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Lele: «I talent? Esattamente come Spotify»

Il vincitore di Sanremo Giovani è venuto a trovarci in redazione per parlarci di musica, televisione e quella passione per Kaytranada

Nell’epoca in cui i talent stanno vivendo una fase di declino e i concorrenti sembrano sempre più spesso destinati a rimanere, quando va bene, Instagram Star (?), c’è qualcuno che qualche soddisfazione se la prende ancora. È il caso di Lele Esposito, ventenne della provincia di Napoli che ha partecipato all’ultima edizione di Amici e che si è portato a casa il premio come vincitore della categoria Nuove Proposte a Sanremo 2017. I fattori c’erano tutti: un brano perfetto per quel palco, Ora Mai, la faccia giusta e una popolarità maggiore rispetto a quella degli altri partecipanti, merito anche della relazione con Elodie, anche lei di Amici, anche lei a Sanremo (ma nei Big). Tutto quello che tocca Maria diventa oro? Forse, intanto abbiamo fatto qualche domanda a Lele per capire come sta vivendo questo momento.

Allora, a qualche settimana di distanza puoi confessarlo: te la sei fatta sotto a Sanremo o no?
Non tantissimo, dai. Avevo una sorta di timore reverenziale e anche una certa ansia, ma un’ansia di quelle che ti carica.

Quando hai capito che ce la potevi fare?
Alla fine, quando ero solo con Maldestro. Prima non mi interessava pensarci, volevo cantare, divertirmi. Se entri nel meccanismo fatto da gara-televoto-critiche, non ne esci più. Io dovevo solo cantare bene, il resto è tutta una cosa in più.

Come hai festeggiato la vittoria?
Sono rientrato in camera alle due, ma alle 5 ero ancora sveglio. Per riuscire a dormire mi sono guardato ore e ore di televendite (ride). Poi un sacco di interviste, non ho festeggiato troppo.

Sanremo è un luogo dove capitano cose incredibili. Hai qualche ricordo assurdo del Festival?
Uno sì, le signore che trovavo in giro. Molto più accanite delle teenager, ti rincorrono.

Ho ben presente, ho incontrato anche io qualche groupie di Al Bano.
Scommetto che erano agguerrite.

Moltissimo. Ma parliamo del disco, che è la nuova versione di Costruire. Hai scritto quasi tutto tu.
Più o meno sì. Solitamente, quando scrivo butto giù strofa e ritornello, che poi magari lavoro con altri autori.

Sei un appassionato di musica black. Cosa ascolti?
Mi piacciono tantissimo Kaytranada e Anderson.Paak. Sono felicissimo perché Anderson sarà l’opening del concerto di Bruno Mars, non vedo l’ora. Poi anche Mac Miller, Gallant. La nuova scuola.

Di italiano chi ti piace?
Ascolto tanto cantautorato: De Gregori, Dalla, Vecchioni. Mi piacciono anche Calcutta e Thegiornalisti. Ascolto tantissime cose.

Che è un po’ l’essenziale per scrivere.
Certo, e ti dirò che preferisco molto ascoltare rispetto a tutte le attività

Hai partecipato a The Voice e Amici. Non ti ha mai fatto paura l’intraprendere un percorso televisivo? In alcuni casi funziona benissimo, ma in molti altri decisamente meno.
Questo è un problema che si pone quando la televisione ti dà una popolarità enorme, e non è il mio caso. Ho fatto le mie esperienze ma c’è tutto un percorso prima di cui forse non tutti sono a conoscenza. Vengo dalla musica classica, ho iniziato a scrivere tanti anni fa. Quando ho intrapreso la strada dei talent l’ho fatto con l’unico pensiero che avrei potuto far ascoltare la mia musica a tante persone. È stato un mezzo. Per me non è diverso da Spotify o Deezer.

Quindi esperienza positiva.
Assolutamente sì, sotto tutti i punti di vista.

Comunque, tra talent 1, talent 2 e Sanremo, sono anni che non ti fermi un secondo.
In realtà mi prendo degli spazi per me. Ho sempre qualche giorno durante il mese in cui praticamente non esco di casa. Stare in casa con uno strumento è il mio relax.

E dai social ti stacchi?
Per fortuna non sono per un addicted. I social sono importanti e sono anche un ottimo strumento, ma solo se li sai usare. Non ho nessuna intenzione di farmi inghiottire dalle notifiche!

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