Lemmy Kilmister: una vita leggendaria in quindici episodi | Rolling Stone Italia
News Musica

Lemmy Kilmister: una vita leggendaria in quindici episodi

Alcune delle storie più incredibili vissute dal pioniere rock dei Motörhead, dalla passione per la memorabilia di guerra alle docce di sputi dei fan inglesi

Lemmy Kilmister nel 1982. (Foto di Michael Putland/Getty Images)

Lemmy Kilmister nel 1982

Foto: Michael Putland/Getty Images

A lezione da Hendrix

Prima di militare negli Hawkwind, Lemmy fece gavetta tra i roadie della Jimi Hendrix Experience. «Jimi mi ha insegnato a scovare droga nei posti più impensabili, lavorare per lui significava anche quello» ha raccontato Lemmy a Revolver. «E così che ho imparato a tenermi in piedi nonostante cinque botte di acido. Ma ho imparato qualcosa anche sulla teatralità e la performance. Jimi non doveva fare sforzi per essere fico, si muoveva come un ragno elegante. Era interessato alla folla. Faceva battute inopportune perché era sempre fatto. La gente non aveva idea di che cosa stesse parlando. Ma era il chitarrista migliore di tutti, forse di sempre. Non c’è dubbio su questo».

Incontri ravvicinati del terzo tipo

Mentre girava con uno dei suoi gruppi degli anni Sessanta, i Rocking Vicars, Lemmy non aveva ancora scoperto le gioie dell’ebbrezza perenne, ma questo non gli ha impedito di sperimentare cose fuori dal mondo anche in quel periodo. «Nel 1966 stavamo facendo un viaggio di ritorno attraverso le brughiere dello Yorkshire. In quel periodo non bevevo neanche birra, quindi non è stato un flashback da acido», ha detto a Inked. «È apparsa una cosa sopra l’orizzonte e si è fermata in mezzo al cielo. Poi di colpo si è messa a ruotare fortissimo. Neanche gli aerei di oggi vanno a quella velocità, figuriamoci allora. Mi squarciò la vista».

Un cucchiaino di zucchero

Nel 1969, prima che Lemmy si unisse agli Hawkwind, un amico convinse la sua fidanzata infermiera a prendere del solfato di anfetamina dal dispensario in cui lavorava. Per sbaglio, la ragazza prese del solfato di atropina. Lemmy se ne fece un cucchiaino intero, quantità che «superava l’overdose di 200 volte; diedero tutti di di matto». Nel suo memoir White Line Fever, ricorda di aver parlato con un televisore che portava sotto il braccio, di essere svenuto ed essersi svegliato in ospedale. «Un’altra ora e saresti morto» gli aveva detto il dottore. Anche dopo essere stato soccorso, ebbe sporadiche allucinazioni per due settimane. Ricordava di essersi «seduto a leggere e di essere arrivato a pagina 42, ma senza un libro in mano».

Bassista per caso

Lemmy fece un’audizione per la space-rock band Hawkwind nell’agosto del 1971, sperando di diventarne il secondo chitarrista. Durante un concerto all’aperto a Powis Square a Notthing Hill Gate, il loro bassista non si fece vivo, così il tastierista Dik Mik – a cui piaceva farsi di speed insieme a Lemmy – fece il suo nome per sostituire il basso.
«Non avevo mai suonato il basso in vita mia!» ha scritto Lemmy nel suo memoir. Dopo essere salito sul palco insieme agli Hawkwind per il concerto, il cantante e sassofonista Nik Turner gli disse «Fai qualche rumore in MI. È una tecnica che si chiama “Cose che non dovresti fare”». Lemmy superò l’audizione e trascorse i quattro anni successivi a fare da bassista alla band.

