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L’Eurovision Song Contest ha rinviato il tour 2026

Causa: «Difficoltà impreviste». Era stato presentato come un evento pieno di «iconiche superstar» ed era stata annunciata una data a giugno a Milano

Foto: EBU

È stato presentato come un evento pieno di «iconiche superstar» organizzato per festeggiare il 70esimo anniversario dell’Eurovision Song Contest. Ora però il tour è stato rinviato a causa di «difficoltà impreviste».

Il primo Eurovision Song Contest Live Tour era stato annunciato a metà gennaio. Un evento ufficiale da tenersi in «dieci città, un’esperienza live unica in tutta Europa. Le icone di sette decenni dell’Eurovision sul palco con i loro successi senza tempo. Dieci artisti dell’Eurovision 2026 in tour dal vivo nelle principali capitali europee». C’era anche una data in Italia, il 19 giugno 2026 alla Arena Milano, ovvero l’Arena Santa Giulia che sta ospitando alcune gare delle olimpiadi di Milano-Cortina e che diventerà sede di concerti a partire dal 6 maggio, con lo show di Ligabue.

A fine gennaio sono state annunciate le prime «iconiche superstar»: Alessandra (norvegese, Eurovision 2023), Guy Sebastian (Australia, 2015), Helena Paparizou (Grecia, 2005), Katrina (l’inglese di Katrina and The Waves, 1997), Lordi (Finlandia, 2006) e Verka Serduchka (Ucraina, 2007).

«Mentre celebriamo i 70 anni dell’Eurovision Song Contest, volevamo fare qualcosa di unico e speciale, e l’Eurovision Song Contest Live Tour è esattamente questo. Questo storico primo tour cattura l’evoluzione del Contest – da icona televisiva a esperienza live immersiva – con un format che celebra il nostro fantastico passato guardando al futuro», diceva Martin Green, direttore dell’ESC.

Proprio Green ha annunciato che il tour è posticipato a data da destinarsi. «Siamo spiacenti di annunciare che abbiamo preso la difficile decisione di rinviare l’Eurovision Song Contest Live Tour 2026», ha detto in una dichiarazione che si legge sul sito della BBC. «Abbiamo incontrato difficoltà impreviste. Nonostante gli sforzi del nostro team, dei produttori e dei promoter, non siamo riusciti a risolverle. Ringraziamo le migliaia di fan che hanno acquistato i biglietti e garantiamo che saranno rimborsati integralmente il prima possibile».

Il tour, assicura Green, non è cancellato, ma solo rimandato a quando l’ESC sarà in grado di «garantire l’esperienza di livello mondiale che i nostri fan si aspettano. Il nostro obiettivo rimane quello di offrire un incredibile Eurovision Song Contest a maggio».

La finale dell’ESC di terrà sabato 16 maggio a Vienna, le semifinali il 12 e il 14 maggio. Parteciperano 35 Paesi. A rappresentare Israele non sarà una cantante di sesso femminile, come negli ultimi due anni, ma Noam Bettan, vincitore del talent Hakohav Haba. Proprio per via della presenza di Israele, cinque Paesi hanno annunciato che non prenderanno parte alla competizione. Si tratta di Irlanda, Islanda, Paesi Bassi, Slovenia, Spagna.

L’Italia e la Rai com’è noto ci saranno col vincitore di Sanremo 2026. Dopo la presa di posizione di Levante, che ha detto che nel caso di vittoria al Festival la prossima settimana non andrà a Vienna, altri cantanti sono stati molto più cauti. L’ultima dichiarazione in ordine di tempo è di Patty Pravo che al Corriere della Sera ha detto che «alle Olimpiadi ho visto che Israele aveva la sua bandiera mentre i russi no… non mi sembra carino… Se può usarla Israele allora anche gli altri. Viviamo in un mondo disastroso, l’importante è pensare positivo. Per Eurovision ci pensiamo un’altra volta». Sempre al Corriere, Arisa ha detto che «non sono cieca né sorda, il mondo in cui viviamo lo sento profondamente, ma per me sarebbe importante esserci [ad Eurovision], portare una bella testimonianza e un messaggio. Credo molto nei messaggi della mia musica e nei sentimenti con cui la faccio. Mi autoproduco da diversi anni, non ho obblighi contrattuali. La faccio perché ho voglia di farla, perché ho stretto tanti anni fa un patto di sincerità con le persone e da lì io non mi ritiro».

«Non credo mi capiterà di vincere, ma se dovesse capitarmi questo lussuoso problema affronterò la questione Eurovision. Al momento non ci penso», ci ha detto Fulminacci. Per Malika Ayane «confondere un singolo con uno Stato è un errore. Boicottare una manifestazione per la presenza di un artista, in base solo alla sua nazionalità, è il contrario di quello che vorremmo come giustizia nei confronti di chi è oppresso. Continuare a fomentare odio e confondere il singolo con una nazione mi sembra sbagliato».

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