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Led Zeppelin, ‘Stairway to Heaven’ torna in tribunale

La band tornerà a combattere per i diritti d’autore del suo brano più iconico: il processo potrebbe cambiare le regole della tutela del copyright negli Stati Uniti

Jimmy Page

Foto: Richard Young/Shutterstock

La prossima settimana tutta l’industria discografica vivrà un déjà vu quando i Led Zeppelin torneranno in tribunale a causa di Stairway to Heaven, brano che potrebbero aver copiato da Taurus degli Spirit. Questa volta, però, in gioco c’è molto di più.

Dopo anni di decisioni e contro-decisioni, il “caso Stairway to Heaven” – in cui Michael Skidmore, rappresentante degli interessi del chitarrista Richard Wolfe, accusa i Led Zeppelin di aver rubato il riff del loro brano da uno strumentale degli Spirit del 1968 – verrà discusso di fronte alla Corte d’Appello di San Francisco il 23 settembre. Nel 2016 i giurati decisero che Stairway non infrangeva nessun copyright, ma due anni dopo sono stati scoperti alcuni errori nella gestione della giuria stessa, ed è stato ordinato un nuovo processo.

“La revisione è un atto raro per le corti d’appello”, dice Wesley Lewis, avvocato specializzato in copyright. “Significa che il caso solleva abbastanza interesse da poter addirittura arrivare fino alla Corte Suprema”. Lewis spiega che mentre il processo originale doveva stabilire se Taurus costituisse le fondamenta di Stairway to Heaven, il nuovo caso si concentrerà su un tema più grande: “l’ammontare di creatività necessaria per dare vita a un’opera nuova e tutelabile”.

Francis Malofiy, l’avvocato che rappresenta gli interessi di Wolfe, dice che “lunedì ci saranno proprio tutti”, dagli esperti di copyright ai musicologi fino agli autori che hanno preso le difese degli Zeppelin. Tutte le parti in causa avranno 30 minuti di tempo a disposizione; Malofiy li utilizzerà tutti per il suo cliente, mentre la difesa (Jimmy Page e co.) cederà 10 minuti al Dipartimento di Giustizia.

“L’industria discografica, gli editori e gli autori che sono dalla parte dei Led Zeppelin”, dice Malofiy, “stanno prendendo parte al più grande furto d’arte della storia. Sostengono che un artista possa rubare qualsiasi cosa dal passato, cambiarla anche di poco e prendersi tutto”. Il dipartimento di giustizia non ha commentato la dichiarazione.

Quella di Malofiy non è un’opinione condivisa negli ambienti discografici, secondo cui l’attuale legge americana sul copyright sarebbe troppo vaga. Negli ultimi anni, infatti, sono molte le hit che si sono ritrovate in tribunale accusate di aver copiato brani del passato – l’esempio più recente riguarda Dark Horse di Katy Perry. L’accusa, in questi casi, cerca di “prendere il possesso di interi blocchi musicali, dell’alfabeto musicale che dovrebbe essere disponibile per tutti”, ha detto Christine Lepera, avvocato di Katy Perry nel processo su Dark Horse.


Nel processo originale Zeppelin vs. Spirit, il giudice disse che “elementi di comune grammatica musicale, come le scale cromatiche, gli arpeggi o piccole sequenze di tre note” non sono protetti da copyright – ma a quanto pare potrebbero esserlo se arrangiati in maniera originale.

Non sappiamo come andrà a finire il processo questa volta, ma la decisione potrebbe avere implicazioni extra-musicali. “Sarà necessario stabilire quanta creatività è necessaria per dare vita a qualcosa di tutelabile”, dice Lewis. “Nella musica, potrebbe essere una scala cromatica. Ma ci sono analogie di tutti i tipi – per esempio, una linea di codice di un software è protetta dal copyright? In una coreografia, quali sono i passi tutelati? Questo procedimento è fondamentale per fare chiarezza”.

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