Greasy Truckers Party Live

Dopo aver trascorso tre giorni a prendere Dexedrina con Dik Mik, Lemmy e il suo compagno di band presero il Mandrax, un antidepressivo, per attutire l’intensità della botta. Ma Lemmy si annoiava quindi si fece anche di acido e mescalina, e poi assunsero dell’altro Mandrax. Mik guidò verso il luogo designato per il concerto, dove i due sniffarono cocaina e presero otto Black Beauties (anfetamine) a testa. «Cristo, Mik, non riesco a muovermi», disse Lemmy. «Tu ci riesci?». Come spiega nel suo libro, furono accompagnati dai roadie sul palco, e fu in quel concerto che venne registrato Greasy Truckers Party Live. «È stato uno dei concerti migliori che abbiamo mai registrato» ha confessato Lemmy con esaltazione. «La jam tra me e Brock [il cantante Dave] fu grandiosa. Da quel concerto abbiamo tirato fuori Silver Machine, la nostra unica vera hit (e un secondo posto, per quel che vale)».

Quando la morte bussa alla porta

Lemmy e un suo amico si trovavano in macchina per spartire 100 pillole azzurre – un misto di speed e calmanti – quando vennero avvicinati da un veicolo della polizia. I due fattoni si ficcarono la roba in bocca per sbarazzarsene e la polizia non poté rinvenire tracce di sostanze illegali. Quella notte, quando Lemmy si addormentò, il battito cardiaco e la frequenza della respirazione rallentarono in maniera spaventosa. «Sembrava avessi smesso di respirare, ma non era vero» ha dichiarato in White Line Fever. «Me ne stavo sdraiato lì con gli occhi aperti, faticando a parlare». Almeno due persone attorno a lui si erano convinte fosse morto, prima di accorgersi che respirava ancora.

Fatto fuori dalla «band più cosmica del mondo»

Nel maggio del 1975, Lemmy venne beccato al confine con Toronto con un grammo di solfato di anfetamina dentro ai pantaloni. Trascorse la notte in cella e poi ricevette una notizia buona e una cattiva. «La polizia mi ha accusato di possedere cocaina quando in realtà era anfetamina. Era sbagliato, quindi mi hanno dovuto rilasciare». In ogni caso, anche se tornò subito dagli Hawkwind, la band lo cacciò via dopo lo show successivo. «Se mi avessero arrestato per un acido sarebbe stato diverso. Erano davvero fissati con le esperienze psichedeliche. La band più cosmica del mondo mi fece fuori perché stavo usando le droghe sbagliate!»

Date il benvenuto a “Philty Animal”

Quando Lemmy incontrò per la prima volta Phil “Philty Animal” Taylor nell’estate del 1975, non avrebbe mai immaginato che quel tizio allucinato sarebbe finito nella sua nuova band, i Motörhead. «Ero negli Hell’s Angels all’epoca; di solito lui veniva a farsi di droghe da noi» ha raccontato Lemmy a Revolver. «Si esaltava prima di collassare, e noi lo svegliavamo al mattino e lo mandavamo a casa. Diceva sempre di essere un batterista, ma nessuno di noi gli credeva». Quando il batterista che Lemmy aveva assoldato inizialmente non entrò in sintonia con la band, si rivolse a Taylor. «Certo» disse Phil. «Lo faccio per te, cristo se vengo». Abbiamo registrato sopra le sue parti in tutte le tracce del primo disco, tranne una. Si rivelò essere il matto di cui avevamo bisogno».

Pioggia di sputi

Sul finire degli anni Settanta, nel circuito punk rock inglese il pubblico manifestava il proprio apprezzamento per le band sputandoci sopra, o facendo il cosiddetto ‘gobbing’. I Motörhead, apprezzati dai punk, a volte si ritrovavano a ricevere questi omaggi di saliva. «Non mi è mai piaciuto, ma sapevamo che non potevamo farci nulla» ha detto Lemmy a Inked. «Una volta ho visto un tizio sputare una grossa cosa verde sul mio braccio e ho preso in prestito una frase di Winston Churchill. Ho preso quella cosa dal braccio e me la sono strofinata tra i capelli e poi ho detto: “Senti, io stasera mi farò una doccia e sarò pulito, mentre tu sarai sempre lo stesso stronzo”».

