Lettera aperta a Luca Tommassini

Pensavo fosse uno scherzo, invece ieri è arrivato l'annuncio ufficiale: dopo aver portato Hollywood sul palco di 'X Factor', ora Tommassini è diventato direttore artistico di 'Amici' di Maria de Filippi. Perché?

logo Michele Monina

Caro Luca, mi trovo qui a scriverti. Mi trovo qui a scrivere quella che, tecnicamente, potrebbe rivelarsi come la lettera aperta più breve della storia delle lettere aperte.
Una lettera, infatti, mossa da un solo semplice interrogativo: perché?

Ma siccome è pur vero che il mondo della rete si basa spesso su testi brevi e agili, ed è altrettanto vero che la soglia di attenzione, in questa epoca di iperconnessione, si abbassa a pochi secondi, ma è pur vero che il minimalismo non fa parte della mia cifra stilistica, mi urge spiegare un po’ meglio quello che, suppongo, ti sarà già ben più che evidente.
Luca, nel corso dei tuoi anni da personaggio pubblico sei riuscito nell’improbabile impresa di costruire una carriera prevalentemente sulla credibilità. Certo, hai un curriculum impressionante, di quelli che ti fanno cadere la mascella come neanche una pasticca con la faccia di Clarence proveniente da Amsterdam riuscirebbe a fare. Un curriculum talmente denso che, oggi, anche solo ricordare i tuoi video con Madonna sembra superfluo, superato, e stiamo parlando di Madonna, Cristo Santo.

Sei stato, e almeno per oggi sei ancora, la transustanziazione della coolness nel mondo del pop, prima, e della televisione italiana, poi. Tutti, anche chi come me ritiene che il mondo dei talent sia il male, qualcosa di vicino a Darth Vader che ti toglie il fiato solo alzando una mano guantata, riconoscono come X Factor, una volta lasciata il canale di stato, sia diventato fighissimo. E tutti riconoscono a te il merito di aver saputo vestire di figaggine quel format sulla carta consumato ancora prima di nascere.

Le tue coreografie, il tuo modo di presentare sul palco cantanti che, in un mondo normale, non avrebbero diritto di cantare neanche sotto la doccia, da soli, il tuo tocco pervasivo, dai giochi di luce ai balletti di accompagnamento, è stato il vero e solo segno distintivo di X Factor, ancor più delle presentazioni simpaticissime di Alessandro Cattelan o del successo intempestivo di Marco Mengoni, a oggi il solo ex concorrente a aver palesato un minimo di Fattore X.

La musica, del resto, è sempre stato evidente a tutti, di quel format era optional neanche troppo importante, tipo il porta bicchiere sul cruscotto di certe auto superaccessoriate.
Hai portato un po’ di Hollywood a Sky, e non era affatto scontato.

Hai saputo far diventare invasivo l’immaginario di un programma con meno spettatori di una partita notturna di biliardo su Rai3. Hai talmente tanto illuso i concorrenti di quel talent che poi la vita reale sarebbe stata fatta di fuochi d’artificio e luci laser da indurne parecchi a cure pesanti di psicofarmaci, quando i palchi su cui si sono ritrovati a cantare sono stati quelli delle sagre di paese o dei pub dove la gente era accorsa per bere birre triplo malto e assistere alla sfilata del concorso Miss Maglietta Bagnata.

Hai talmente tanto innalzato la soglia di spettacolarizzazione di X Factor, contrapposto certo alle coreografie di Peparini ad Amici, dove però lo sfoggio di felpe bicolore è altrettanto caratterizzante da aver ingoffito anche chi in effetti avrebbe potuto ambire non dico ai lustrini, ma quantomeno a una pettinatura decente, a una scollatura, a un minimo di senso estetico, da aver concesso ai tipi di Sky e di Fremantle quel certo coefficiente di cazzonaggine che solo chi si sente migliore degli altri, seppur senza adeguato riscontro di pubblico, può permettersi. Siamo di nicchia, ma Dio come siamo belli.

Hai, ripeto, reso le tue collaborazioni con le popstar internazionali, anzi, le Popstar internazionali, da Michael Jackson a Madonna, due righe sul tuo curriculum, il curriculum di un Numero Uno Assoluto.

Hai anche rivendicato il tuo esserci riuscito da solo, contro tutto e tutti. Legittimamente. Con l’amor proprio di chi se l’è sudata. Di chi ha sovvertito un destino in apparenza baro.
Poi, però, qualche settimana fa hai lanciato in rete una sorta di proposta a Maria De Filippi, indossando una felpa con su scritto SFIDA, una di quelle orribili felpe atte a anestetizzare le personalità degli alunni della scuola di Amici, pari forse alla privazione del cognome, come nella famosa clinica di Merano in cui si svolgeva una delle scene epiche di Fantozzi, quella in cui si sarebbe sottoposto, suo malgrado, a una dieta a base di frustate e privazioni. “Tu mancia?”.

Tutti siamo rimasti basiti, come se di colpo un Tom Wolfe, lì nel suo vestito immacolato, si fosse messo a mangiare sguaiatamente un cono al cioccolato, lasciandolo gocciolare sulla giacca bianca e sulla pochette ton sur ton. Poi, diciamocelo, vederti in giuria a Dance Dance Dance ci ha lasciato ben sperare. Perché eri ancora in Sky, quindi magari si trattava solamente di uno scherzo. Crudele, certo, ma pur sempre uno scherzo.

Solo che ieri è arrivato l’annuncio ufficiale. Sei il nuovo Direttore Artistico di Amici. Bye bye X Factor, ne consegue.
Ora dovrai portare Hollywood ai ragazzi dalle felpe Bianche e Blu. Ti troverai a dover rendere eleganti e credibili Emma e Elisa mentre cucinano un uovo al tegamino davanti agli occhi di Carlo Cracco per decidere chi delle due avrà diritto di cominciare la gara. O magari durante una bella gara a chi sopporta meglio la ceretta. In bocca al lupo, Luca, stavolta l’impresa è davvero dura. Dovrai ammantare di stile le telepromozioni di Maria De Filippi, dotate della neutralità che in passato solo Max Headroom si era potuto permettere dentro la televisione.
Insomma, anche tu sei finito dentro quella macchina infernale. Dopo i tanti cantanti che hanno vestito e vestono i ruoli da giudici, coach, vocal coach, professori, ora è anche il tuo turno.
Noi ti vedevamo come il Connor MacLeod della televisione, ma non sarai tu l’ultimo a rimanere, l’Highlander.

E pur sospettando che la risposta abbia a che fare più con un bonifico particolarmente generoso che con la coolness e l’arte, torno alla domanda iniziale, quella che avrebbe potuto essere in realtà il semplice testo della lettera aperta più breve della storia delle lettere aperte.
Perché?
Attendo tue, abbracci, resistere, resistere, resistere.

PS. Se la risposta, caro Luca, è in effetti legata a un bonifico particolarmente generoso, ti prego, fatti ambasciatore senza pene del sottoscritto. Questo il breve testo da recapitare a Maria, come fossi uno di quei goffi personaggi che si aggirano in bicicletta dentro C’è posta per te, vestiti da postini (nella speranza che prima o poi non ti vedremo anche in quella veste, Dio non voglia): “Maria, si scherzava, ricordati questa massima: nessuno è incorruttibile. Fai serenamente la tua mossa come se non ti avessi mai scritto l’articolo La musica è finita, gli Amici se ne vanno e sarò pronto a vestire i panni di Iva Zanicchi e dirti, Ok, il prezzo è giusto”.