Lo Sgargabonzi ha analizzato il testo di ‘Nessun Rimpianto’ degli 883

Tra i tanti amori raccontati da Max, questo è probabilmente quello che l'ha fatto soffrire di più. Qui trovate l'analisi del comico che il 25 marzo sarà a Milano con uno show da non perdere

Per Max non esistono solo le tipe alla Sei un mito. Quelle che si prendono del mito giusto perché si concedono alla prima e lasciano che ti vanti con gli amici di essertele calzate senza sputo, magari col figlio piccolo che piangeva nell’altra stanza. Esiste anche l’amore alla Come mai, un sentimento leopardiano coltivato in notti insonni, ascoltando cassette di De Gregori in cuffia, stretti ad un cuscino Mondo Convenienza bagnato di lacrime e sognando un amore alla Laguna blu. L’amore alla Come mai resta perfetto per la sua non-realizzazione, ideale e spettrale, pitturato com’è dal colore dei sogni. È la scomoda cartina tornasole con cui svalutare ogni rapporto che, invece, dovesse diventare contingente. Un amore del genere può anche, in un raro allineamento astrale, trovare una temporanea concretizzazione, o meglio un’illusione. Quando quell’effimera intesa si spezzerà, non resterà che tributarle un de profundis alla Nessun rimpianto. Esattamente come si fa per rendere accettabile un lutto: gli si costruisce attorno un monumento per conferirgli senso, dignità e bellezza. Un totem dove ingabbiare la sofferenza.

Tutti mi dicevano «vedrai
è successo a tutti però poi
ti alzi un giorno e non ci pensi più
la scorderai
ti scorderai di lei


Gli amici per Max sono tutto. Sono la coperta di Linus, il posto sicuro a cui fare ritorno, gli unici davanti a cui è possibile mostrarsi al proprio peggio. Max ha scelto gli amici ogni giorno della sua vita, anche quando la donna che amava gli diceva “o me o loro”. In Rotta X casa di Dio Max racconta di una macchinata di amici diretti ad una festa piena di belle commesse Mondo Convenienza e sigarette “truccate” (non so se avete capito a cosa mi riferisco), che poi si perdono nella notte ma sono contenti lo stesso perché il senso del viaggio non sta nella destinazione ma nella condivisione dello stesso, nella Rustichella all’autogrill. E quegli stessi amici sfoderano, oggi, le migliori frasi retoriche per consolare il nostro eroe per la fine della sua storia. Chissà se sanno che, in fondo, era una storia tutta sua. Fra dieci anni, quei dieci giorni di vaga intesa avranno per Max il peso di un’unione centenaria, mentre per lei si perderanno fra le migliaia di giorni inutili dell’esistenza. E’ la dura legge del gol.

Solo che non va proprio così
ore spese a guardare gli ultimi
attimi in cui tu eri qui con me
dove ho sbagliato e perché?
ma poi mi son risposto che

Ma Max non è uno che le cose se le fa raccontare. Non si fa andare bene verità di comodo, lui. Apprezza il gesto degli amici, ma è critico con i contenuti. E non sia mai che perda l’occasione per torturarsi. L’amore non corrisposto o finito è per Max l’unico possibile, esattamente come per Claudio Baglioni. Ma qua non esiste la malinconia agrodolce e pacificata del cantautore romano. Si fa infatti notare, nell’opera pezzaliana, l’assoluta drammaticità con cui viene presentata la realtà quotidiana. Anche il più piccolo amore finito è un vero e proprio incubo kinghiano, una discesa negli inferi, un olocausto nello stomaco. Max si rinchiude nella sua cameretta Mondo Convenienza a interrogarsi, tormentarsi e seviziare la propria autostima. E’ il peggior nemico di sé stesso e, fino a qui, il miglior avvocato della presunta insensibilità di lei. Si chiede dove abbia sbagliato questa volta e come riesca a rovinare sempre tutto. Come il miglior adolescente, Max vorrebbe rinnegare sé stesso, tornare indietro e modellarsi solo ed esclusivamente per essere amato da lei. Forse lei voleva un tipo più duro, cinico, risoluto. Forse voleva uno come Repetto.

