Lasciatevi tracheotomizzare da Beatrice Antolini

«Io già lo so, morirò così, scrivendo canzoni. Riversa sul pianoforte, scena molto romantica, bohemien.» Si racconta così la polistrumentista musa di Vasco, che sta promuovendo il suo nuovo "L'AB"

Beatrice Antolini, foto VALERIA MAGRI / Alamy / IPA


logo Michele Monina

“Io già lo so, morirò così, scrivendo canzoni. Riversa sul pianoforte, scena molto romantica, bohemien. Quando sono lì lì per chiudere un album non vivo più, non esco più, non vedo nessuno che non abbia a che fare col mio disco. Vado a letto tardissimo, non dormo per niente, sto sempre a pensare a quello che devo fare, a come mixare un determinato pezzo, che ordine dare alla scaletta. Mi assorbe completamente. Sono votata alla musica”.

Beatrice Antolini è nell’occhio del ciclone. E per una volta si dia a questa espressione una valenza più che positiva. Si trova a Milano per promuovere il suo ultimo album, il concept L’AB, ma è balzata agli onori delle cronache solo pochi giorni fa, quando Vasco ha bruciato tutti i lanci stampa con un suo classico post su Facebook in cui annunciava il cambio di line-up della sua band con appunto l’ingresso della polistrumentista Beatrice Antolini.

“Io ho saputo che se ne poteva parlare proprio da te, quando mi hai scritto chiedendomene notizia. Non sapevo che sarebbe stato dato l’annuncio e la cosa mi ha davvero sorpreso piacevolmente. Come mi ha sorpreso di essere chiamata a entrare nella band. Per il resto non ti dirò nulla, ma già lo sai.”

Eh, già, per citare Vasco, non siamo certo qui per parlare della scaletta dei concerti del rocker emiliano. Anche se è evidente che questa notizia non si possa non menzionare in un articolo che intende presentare al pubblico di Rolling Stone il nuovo lavoro della cantautrice marchigiana di stanza a Bologna.

“La concomitanza di questa notizia con l’uscita dell’album mi sembra davvero una grande congiuntura astrale. Considera che il lavoro era praticamente pronto già un anno fa, ma che alla fine, per tutta una serie di ragioni che non ti sto a spiegare, dal tour con Emis Killa a questioni meramente discografiche, siamo usciti adesso. E sono davvero felice. Perché ancora una volta il mio progetto è stato sposato dalla mia etichetta, La Tempesta Dischi, con la stessa leggerezza con cui è nato ogni singolo passaggio della mia carriera”.

Carriera che è iniziata ormai parecchi anni fa, per altro subito incontrando ottimi riscontri con Big Saloon del 2006 e A due del 2008, e che è stata per la prima volta cristallizzata da Manuel Agnelli e gli Afterhours al Festival di Sanremo del 2009, quando ti hanno tirato dentro il progetto Il paese è reale, una fotografia di quella che voleva essere la scena alternative del nostro paese. Una fotografia che sembra non avere nulla a che fare con quella che si potrebbe fare oggi.

Beatrice Antolini, foto press.

“Diciamo che in questi anni è davvero successo di tutto, e che forse oggi il paese è più reale di allora. Mi spiego, rispetto a quel periodo, in cui Manuel ancora una volta dava vita a una sua visione, come in precedenza aveva già provato col Tora! Tora!, oggi una scena esiste davvero. C’è un pubblico di riferimento, anche importante, cosa che allora non c’era, il Tora! Tora! questo aveva evidenziato dimostrando che il pubblico accorreva quasi esclusivamente per seguire i nomi più forti come gli Afterhours o i Marlene Kuntz. Poi possiamo discutere se la scena attuale ci piaccia o meno, possiamo analizzarne il valore artistico, ma quantomeno quella visione si è fatta reale.”

