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L’anima disco di Jesse Calosso

I dischi del giovane DJ del Bronx hanno mille forme e colori, proprio come la sua città. Ascolta due brani inediti

Foto di Luca Grottoli

Foto di Luca Grottoli

Si capisce subito che Jesse Calosso non è soltanto il cugino dei Martinez Brothers. Non vive alla loro ombra, per quanto siano stati i suoi cugini maggiori a introdurlo al djing, ma ha un’identità artistica tutta sua. Un po’ house di Chicago, un po’ techno e un po’ hip hop, i dischi del ragazzo del Bronx rispecchiano quella cultura multiforme e multicolori che è sempre stata propria di New York.

Il suo nuovo EP Not Valid uscirà il 27 ottobre per Cuttin’ Headz, ma noi qui sotto abbiamo già due tracce in anteprima.

Non è il primo EP. Giusto?
Esatto, questo è il secondo EP solista. Uscirà sempre per la Cuttin’ Headz di Chris e Steve.

Viaggiamo sempre sulla house?
Sì, brani molto houseggianti ma anche un po’ più incazzati, tipo tech house. Ci sono tantissimi campioni dentro, è stato un lavorone metterli insieme.

Come hai iniziato?
La prima cosa che ho fatto in assoluto è stata fare il DJ. Avevo sì e no 13/14 anni e non avrei mai iniziato se non fosse stato per i miei cugini. Devo tutto a loro, tutto ciò che so e tutto ciò che mi ha influenzato. A 16 anni però non mi bastava più suonare dischi altrui. Volevo qualcosa di mio, anche se per raggiungere un livello di produzione che si potesse definire “serio” ho dovuto aspettare fino ai 18 anni.

E quanti ne hai?
Ora ne ho 26.

Cos’hai per la testa ora?
Tutto ciò che mi interessa per ora riguarda il fare esperienze di vita. Conoscere persone, posti, girare per il mondo ed esplorare mode, culture. Allo stesso tempo però voglio divertirmi mentre le persone che ballano di fronte a me stanno facendo lo stesso.

Suoni solo house?
No, ho fatto alcuni party insieme ai ragazzi [Martinez Brothers, ndr] in cui abbiamo messo praticamente solo hip hop. Ma succede perlopiù ai party organizzati nell’ambito moda. Dopodiché tutti in famiglia veniamo dalla disco. House e techno sono arrivate dopo anche per noi. È chiaro che se suoni un classico disco la gente sentirà qualcosa che non può esserci in un pezzo house. Perché quest’ultimo, per quanto bello sia, non avrà mai un’anima così forte e così radicata nel cuore della gente. Le persone impazziscono per il funk.

Mai pensato di fare un EP più strumentale e old school?
Dici proprio disco music?

Sì, perché no?
Beh, una volta era più facile perché erano tutti più abituati ad avere in mano uno strumento. Ora i producer hanno molta meno nozione nel senso più classico del termine. Io non mi sento di dire che so suonare gli strumenti, ma piuttosto cazzeggio con le tastiere. Però un giorno mi piacerebbe fare una specie di brano disco con dietro tutta la famiglia, Chris e Steve compresi. Sarebbe la migliore riunione di famiglia di sempre. Potrei proporglielo.

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