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Lana Del Rey a Milano, tutto molto instagrammabile

Non saranno pioggia, problemi tecnici e orari da liceali a fermare la nostra voglia di selfie. Il suo 'LA to the Moon Tour' sbarca in Europa.

Gonzales Photo / Alamy / IPA

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Pioggia, fango, traffico, per fermare la nostra voglia di selfie ci vuole ben altro. Neanche i problemi tecnici all’impianto audio, risolti tempestivamente dopo il secondo pezzo, ci fermeranno. Siamo giovani, belli – o Young and Beautiful, come direbbe lei – e in periodo primaverile pre-coachella, niente e nessuno ci impedirà di inaugurare le nostre coroncine di fiori. Per chi non lo sapesse, la nostra Lana prevede una sorta di meet & greet con i fan verso fine concerto, uno spazio per i selfie prima del bis, tra Ultraviolence e Summertime Sadness per intenderci.

E al di là delle distese di smartphone che illuminano a giorno il Mediolanum Forum durante ogni hit, Lana Del Rey sembra lontana anni luce dal divismo newyorkese di Born to Die, nonostante la scaletta del “LA to the Moon Tour” sia quasi interamente impostata sui successi del passato. La cantante si concederà al pubblico, oltre al bagno di folla pronto ad accoglierla e al firma copie di cui sopra, solo per cantare “Videogame” a mezz’aria su un’altalena e pochi altri pezzi culto come Born To Die e National Anthem. Il resto dell’esibizione lo ha vissuto tra le palme, i visual hitchcockiani e la scenografia in legno sghemba pensata per il tour a supporto di Lust For Life, disco pubblicato a luglio 2017 e presentato per la prima volta in Italia.

L’ammaliante “regina del disagio”, esplosa nel 2012 con Born To Die, pare dunque aver lasciato posto a una timida e (quasi) sorridente nuova Lana. Una Lana meno pomposa, che preferisce stringere una mano in più piuttosto che cambiarsi d’abito durante i break. Nonostante i sospiri tormentati, la stabilità vocale e gli intramontabili cliché retro all’americana che da sempre caratterizzano i suoi show. Un concerto breve, ma intenso, ad alto tasso di instagrammibilità.

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