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Le frasi più assurde pronunciate da Miles Davis

“Se qualcuno mi dicesse che ho solo un'ora da vivere, la passerei strangolando un uomo bianco. Lo farei lentamente, con cura”. Perché, di veloce, Miles non aveva soltanto le dita. Anche la lingua.

Fonte: Facebook

Nel 1987 Miles Davis è stato invitato a una cena di gala nella Casa Bianca di Reagan. Non era tipo da partecipare a eventi mondani, ma vista l’insistenza della donna che frequentava in quel periodo – Cicely Tyson – e l’importanza dell’ospite che avrebbe ricevuto un premio – il grande Ray Charles -, non poteva dire di no. Il trombettista si è ritrovato seduto accanto alla moglie di un politico che, secondo il racconto che potete leggere nell’autobiografia del musicista, ha cominciato a chiedergli con insistenza dello stato del jazz americano.

«Il jazz qui è ignorato perché non è dei bianchi, che vogliono possedere tutto», disse Davis. La donna, irritata, rincarò la dose: «E lei che cosa ha fatto di così importante nella sua vita?». «Beh, io ho cambiato la storia della musica cinque o sei volte», rispose il trombettista. E aveva ragione.

Miles Davis è il musicista jazz più importante della storia della musica. È l’unico, insieme a Louis Armstrong e Chet Baker, ad aver davvero sconfinato verso un pubblico che normalmente non gradisce quel tipo di musica, riuscendo allo stesso tempo a rinnovarsi un’infinità di volte, ignorando le perplessità della critica e degli appassionati più integralisti.

Una leggenda, insomma. Anche senza la sua tromba: Miles Davis aveva un caratteraccio, ed era altrettanto bravo a comporre provocazioni, battute e frasi a effetto. Come le 15 che trovate qui sotto.

Il liceo
“Ai tempi del liceo ero il migliore trombettista del corso di musica, ma i premi se li prendevano tutti i ragazzini con gli occhi azzurri. A quel punto ho deciso che avrei surclassato tutti i bianchi con la tromba”.

Un’ora da vivere
“Se qualcuno mi dicesse che ho solo un’ora da vivere, la passerei strangolando un uomo bianco. Lo farei lentamente, con cura”.

Le note
“Devi studiare bene le 400 note che si possono suonare, per poi scegliere le quattro migliori”

La telefonata
“Un giorno mi farò una telefonata, così potrò finalmente dire a me stesso di stare zitto”.

Il jazz
“Il jazz è come il blues con un po’ di eroina”

I bianchi
“Quando ero un ragazzino ascoltavo la radio e mi piacevano tutte le band dei bianchi. Le etichette discografiche, però, prendevano la musica e ci mettevano su un bell’adesivo, come “rock”. Quando hanno capito che i bianchi non potevano cantare come James Brown, allora la sua musica è diventata “soul”. Lo fanno da anni. È un pregiudizio di merda”.

Gli americani
“Gli americani non amano nessuna forma d’arte. L’unica cosa che vogliono è fare i soldi. Non gli piaccio io, Sammy Davis o nessun altro. Non amano nulla. Apprezzano Sammy solo perchè gli fa guadagnare un sacco di soldi”.

Duke Ellington
“Almeno un giorno all’anno tutti i musicisti dovrebbero posare gli strumenti e ringraziare Duke Ellington.”

Il suo ego
“Il mio ego ha solo bisogno di una buona sezione ritmica.”

Soffrire
“Mio padre è ricco, mia mamma è bella. OK? E io so suonare il Blues. Non ho mai sofferto e non intendo soffrire.”

Jazz Mi, mostra fotografica, Base Milano, foto, Roberto Polillo, Miles Davis, Louis Armstrong, Marion Williams, Lennie Tristano, Ella Fitzgerald, Duke Ellington, Don Cherry, Bill Evans, Art Blakey, Red Norvo, Gary Burton, Jazz, gallery, Roberto Polillo,

La leggenda
“So bene cosa ho dato alla musica, ma non chiamatemi leggenda. Chiamatemi Miles Davis.”

La velocità
“Quando la band suona piano, tu suona veloce; quando la band suona veloce, tu suona piano.”

Le ballad
“Sai perché non suono più le ballad? Perché adoro suonare le ballad.”

Le donne
“Non me la sto facendo con la donna di nessuno. Se voglio una donna vado e me la prendo, capisci?”

Gli europei
“In Europa apprezzano tutto quello che fai. Gli errori e tutto il resto. È un po’ troppo per me.”

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