Non ho
nessun rimpianto
nessun rimorso
soltanto certe volte
capita che
appena prima di dormire
mi sembra di sentire
il tuo ricordo che mi bussa
e mi fa male un po’


Da buon lettore di fumetti di supereroi, Max sa che il dolore e l’annientamento sono solo propedeutici ad una risalita senza ritorno. Così arriva alla conclusione che gli sbagli commessi, se ce ne sono, erano fatti a fine di bene. Sia chiaro che non si parla di tradimenti e assenze, ma di finti errori del tenore di “le ho dato troppo” o “dovevo tirarmela di più”. Max inizia a covare il dubbio che lei, forse, non si meritava queste secchiate d’amore di prima mattina. Ma non rimpiange di non essere stato come Repetto, non ha rimorsi per avergli regalato l’iPod nano originale e non un semplice lettore mp3. Max è uno che viene dalla provincia e alla fine del mese vuol far quadrare i conti, sentirsi in pari almeno con sé stesso. A questa elaborazione, da cui lei è più o meno giustamente esclusa, viene dedicato addirittura il ritornello. Scelta da cui si capisce quanto per Max sia importante questo momento d’autoriflessione. Tuttavia la risoluzione non è immediata, perché a volte capita ancora che il fantasma di lei lo venga a trovare, in quei dormiveglia che amplificano le emozioni e rendono tutto possibile. E Max non nasconde che comunque il ricordo del suo sorriso, anche se già siamo a metà canzone, un po’ male ancora gli fa.

Come dicon tutti il tempo è
l’unica cura possibile
solo l’orgoglio ci mette un po’
un po’ di più
per ritirarsi su
Però mi ha aiutato a chiedermi
se era giusto essere trattato così
da una persona che
diceva di
amarmi e proteggermi
prima di abbandonarmi qui

Era questione di tempo, ma si capiva che Max avrebbe rivalutato in peggio quella donna. Dai il tempo di tormentarsi agli amanti sconfitti e passeranno dall’adorazione più mistica al più viscerale disprezzo. Spingi troppo a lungo la mente in un vicolo cieco e sarà il corpo a reagire. D’altronde, già in episodi come Gli avvoltoi e Sei uno sfigato, abbiamo conosciuto Max come un rancoroso da competizione. Alla seconda strofa, lei è già del tutto funzionale all’elaborazione di lui, che si aggrappa al proverbiale e provinciale “orgoglio”, ottimo oggetto transizionale per levarsi via il torpore dell’amore pensato e coltivare un odio migliore per chi hai davanti (odio spesso ben indirizzato, sia detto). Max, ingenuo, si chiede se l’amore sia giusto. Ed eccolo lì nel momento più bello e per certi versi sorprendente della canzone, dove si mostra nella sua più nuda e tenera vulnerabilità: lei non gli aveva promesso solo di amarlo, ma anche di proteggerlo. Questo bambascione grande e grosso ha il cuore di un bambino e, fortunatamente, non se ne vergogna.

Non ho
nessun rimpianto
nessun rimorso
soltanto certe volte
capita che
appena prima di dormire
mi sembra di sentire
il tuo ricordo che mi bussa
ma io non aprirò

Pareva una vita fa, quando Max ci aveva fatto intendere una canzone che sposasse lo struggimento per un amore perduto e l’idolatria di lei. Ma è passato solo il tempo di quella stessa canzone e ci si accorge che lei è stata evocata ma mai definita. O meglio, è stata definita per sottrazione, sulla base degli indizi che ci ha dato Max nel racconto del suo percorso interiore. Indubbiamente lei non ne esce bene. E nel ritornello, di nuovo, come un mantra, la vecchia e dannata priorità di far quadrare i conti con sé stesso per poter andare avanti, in vista della prossima tipa, magari una un po’ più alla Sei un mito, forse proprio la bramata Regina del Celebrità. Max ha schierato i migliori Freud, Winnicott e Klein per risolvere il proprio tormento interiore, ma poi se ne è disfatto. Alla fine, la strategia vincente si è rivelata quella di “fare il signore”, pagare le spume per tutti e bona lé. “A posto così!” e voltare il culo. Il ritornello è questa volta ripetuto due volte, per sicurezza. Ma c’è una novità nel finale: se prima il ricordo di lei lo torturava nei dormiveglia, ora Max decide di non accoglierlo e di pensare ai problemi del centrocampo dell’Inter.