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L’attentatore della Manchester Arena poteva essere fermato

È la conclusione a cui è arrivata un’inchiesta sulla strage al concerto di Ariana Grande. Il capo dell’intelligence britannica si dice «profondamente dispiaciuto»

Foto: Christopher Furlong/Getty Images

L’attentatore della Manchester Arena poteva essere fermato molto prima dell’esplosione alla fine del concerto di Ariana Grande che è costata la vita a 22 persone la sera del 22 maggio 2017. L’MI5, l’intelligence militare britannica che si occupa di sicurezza interna, si è infatti fatta sfuggire l’occasione di fermare Salman Abedi.

È la conclusione riportata dalla BBC alla quale è giunta l’inchiesta indipendente Manchester Arena Inquiry che, dopo oltre due anni di lavoro, ha pubblicato un report di 200 pagine sui fatti. Il presidente della commissione, Sir John Saunders afferma che l’intelligence ha avuto, ma non ha colto la chance di seguire l’attentatore suicida fino alla Nissan Micra dove teneva gli esplosivi che avrebbe poi trasportato, assemblato e usato allla fine del concerto.

Il direttore generale dell’MI5, Ken McCallum, si è detto «profondamente dispiaciuto»: raccogliere informazioni di quel tipo non è affatto facile, ha aggiunto, «ma se fossimo riusciti a cogliere l’esile chance che avevamo, avremmo evitato perdite e traumi a tante persone».

In sostanza, i servizi di sicurezza non hanno valutato come legate al terrorismo le informazioni che all’epoca avevano su Abedi. Un ufficiale ha ammesso di avere effettivamente pensato che ci fosse un problema di sicurezza nazionale, ma non ne ha discusso immediatamente coi colleghi e non ha redatto un rapporto il giorno stesso.

«Il ritardo nel rapporto» dice Saunders «ci ha privati della chance di mettere in campo un’azione investigativa potenzialmente importante».

La Manchester Arena Inquiry ha inoltre pubblicato una serie di consigli affinché eventi come quello del maggio 2017 non si ripetano.

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