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LIM, quando la musica ci mette la faccia

Sofia Gallotti degli Iori’s Eyes ha dato vita a LIM, un progetto solista elettronico di livello internazionale insieme al produttore Riva. Da qui è nato l’EP “Comet”, straniante, illuminante e unico. Come lei

Sofia Gallotti, 29 anni "29 anni che sembrano 18"

Sofia Gallotti, 29 anni "29 anni che sembrano 18"

Ha ambientato il primo video del suo nuovo progetto LIM in un parco acquatico al coperto, vicino a Milano. Di quelli affollati da famiglie con bambini la domenica pomeriggio e che lei, Sofia Gallotti, metà del duo Iori’s Eyes e al suo esordio solista, ha trasformato in un non-luogo. Dove lasciarsi andare sugli scivoli, come se si entrasse in un K-hole, oppure dove osservare le onde artificiali come fossero quelle selvagge dell’oceano. Per questo video di Comet, che dà anche il titolo al suo primo EP appena uscito per La Tempesta International, Sofia ci ha messo due anni. E non è strano, visto che mette una cura maniacale in tutto quello che deve produrre.

«È vero, sono un po’ nerd», ammette lei, 29 anni che sembrano 18, milanese, capelli corti, viso particolarissimo, quasi fuori dal tempo. «Produco moltissimo materiale, poi quel che mi piace fare di più è togliere». Da qui il nome del progetto a cui ha dato vita insieme al producer Riva: LIM che sta per Less Is More. «Non sapevo che questa espressione fosse di van der Rohe. Quando i miei amici architetti me lo hanno spiegato, ho pensato che fosse perfetta per me». Sembra timida, Sofia, e forse un po’ lo è, ma ha le idee molto chiare sul valore di quello che ha fatto e di quello che vuole fare.

«La strada percorsa con Clod degli Iori’s Eyes è stata importante, ma entrambi avevamo bisogno di altro. Ho trovato un interlocutore attento in Enrico Molteni della Tempesta (e dei Tre Allegri Ragazzi Morti, ndr) e ho trovato anche il coraggio di mostrare me stessa, come faccio nei video per esempio. Gli amici che mi aiutano con le grafiche mi provocavano giocando con la mia faccia, ben sapendo quanto mi imbarazzi». Racconta che ogni tanto la scambiano per un ragazzo. «Mi è capitato di andare in bagno e che una signora mi dicesse: “Guarda che devi andare in quello degli uomini!”. Io non me la prendo: sono semplicemente lontana dallo stereotipo della donna italiana truccata e vestita bene. E sono ben consapevole che molti miei amici abbiano problemi peggiori. Hanno deciso di cambiare sesso, con tutto ciò che questo comporta e la mentalità comune italiana non li aiuta. Per questo voglio cercare di promuovere il più possibile la sensibilizzazione attorno a questo tema. Ho partecipato all’Indie Pride, il festival contro l’omofobia, e lo rifarei subito».

Quest’intervista è stata pubblicata su Rolling Stone di maggio.
Potete leggere l’edizione digitale della rivista,
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