Lazza spiega cos’è successo col “fan” molesto: «Non è una questione di metterlo nei guai per aver chiesto una foto» | Rolling Stone Italia
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Lazza spiega cos’è successo col “fan” molesto: «Non è una questione di metterlo nei guai per aver chiesto una foto»

Una persona che lavora in una compagnia telefonica avrebbe preso il suo numero dal database e lo avrebbe «tartassato di telefonate» dicendo di avere dati personali suoi e della sua famiglia. Il rapper lo ha denunciato. «I miei ca**i per strada me li sono sempre andati a risolvere, tutelare una famiglia è una cosa diversa»

Lazza

Lazza all’Ippodromo SNAI San Siro

Foto: Luca Marenda

«Facciamo chiarezza. Non è una questione di mettere nei guai un fan per aver chiesto una foto, indipendentemente dalla modalità con cui è stata chiesta».

Iniziano così le due storie di Instagram con le quali Lazza ha spiegato che cos’è successo con un fan molesto che il rapper ha denunciato. La notizia è di ieri: perseguitato telefonicamente da un sedicente ammiratore, che ha trovato il suo numero e l’ha chiamato più volte per chiedergli tra le altre cose di fare una foto assieme, il cantante ha sporto denuncia ai Carabinieri.

Secondo la ricostruzione del Giorno, la sera del 6 gennaio avrebbe ricevuto una telefonata da un numero sconosciuto. Dopo varie chiamate ha risposto. La persona si è qualificata come un fan che voleva fare i complimenti e chiedere una foto assieme. Il ragazzo avrebbe spiegato di avere avuto il numero telefono del rapper cercandolo nel database della compagnia telefonica per la quale lavora.

Nelle storie di Instagram Lazza spiega che non si è trattato di aver negato la foto a un fan, ma di «risalire all’identità di una persona che ha recuperato il mio numero perché, a suo dire, lavora in una compagnia telefonica». Aggiungendo che «mi ha tartassato di chiamate in cui mi ricordava che aveva l’indirizzo di casa mia, della mia famiglia e altre informazioni sensibili e vi assicuro corrette» e che «ha fatto tutto senza mai metterci la faccia».

«È già successo in passato che il mio numero venisse divulgato, non è un problema. Fa parte del gioco. Non fa parte del gioco mettere in mezzo la mia famiglia o le persone a me care».

E ancora: «Per quanto riguarda i giornali/magazine, sarebbe bello vedere che riportassero i fatti per quelli che sono, sti titoli clickbait creano solo odio e disinformazione, facendo a me una brutta pubblicità. I miei cazzi per strada me li sono sempre andati a risolvere, chi deve sapere le cose le sa. Tutelare una famiglia è una cosa diversa».

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