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Marracash: “Non sono un saltimbanco, non farò dirette in cui racconto le mie giornate”

Il rapper prende posizione: niente live da casa. “Ogni artista ha reagito alla quarantena come gli suggeriva il suo istinto. O il suo ufficio stampa. Il mio istinto mi dice di tacere”

Marracash

Foto: Venturelli/Getty Images for YSL

“Stasera io e altre 12.000 persone avevamo un appuntamento”, scrive Marracash su Instagram. Oggi, 3 aprile, era infatti previsto il primo dei suoi concerti al Forum di Assago dopo il successo dell’album Persona. E il rapper ne approfitta per raccontare il suo stato d’animo e le sue idee sui live in diretta da casa, sugli artisti che in questi giorni si espongono, sulla pandemia.

“Oggi iniziava il mio tour più importante, il coronamento (scusate la triste scelta del vocabolo) di un lavoro iniziato più di dieci anni fa per me e il mio team. Non voglio sprecarlo con una diretta sui social. Non voglio fare un live da casa con sotto la base che va. Sarebbe come fare una sveltina con la donna che desideri da sempre perché non hai la pazienza di arrivare a casa!”.

“Io rispetto tutti, ogni artista ha reagito alla quarantena come gli suggeriva il suo istinto. Qualcuno come gli suggeriva il suo ufficio stampa. Ho ricevuto molte richieste per video in cui dovevo esortarvi a stare a casa o lavarvi le mani o seguire le direttive governative. Non credo sia il mio ruolo, e anche gli slanci di patriottismo non mi si addicono. Non aspiro a essere un vate a cui attorno il paese si stringe, anche se riconosco che ad alcuni artisti riesce benissimo e ho rispetto per il loro ruolo. Il mio istinto mi dice di tacere (…) Non sono un saltimbanco per cui non farò dirette in cui vi racconto come passo le giornate o come preparare il pollo allo zenzero. Il mondo ci sta imponendo uno stop e non mi va di fare finta che non sia così”.

 

 
 
 
 
 
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Nello stesso post Marracash racconta che la pandemia potrebbe rimettere in discussione le nostre vite. “Questa quarantena ci offre la merce più cara e rara al mondo, quella che si rende tutti uguali davvero, quella che vendiamo tutti, tutti i giorni, chi a 5 euro l’ora chi a 5 mila: il tempo. Questa quarantena significherà una cosa diversa per ciascuno di noi, ma qualunque sia il significato che le attribuiremo, ci spingerà a farci domande. E se ci faremo domande giuste, saremo migliori. Questo è quello che sto cercando di fare in questi giorni, essere migliore per quando riusciremo finalmente a rivederci, per ballare su quello che eravamo, in un lunghissimo amplesso liberatorio”.

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