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Le reazioni dei musicisti allo stop di Trump all’immigrazione

Da Chuck D dei Public Enemy, a Mark Hoppus dei Blink 182, gli artisti hanno espresso indignazione per un decreto che sembra fatto esclusivamente per fomentare l'odio

Mark Hoppus dei Blink 182. Foto: Facebook

Con un’ordinanza governativa, venerdì 27 gennaio il neo-presidente degli USA Donald Trump ha imposto il divieto di ingresso negli Stati Uniti ai cittadini di sette nazioni a maggioranza musulmana. Il decreto per ora parla di uno stop di quattro mesi all’immigrazione e, stando alle motivazioni ufficiali, dovrebbe impedire ai “terroristi islamici” di entrare nel Paese. Senza contare che nessuno dei terroristi responsabili degli attentati dall’undici settembre 2001 in poi proviene da uno degli stati banditi, ovvero Siria, Iran, Iraq, Libia, Yemen, Sudan e Somalia.

L’America quindi si trova spaccata a metà, fra sostenitori di Trump e indignati per una manovra che sembra tutto fuorché democratica e fondata sui valori americani di giustizia e libertà. Fra questi indignati ci sono giudici, ministri della giustizia e anche tanti artisti come Chuck D, Mark Hoppus dei Blink 182, Nancy Sinatra e Rihanna, già attaccata da Azealia Banks perché contro Trump senza essere cittadina statunitense.

“Aspettiamoci che gli artisti vengano vietati e incarcerati entro il 2020” ha scritto Chuck D nel primo degli illustri post sui social qui sotto, “Sono sicuro su questo”. Si aggiunge al coro anche Win Butler degli Arcade Fire, che fa notare che il padre di Steve Jobs veniva proprio da uno dei paesi banditi, la Siria, ed è stato poi adottato da una famiglia americana. Ecco vari post di protesta:

Una foto pubblicata da Miley Cyrus (@mileycyrus) in data:

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