sul ciglio di una strada con una chitarra un po’ scordata e la cassa della batteria sulla spalle come Bert di Mary Poppins, ed emozionarci uguale.

Levante
In due parole: Dalla “vita di merda” nascono i fior

Esattamente il live che ci si può aspettare da una come Levante: pulito, elegante ma anche ironico, coinvolgente e tecnicamente impeccabile. Il pubblico dimostra di essere andato ben oltre il suo primo tormentone Alfonso, e canta tutti i brani insieme a lei. «Come state?» chiede lei a fine concerto. «Meglio se non te ne vai!» risponde urlando una ragazza in prima fila. Siamo d’accordo.

Maruego
In due parole: Swag Bin Laden

La cover della Monna Lisa realizzata da Marcel Duchamp nel 1919 con scritto sotto L.H.O.O.Q. (letteralmente “lei ha caldo al culo”) gode della stessa dignità artistica dell’originale di Leonardo. Se i Run DMC sono i Leonardo della situazione, Maruego deve per forza essere Duchamp: non sappiamo quanto voglia essere preso sul serio quando fra una canzone e l’altra dice di essere più figo di Bin Laden, o esorta il pubblico ad andarsene se non conosce il suo successo Cioccolata manco fosse Stairway to Heaven. Fatto sta che il pubblico sta al gioco, risponde alle battute, balla e si diverte di gusto. E Maruego si ritrova – forse un po’ per gioco – ad essere un artista in piena regola.

Thegiornalisti
In due parole: Grazie Roma

Ascoltando il loro ultimo disco Fuoricampo ci aspetteremmo tutt’altro: davanti a centinaia di – come direbbero loro – “tette sudate” e bocche che cantano a squarciagola le loro canzoni, non c’è il live pettinato di una qualsiasi formazione indie pop, ma quattro ragazzi romani – caciaroni al punto giusto – che saltano energici sul palco regalando litri di emozioni miste sudore. Prima di un finale col botto su Promiscuità (cantata dal centro della platea) Tommaso dice ironico «Avrei voluto fare Anima Fragile di Vasco, ma mi sa che non c’è tempo». Il pubblico però non gli lascia scampo: Tommaso imbraccia la chitarra, e come se fosse ad un falò in spiaggia invece che su un palco, la canta insieme a tutto il pubblico. I Thegiornalisti sono un caso più unico che raro: un gruppo di genuini casinisti, che quasi non si accorge che urlando quelle parole al microfono riesce anche a commuovere.

M+A
In due parole: life in plastic, it’s fantastic!

Il live degli M+A è stato uno di quelli che ha sollevato più dubbi: una performance decisamente impeccabile, un singolare allestimento a base di palme finte e un gruppo di ragazzi ben vestiti che suona e si muove sul palco mal celando l’accurato studio dietro ogni singola mossa. La voce è perfetta e così scaletta, i suoni, i balletti, l’interazione con il pubblico. Tutta la platea balla con lo sguardo un po’ perso, qualcuno fa un video con il telefono. Purtroppo però è tutto così visibilmente “confezionato” da dare l’impressione di non essere più vero delle palme che ci sono sul palco.

Capibara
In due parole: Per me una birra e due valium, grazie

Siete in vacanza alle Hawaii. Ovviamente siete lì per prendere il sole, sorseggiare un cocktail sotto l’ombrellone e godervi il concertino di musica locale che c’è al bar della spiaggia. Di colpo però il sole scompare dietro una nuvola, scoppia un temporale pazzesco, la temperatura scende di dieci gradi e il gruppo attacca con Raining Blood degli Slayer. Trenta secondi dopo però esce di nuovo il sole, e tutto torna come prima. Poi succede lo stesso repentino ed inspiegabile cambiamento. Poi ancora, ancora e ancora. Giustamente cominciate a pensare che stia succedendo tutto nella vostra testa, vi guardate intorno decisamente spaesati. Ma niente paura, non state impazzendo: è solo il live di Capibara.