Effusioni pubbliche

«Una cosa figa che mi è successa negli anni Settanta è stata quando una tizia è salita sul palco e ha iniziato a succhiarmelo» ha detto a Inked. «Ero nel mezzo di una canzone, mica potevo fermarmi».

Svenimenti

Poco prima di iniziare le prove per il disco manifesto dei Motörhead Ace of Spades del 1980, Lemmy collassò nel backstage dopo uno show allo Stafford Bingley Hall e dovettero rianimarlo per il bis. Nel suo memoir, dice di aver detto alla stampa di essere esausto per i tre pompini che gli erano stati fatti nel pomeriggio. «Era vero, in realtà. C’erano ragazze ovunque, e c’era un passerottino indiano che ne valeva due».

Sangue amaro

Rendendosi conto che quindici anni di droghe e alcol stavano chiedendo un dazio al suo fisico, Lemmy decise di farsi una trasfusione completa di sangue nel 1980. Pensava che sarebbe stato come cambiare l’olio al motore: via il vecchio, dentro il nuovo. Lemmy cambiò idea quando il dottore gli fece degli esami e gli disse che avrebbe reagito male al sangue pulito. «Mi ha detto che non avevo più sangue umano in circolo» ha confessato a Inked. «A quanto pare, ero così intossicato, soprattutto da speed e alcol, che il sangue fresco mi avrebbe ucciso».

Lemmy Kilmister interview, Reading Festival 1988

Incidenti di percorso

Per il tour di Iron fist dei Motörhead nel 1982, la band fece costruire un pugno gigante con dei faretti sulla punta delle dita. La band iniziava il concerto facendosi calare dal soffitto. Una volta raggiunto il palco, il pugno era aperto e loro iniziavano a suonare. «Ovviamente, non funzionò bene la prima sera», ricorda Lemmy in White Line Fever. «Rimanemmo incastrati anche durante la risalita. Il palco salì circa della metà e smise di muoversi e le tende si afflosciarono. Ci mancò poco che Philty facesse un salto dalla sua batteria al buio eterno».

Ossessione tedesca

Si sono scritte molte pagine sulla fascinazione di Lemmy per la Germania nazista e sulla sua collezione di memorabilia di guerra. «I tedeschi avevano le uniformi migliori. I cattivi hanno sempre le cose migliori: vale per i Confederati, vale per Napoleone». Nelle interviste per la biografia di Al Jourgensen, il frontman dei Ministry disse di aver colto Lemmy in una posizione particolarmente compromettente dopo uno show ad Austin nel 1995. «Bussai sul pulmino dei Motörhead. Nessuna risposta. Così aprii la porta e trovai Lemmy in una divisa della Gestapo dalla testa ai piedi; era impegnato a frustare una ragazza nuda. Sembrava piacerle. Era contento anche lui. Mi scusai e chiusi la porta».

Kind of Blue

Quando nel 2011 gli venne diagnosticata una pericolosa aritmia, Lemmy si fece operare per installare un mini defibrillatore nel petto che rilasciava una scarica elettrica ogni volta che c’era un battito irregolare. Dopo l’operazione, Lemmy smise di fumare e limitò il consumo d’alcol a un drink al giorno. Ma ci furono complicanze durante il post-operatorio. Il suo corpo non smaltiva i fluidi e perciò fu costretto a letto per due settimane. I dottori non riuscivano a capire perché stesse ingrassando così tanto, finché non si resero conto che stava facendo overdose di mirtilli: li aveva sostituiti all’alcol. «Credo di aver capito che alla fine nessun eccesso va bene. Neanche se si tratta di cose che in teoria dovrebbero farti sentire meglio» ha detto a Revolver.

Altre notizie su:  Lemmy Kilmister