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Le 50 canzoni più belle del millennio… finora (50-31)

Dal 2000 in poi la musica è cambiata tanto e in fretta. Abbiamo chiesto a una giuria speciale di elencare per noi i momenti più importanti.

I Radiohead, Foto di Danny Clinch

50. “The Scientist” Coldplay (2002)

Un amico di Martin aveva appena superato una brutta separazione e anche il cantautore era «un continuo disastro con le donne». Così ha incanalato le sue disavventure in questa ballad sentimentale. Uno dei picchi dei Coldplay, un grande momento d’empatia.

49. “Sign of the Times” Harry Styles (2017)

Dopo aver lasciato gli One Direction, Styles ha scioccato il mondo con il suo primo singolo solista, una rock ballad solenne, che ricorda i Queen e David Bowie.

48. “Happy” Pharrell Williams (2013)

Una botta di gioia ’60 contro il tono autoreferenziale di gran parte del pop anni 2000. Pharrell ha messo in piedi una festa dove tutti gli abitanti del pianeta sono i benvenuti. Un impatto incredibile.

47. “Redbone” Childish Gambino (2016)

«Come si inizia una rivoluzione globale?», si domandava Gambino nel 2016. «Credete sia possibile? C’è qualcosa nella musica nera degli anni ’70 che mi fa sentire come se volessero iniziare una rivoluzione». Questo spirito è distillato in Redbone.

46. “Cry Me a River” Justin Timberlake (2002)

Cry Me a River è caduta addosso a JT durante una session crudele e vendicativa, poco dopo una crisi con la danzata dell’epoca, Britney Spears. Il beat, elegante e inclassi cabile, ha rubato dei canti gregoriani trasformandoli in una hit mondiale.

45. “Sorry” Justin Bieber (2015)

Impegnato a liberarsi della sua sfortunata fase da bad boy, con Sorry Bieber ha esplorato una sensibilità genuina. All’inizio pensava che fosse troppo semplice. Ma come ha detto Skrillex: «Leggete il testo, è facile vedere come si stesse trasformando in un adulto».

44. “Stan” Eminem (2002)

L’Eminem più spaventoso, e allo stesso tempo più umano, mentre tenta di aiutare un fan impazzito. «Stan è davvero pazzo e pensa che il folle sia io, ma in realtà alla fine del brano è chiaro che lo sto aiutando», ha detto il rapper.

43. “Cranes in the Sky” Solange (2016)

«A volte mi è capitato di pensare: “Beh, faccio quello che amo, allora perché sembra tutto così difficile?”», ha detto Solange del singolo. Che, così come lei, è elegante e composto nonostante parli di emozioni selvagge.

42. “Electric Feel” MGMT (2007)

Il brano, come tutte le migliori funk jam, parla del sesso come se fosse una droga. “Shock me like an Electric eel / Baby girl / Turn me on with your Electric feel”, dice dimostrando che nei momenti di vera illuminazione il linguaggio non è la priorità.

41. “Hurt” Johnny Cash (2002)

Hurt è una dolorosa meditazione sulla dipendenza e sul rimorso, e la cover di Cash del brano dei Nine Inch Nails è l’addio con il quale tutti i musicisti della Storia dovranno confrontarsi.

40. “Beautiful Day” U2 (2000)

Nel marzo del 2000 Bono raccontava di una canzone che stava scrivendo per l’album All That You Can’t Leave Behind. «Abbiamo questo pezzo, si chiama Beautiful Day», diceva.«Un pezzo surf-punk, un inno new age che inseguiamo da un paio di giorni. Questa mattina abbiamo trovato qualcosa, e forse finirà sull’album». Alla fine diventò una mega hit di cui gli U2 sentivano il bisogno dagli anni ’90.

39. “No One Knows” Queens of the Stone Age (2002)

I QotSA hanno tenuto in vita l’hard rock in un’epoca in cui il genere disponeva di risorse molto scarse. L’esperienza fece dichiarare a Dave Grohl (qui alla batteria) che i QotSA erano «la band rock & roll più stronza del pianeta». Forse voleva solo dire che il blues rock di No One Knows è senza tempo.

38. “Formation” Beyoncé (2016)

L’unico inno al femminismo nero che sia mai stato suonato al Super Bowl. Formation celebra le radici del sud di Beyoncé con un urlo da battaglia.

37. “You Want it Darker” Leonard Cohen (2016)

«Dicono che la vita sia una sceneggiatura meravigliosa con un pessimo terzo atto», ha detto Adam Cohen poco dopo la morte del padre. «Questo non è vero per lui. Alla fine della vita, era al massimo dell’ispirazione».

36. “Gold Digger” Kanye West (2005)

Il Kanye più orecchiabile in un turbinio di battutacce accompagnato da un beat euforico, il tutto mentre Jamie Foxx fa la sua migliore imitazione di Ray Charles.

35. “Blue Jeans” Lana Del Rey (2012)

Promettendo di “amarti più delle troie del passato”, Lana trasuda di malinconia seducente in questo lento gotico. Courtney Love diventò ossessionata da lei: come il ragazzo della canzone, Del Rey sa come lasciare il segno.

34. “Mr Brightside” The Killers (2004)

Un misto pop-punk di gelosia e paranoia, che conquistò le classifiche. A 15 anni dall’uscita, la reputazione di Mr. Brightside continua ad aumentare. «È una valanga sempre più grande», dice Flowers. «Non posso lamentarmi».

33. “Idioteque” Radiohead (2000)

Dopo l’uscita del capolavoro del 1997 Ok Computer, Thom Yorke sapeva che per sopravvivere doveva inventarsi un sound tutto nuovo. La band ha messo via le chitarre, e ha iniziato a scrivere musica sui sintetizzatori. Uno dei momenti più trascendenti di Kid A, troppo coraggioso per essere copiato.

32. “In Da Club” 50 Cent (2003)

50 Cent minacciava di “strangolare il rap game”, e ci è riuscito cavalcando il beat di Dr. Dre fino ai primi posti delle classi che. Insieme a 50, Dre e Mike Elizondo hanno costruito il brano da festa perfetto.

31. “Wake Up” Arcade Fire (2004)

Il brano-firma degli Arcade Fire è perfetto per essere cantato negli stadi, anche quando la band riempiva a malapena i club. Gli U2 si sono innamorati; David Bowie l’ha cantata con loro per un EP di beneficienza. Il gruppo sapeva di avere in mano roba grossa; dice il batterista Howard Bilerman: «quando l’ho sentita, mi sono ritrovato con il culo per terra».

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