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Martin Scorsese e Bob Dylan non si parlano da 20 anni

Il regista racconta la genesi di ‘Rolling Thunder Revue’, l’influenza del documentario su ‘The Irishman’ e perché ha scelto di inserire nel racconto del tour del 1975 attori e storyline fasulle

Foto: Ken Reagan, Courtesy of Netflix

Quando Rolling Thunder Revue: A Bob Dylan Story è uscito su Netflix, all’inizio dell’anno, in molti non hanno capito perché le riprese del tour del 1975 fossero mischiate con scene in cui attori come Sharon Stone fingevano di aver preso parte all’evento. In una nuova intervista con il British Film Institute, Martin Scorsese, che non aveva ancora parlato della questione, ha rivelato che l’idea non era nei piani originali per il film.

“Quando abbiamo costruito Rolling Thunder, io e il montatore David Tedeschi l’abbiamo visto e ci siamo detti: È troppo convenzionale”, ha raccontato Scorsese. “È un film su un gruppo di persone che va in giro a suonare delle canzoni. Ho pensato: Devo ricominciare tutto da capo. Forse dobbiamo seguire la musica, dedicarci allo spirito della commedia dell’arte. A questo punto abbiamo iniziato a parlare del possibile coinvolgimento di persone che non erano davvero lì. (Ride) Un’idea interessante. Una sfida, e abbiamo deciso di affrontarla”.

Alla fine Scorsese ha chiesto a Sharon Stone di far finta di essere la giovane fidanzata di Dylan, e ha inserito nel film alcuni fotomontaggi dei due insieme. Insieme all’attrice hanno partecipato Martin von Haselberg, nel ruolo del presunto documentarista Steven van Dorp, Michael Murphy in quello del falso senatore del Michigan Jack Tanner e Jim Gianopulos, CEO di Paramount Pictures, nel ruolo di un promoter.

“Diciamo che Sharon Stone rappresenta alcune cose”, ha detto Scorsese. “Poi ci siamo detti: perché non inserire un uomo del marketing e del business? E abbiamo chiamato Jim Gianopulos. Perché fermarsi a lui? Perché non inserire anche un regista? Grande. Ma dev’essere un personaggio sfruttato dagli altri (Ride). Il regista possiede i musicisti, vuole essere i musicisti. Esattamente come noi… amiamo la musica e i musicisti talmente tanto che l’unica cosa che ci resta da fare è riprenderli, giusto? E anche noi vogliamo essere al loro posto”.

Scorsese, poi, ha aggiunto che l’approccio non convenzionale con cui ha girato il film ha influenzato lo stile di The Irishman. “In alcuni film mi concentro su una narrazione – un tempo dicevo trama, ma è qualcosa di più”, ha detto. “Ma sto cercando di liberarmene, di raccontare le storie in un modo diverso, e ho scoperto che i documentari mi hanno aiutato”.

Rolling Thunder Revue: A Bob Dylan Story è il seguito di un altro documentario di Scorsese su Dylan, No Direction Home (2005), che raccontava la storia del cantautore dall’infanzia fino all’incidente in moto del 1966. Ma, nonostante le centinaia di ore passate a studiarne l’archivio, Scorsese dice è passato molto tempo dall’ultima volta che ha parlato direttamente con Dylan. “L’ultima volta che l’ho visto è stato durante una grande cena di Armani, 20 anni fa”, ha detto. “L’ho incontrato qualche volta con Robbie Robertson. Niente di più”.

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