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L’indie che verrà

Una strana coppia e un disco nato da un disegno, poi ex-atleti e giovani cantautori. Ecco gli artisti da tenere d'occhio quest'anno

Generic Animal, foto Guido Borso

Generic Animal

Prendi un chitarrista poco più che ventenne e un cantante di quasi vent’anni più vecchio, di due differenti band emo-core, e guardali mentre si scambiano abbozzi di testi di canzoni su Whatsapp. Ecco Generic Animal, il progetto quasi-solista di Luca Galizia che, dopo gli anni passati in sala prove con i Leute, si è rinchiuso in un armadio a musicare i testi di Jacopo Lietti (Fine Before You Came), con la chitarra classica della mamma e uno smartphone. «Generic Animal è il disegno di un animale di una specie inesistente che ho fatto quando frequentavo l’Accademia delle Belle Arti. Ora non c’è più, l’ho perso», mi racconta, quando gli chiedo come mai non usa un nome in italiano, una scelta quasi obbligata in un Paese che non riesce a voler bene alle sue band.

«Non volevo apparire come un cantautore, ho sempre avuto in testa un immaginario giocoso, volevo schivare un mondo che forse non mi appartiene». Ascoltando l’album è difficile dargli torto. A parte l’interpretazione vocale, non c’è niente della classica minestrina indie: non ci sono i soliti due accordi, la pasta scaldata nel micro e la depressione dozzinale. Generic Animal è un disco pop senza ritornelli, fatto di canzoni che crescono senza chiudersi mai, strutture aperte sorrette da arrangiamenti barocchi, a volte soul, altre tropicali. «Per scrivere questo disco mi sono privato di tutte le fonti di privilegio musicale, ho registrato degli abbozzi con la chitarra e un’app. Il resto è frutto di un viaggio intrapreso con Marco Giudici (Halfalib) e tutti gli altri (Adele Nigro e persino M¥SS KETA)».

Fa un po’ strano pensare che le cose più vicine a Battisti-Mogol prodotte dal nuovo cantautorato siano questa strana coppia e questo disco uggioso, pieno di sconfitte e di fughe in treno. E pensare che è stato scritto quasi per scherzo. Aria fresca per chi si è stancato di Cosa mi manchi a fare, e l’occasione per far cambiare idea a chi l’indie non l’ha mai sopportato.

De Leo

Un sassofono, la provincia sintetica italiana e i Caraibi immaginari: dopo l’esperienza con l’Officina della Camomilla, Francesco De Leo arriva al debutto da solista con in testa un mondo assurdo di mariachi, satanismo e amori a pagamento. Tra Anima Latina di Battisti e un Paolo Conte sotto acidi.

Dorso

Dal punk alla vasca olimpionica e poi di nuovo alla musica: Dorso ha 18 anni ma ha già alle spalle una carriera da atleta e una musicista. Poi, come se gli fossero cadute in testa le parole, si ritrova cantautore. Il suo primo singolo Solo è una ballata onesta, da immergersi, arrangiata dal produttore dei Cani.

Manfredi

La Milano di Manfredi non sembra nemmeno Milano. Una città lenta, dove i pensieri si sfilacciano e si parla a bassa voce, come nel primo singolo 20143 Milano Navigli, ispirato al mondo di Twin Peaks, mescolati al cantautorato di chi, nonostante la giovane età, ne ha già viste tante.

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