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MGMT, andata e ritorno nel pop

Undici anni dopo l'esordio stellare, il duo indie risale alle proprie origini: perché sperimentare è umano, ma perseverare è diabolico.

Gli MGMT sanno bene cosa pensa il mondo di loro. Con l’album di debutto del 2007, Oracular Spectacular, il duo synth-pop psichedelico ha fatto la storia dell’indie degli anni Zero, salvo poi allontanare fan, consensi e anche la loro casa discografica a causa dei due successivi (e deludenti) dischi sperimentali, Congratulations e MGMT. «Dicevano di noi: “Non hanno ambizioni pop”», racconta il frontman Andrew VanWyngarden.

Allora hanno deciso di staccare. Il tastierista Ben Goldwasser si è trasferito a L.A. con la fidanzata, VanWyngarden ha comprato casa a Rockaway Beach, dove ha costruito uno studio di registrazione. Il duo ha imparato a lavorare via e-mail. «La separazione è stata una grande influenza sulla nostra musica», dice Goldwasser. Quando finalmente si sono riuniti, il producer Patrick Wimberly (Solange, Blood Orange, nda) li ha spinti a concentrarsi sulla scrittura. «Ci ha riportato ai tempi del college, quando pensavamo in termini di strofe e ritornelli», dice VanWyngarden. «Non volevamo più nascondere le nostre influenze, dai Talking Heads a Hall&Oates». Il risultato è Little Dark Age, il loro lavoro più pop. Metà è stato scritto prima della vittoria a sorpresa di Donald Trump del 2016. «Sembrava una cosa impossibile», dice VanWyngarden. «Ma all’improvviso era realtà». Subito dopo, stranamente, hanno scritto i pezzi più allegri, tra cui Me and Michael e Little Dark Age. «Quando il male ha sconfitto il bene, abbiamo reagito scrivendo canzoni pop».

James è un tributo all’amico James Richardson, chitarrista della band nei live. Anche Me and Michael è dedicata a un amico, ma non vogliono raccontare com’è nata l’ispirazione. «Spetta a voi capire», dice VanWyngarden. «E pure a me». L’album si chiude con Hand It Over. «È riferita a Trump», dice VanWyngarden. Nonostante tutto, «l’album è speranzoso. Questo è solo un piccolo momento oscuro».

Non hanno mai pensato a scrivere qualcosa per il grande pubblico. «La radio non fa parte dell’equazione per noi», dice Goldwasser. «È molto raro che mi capiti di accenderla e trovare musica che mi piace. So che andrò ad ascoltare cose schifose».

Gli MGMT hanno consegnato il disco alla Columbia Records lo scorso aprile, ma hanno dovuto aspettare fino a febbraio per la pubblicazione. Ora hanno soltanto un altro disco nel contratto, e sono felici di come potrebbe essere la loro vita senza una label. «Mi piacerebbe cazzeggiare a casa mia e mettere qualcosa su YouTube», dice VanWyngarden. «Potremmo creare un’installazione artistica immersiva, come una casa con musiche diverse in ogni stanza. La nostra fase David Byrne», aggiunge Goldwasser.

Il 2017 è stato il 10° anniversario di Oracular Spectacular, ma non c’è stata nessuna deluxe edition o tour celebrativo. «Per i nostri manager era meglio evitare», rivela VanWyngarden. Ora stanno concentrando le energie sul tour, che si concluderà a Milano il 17 luglio. Nel 2013 avevano tolto Kids dalla loro setlist, facendo credere di odiare il loro maggior successo. «Non è così, l’abbiamo suonata nel 90% dei nostri show», dice VanWyngarden. «Però non c’è articolo su di noi che non faccia riferimento al primo album. È ridicolo. Ma siamo grati anche per questo: siamo riusciti ad avere una carriera decennale. Nonostante tutte le cose sperimentali che abbiamo fatto».

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