Una scena, per altro, esattamente come quella immaginata da Manuel, in cui voi donne non avete praticamente spazio, siete inesistenti. Ne Il Paese è reale c’eri solo tu… “Sì, siamo pochissime. Penso a Maria Antonietta, per dire, ma davvero siamo pochissime. Credo dipenda dal fatto che fare questo mestiere è durissimo, forse non reggiamo fisicamente. Come ti dicevo, so che io ci resterò secca facendolo. L’ho messo in conto.” Passiamo a parlare di L’AB, allora, prima che tu mi svenga davanti agli occhi. Un concept disc in tempi di streaming… “Esatto, qualcosa magari di atipico. Ma volevo raccontare quello che sto vedendo oggi. Non giudicarlo, ma raccontarlo. Una analisi più che una critica. E per farlo ho deciso di scrivere un concept, in cui tutto, a partire dai titoli della canzoni nella tracklist alle accoppiate di canzoni, perché tutte le canzoni simili sono fianco a fianco. Poi, chiaro, se magari ascoltandole in download la scaletta va a farsi benedire pazienza, il senso resta lo stesso. Per come la vedo io si dovrebbe cominciare con Insilence e Forget to Be, ma qualsiasi ordine va bene, purché lo si ascolti con attenzione”.

Anche perché, ancora una volta, hai seguito tutto tu. Hai suonato praticamente tutti gli strumenti, giocando ovviamente sulla contemporaneità, ma di certo non omologandoti a certe soluzioni scontate. “Cerco di ascoltare di tutto, anche se non sono particolarmente affascinata dalle mode. Per dire, adoro Kendrick Lamar, seguo la trap. Ma anche sapendo che c’è gente che si ascolterà il mio cd con lo smartphone, non ho certo scelto soluzioni che guardassero alle cuffiette tagliando fuori chi invece lo ascolterà con lo stereo. Si tratta di provare a fare qualcosa che funzioni ovunque, partendo dalle canzoni, non certo dagli strumenti di ascolto. In questo sono davvero una nerd. Studio musica da quando sono piccolissima, sono addirittura stata una sorta di bambina prodigio, facevo concorsi in giro per l’Italia. Oggi studio ancora musica e studio anche come renderla al meglio nei miei dischi.” E L’AB, il tuo ultimo disco, oltre a suonare molto contemporaneo nelle sonorità, suona molto contemporaneo, decisamente, per le tematiche affrontate, l’idea dell’identità multipla, la percezione che il mondo ha di noi, le nuove dinamiche che guidano la società oggi.

La copertina di ‘L?AB’, il nuovo album di Beatrice Antolini.

“Qualcuno, scrivendone, ha parlato di critica al mondo dei social. Non è così. Io sto nei social e li uso, noi stessi ci siamo conosciuti attraverso i social, prima che di persona. Io mi limito a dire che oggi il nostro modo di rapportarci agli altri è cambiato. Io sono per mia natura iperattiva, non riesco a non far nulla, non riesco neanche a stare in casa a guardare la tv, una sera, per dire. Per cui guardando a quel che mi circonda, questa forma di pigrizia sociale che ci spinge un po’ a starcene isolati seppur nel mondo, mi sorprendo. E lo racconto con le mie canzoni, fatte di liriche, ovviamente, ma anche di musiche.”

Ecco, L’AB, questo non può essere certo Beatrice Antolini a dircelo, è un album importante. Perché rappresenta un unicum nel nostro panorama, come del resto sempre è stato con i lavori della cantautrice marchigiana. La ricerca dei suoni, la cura nell’estetica, non solo quella dell’immagine con cui la Antolini si presenta, ma di ogni suo singolo lavoro, la morbosa, sì morbosa, attenzione con cui sceglie negli arrangiamenti, mai scontati, mai simili, seppur così potentemente riconoscibili, fanno del lavoro di Beatrice qualcosa di incredibilmente potente. Come se Tori Amos, tanto per usare la scorciatoia degli accostamenti, si mettesse a flirtare con St.Vincent.

Malinconica, disturbante, sensuale, la musica di L’AB, arrivato a cinque anni dal precedente album Vivid, è la penna con cui qualcuno ci fa una tracheotomia di emergenza mentre abbiano le vie aeree occluse da un boccone andato di traverso, stesi sul pavimento di un ristorante. Salvifica e destinata a lasciare un segno.