La transizione sarà dura, ma ce n’era bisogno: i musicisti venezuelani dopo la cattura di Maduro | Rolling Stone Italia
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La transizione sarà dura, ma ce n’era bisogno: i musicisti venezuelani dopo la cattura di Maduro

«Se fossi uno che prega, starei pregando per il presidente», ha detto Roger Waters. Alcuni artisti che vivono o sono nati nel Paese la pensano diversamente

La transizione sarà dura, ma ce n’era bisogno: i musicisti venezuelani dopo la cattura di Maduro

Arca

Foto: Kimberley Ross

«Se fossi uno che prega, starei pregando per il presidente». Se Roger Waters sostiene Nicolás Maduro contro la aggressione dei «gringos» dicendo di interpretare il pensiero del 99% delle persone sul pianeta, le reazioni di cantanti e musicisti venezuelani dopo l’operazione militare statunitense sono improntate a una certa cautela e alla repulsione non solo per Trump, ma anche per Maduro.

Tra gli artisti più noti provenienti dal Venezuela c’è Arca. In una serie di storie di Instagram ha ricordato l’esistenza dei protagonisti della diaspora venezuelana, milioni di persone che vivono in Colombia, Perù, Stati Uniti, Cile, Spagna, Brasile, Ecuador e altri Paesi del mondo. Tramite la voce di Hyperaktivist, nome d’arte della dj venezuelana Ana Laura Rincón, invita a informarsi sull’intera storia del Paese, definisce «insostenibile» il regime di Maduro e spiega che oggi viene offerta solo «un’illusione di libertà» dietro a cui si nascondono controllo, bugie, abusi, manipolazioni.

Arca ha rilanciato sia lo slogan «si può essere contro Maduro e allo stesso tempo contro l’invasione di Trump», sia un post dell’attivista venezuelana Ana Milagros Parra, che mette in chiaro che Maduro «è il dittatore che ha distrutto il mio Paese e quindi sì, appoggio un’operazione contro Maduro anche se è condotta da qualcuno che non mi piace», ovvero Trump. Il Cártel de los Soles esiste, dice Ana Milagros Parra, ed è «un’organizzazione criminale che opera all’interno del governo venezuelano ed è gestita da alti ufficiali militari» corrotti e coinvolti in attività che vanno dal traffico di stupefacenti alla gestione di miniere illegali.

 

 
 
 
 
 
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Danny Ocean, il cantante Daniel Alejandro Morales Reyes noto tra le altre cose per la hit di una decina di anni fa Me rehúso, ha condiviso un discorso sui «diritti e la speranza che il Venezuela merita» di Edmundo González Urrutia, oppositore del presidente in esilio in Spagna e candidato alle elezioni del 2024, e un post di María Corina Machado, recente vincitrice del Nobel per la pace che chiedeva il riconoscimento di Urrutia come legittimo presidente del Venezuela.

La cantautrice emergente Joaquina invita, tramite le parole di Gus, i non venezuelani a comprendere che «per la prima volta dopo decenni di oppressione c’è una speranza» e che «qualunque lettura dei fatti che lo ometta è automaticamente non valida». I Rawayana, che ci sono esibiti in estate al Coachella, non si sono espressi, ma i 30 secondi della loro Si te pica es porque eres tú, pubblicata il 1° gennaio all’interno dell’album ¿Donde es el after?, è stata molto condivisa per via del passaggio “Feliz año te desea Rawa y que por fin los hijos de putas ya se vayan”, ovvero “Rawa ti augura buon anno e che finalmente quei figli di puttana se ne vadano”.

Rawayana - Si te pica es porque eres tú (Visualizer)

Più esplicito il rapper Akapellah, che ha collaborato coi Rawayana in un pezzo del 2024 intitolato Veneka, termine che indica il modo dispregiativo con cui vengono indicate le migranti venezuelane. Premiata con un Latin Grammy, la canzone ha irritato Maduro e la band ha dovuto cancellare un tour nel Paese. Akapellah ha riassunto così la situazione: «Sta arrivando un periodo di transizione. Non sappiamo quanto sarà duro, ma sapevamo tutti che ce n’era bisogno».

Rawayana, Akapellah - Veneka (Official Video)

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