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L’orchestra Verdi suona le musiche de “Il Padrino”: una serata da brividi

Guardare i film non sarà più lo stesso, dopo che ieri sera siamo andati all'Auditorium di Largo Mahler a Milano per assistere alla proiezione del film di Coppola

Foto: Stampa

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Solo un sordo non potrebbe accorgersi del mandolino che suona accompagnato dagli archi nella scena in cui Michael, figlio di Don Vito auto-esiliatosi in Sicilia dopo un regolamento di conti, si innamora di Apollonia, giovane bellezza di Corleone. Ciò che però capitava spesso ieri sera fissando lo schermo alla proiezione de Il Padrino in lingua originale era di dimenticarsi che quello non era un cinema, ma un Auditorium. E che le musiche non erano registrate, ma suonate dal vivo dall’orchestra sinfonica Giuseppe Verdi di Milano—lo spettacolo si replica anche il 22 e 24 luglio.

Sfoggiando una resistenza invidiabile (tre ore di film stancano da seduti, figuriamoci restare in piedi), il direttore John Jesensky ha guidato l’ensemble orchestrale, che sulle immagini di Francis Ford Coppola ha eseguito gli spartiti di Nino Rota. E pensare che il compositore milanese, voluto a tutti i costi dal regista americano per il suo primo film mafioso del 1972, inizialmente era stato scartato dopo aver consegnato una colonna sonora definita “poco commerciale” dalla produzione. Fortuna che poi si tornò a ragionare e Rota, che per contratto impose di non voler andare in America per nessun motivo, poté contribuire al successo di uno dei più grandi blockbuster nella storia del cinema.

Non fu però il primo ma il secondo capitolo della trilogia a fruttare un Oscar per la migliore colonna sonora a Rota. Il famoso tema dell’amore de Il Padrino proviene infatti da Fortunella, pellicola di Fellini della quale Rota aveva scritto le musiche, invalidando così la sua prima candidatura all’Academy Award.

Più che la grandiosità della visione inusuale di un capolavoro, a rendere indimenticabile la serata sono stati i piccoli dettagli che nemmeno il migliore degli impianti home video può ricreare. Come il muro di ottoni che ti investe dopo che Michael (Al Pacino) fredda Virgil Sollozzo e il suo sbirro corrotto nel ristorante da Louis, o gli archi solenni che cominciano la loro marcia funebre dopo che Santino “Sonny” Corleone è finito crivellato dai colpi dei mitra Thomson dopo un’imboscata dei Tattaglia. Vorrei guardare così ogni film.