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La strana storia della stazione di Chorltonville

Immaginate di andare a un concerto in una stazione dei treni abbandonata e che, all'arrivo, sulla banchina ad accogliervi c’è Muddy Waters

«Guarda che bei cavallini! È il momento più incredibile della mia vita» dice divertita Sister Rosetta Tharpe scendendo dalla carrozza che l’ha portata alla stazione trasandata di Chorltonville. Indossa un elegante cappotto di cashmere chiaro che stona un po’ con lo sfondo. Ci sono sedie a dondolo mezze rotte modello La casa nella prateria, botti di legno buttate a caso, lampade a olio, paglia per terra e affissioni con scritto “DEAD OR ALIVE” in caratteri western (video qui sopra).

Le apparenze vogliono esplicitamente ingannare. Quella che sulle prime sembra una località sperduta del deep south americano, dove almeno fino a metà Novecento i veicoli trainati da animali erano ancora la normalità, è in realtà una stazione in disuso, Wilbraham Road, che sta a qualche chilometro a sud dal centro di Manchester. Oggi non c’è più nemmeno quella e al posto dei binari scorre una pista ciclabile che attraversa da est a ovest il sobborgo di Chorlton-cum-Hardy. Un nome che però all’epoca non ci azzeccava nulla con una trasmissione TV, Blues and Gospel Train, interamente ambientata nel blues e dedicata ai suoi più grandi nomi. E se vogliamo anche un po’ al mezzo di trasporto simbolo delle sterminate pianure americane.

Ecco allora che la stazione da Chorlton diventa come per magia Chorltonville e che, almeno per quella sera del 7 maggio 1964, la sua banchina abbandonata si fa cornice di una delle strimpellate più intime che abbiano mai fatto davanti a un pubblico Muddy Waters, Sonny Terry e ovviamente Miss Tharpe.

Si deve tutto a Johnnie Hamp, storico produttore dell’emittente inglese Granada TV che trasmette lo show per conto di BBC. Avendo già collaborato in alcuni programmi passati, Hamp stabilisce un rapporto privilegiato con la società delle ferrovie inglese, che per il nuovo show gli suggerisce subito la stazione in disuso di Chorlton. Il format è tanto semplice quanto inusuale: per i fortunati fan in possesso del biglietto (circa 200, mentre per quelli che vivono in zona l’ingresso è gratuito), l’appuntamento è alle 19:30 di sera alla stazione centrale di Manchester. Lì, un treno—lo si riconosce facile perché è l’unico a essere conciato come un carro bestiame—carica i partecipanti e parte in direzione di Wilbraham Road. C’è solo da immaginarsi la faccia di Hamp quando, appena partito il convoglio, sullo studio televisivo improvvisato en plen air scoppia un temporale violentissimo. Fortuna che la buonanima di Robert Johnson o qualche altro avo del blues seda in fretta la tempesta allontanando le nuvole.

Il biglietto della serata autografato dagli artisti

Tanto per cominciare in bellezza, la produzione piazza Muddy Waters ad accogliere il treno da Manchester. Se ne sta lì, in piedi sulla banchina opposta a quella travestita da Chorltonville suonando Blow Wind Blow con la sua Telecaster rossa mentre tutto a torno a lui il pubblico si sistema sugli spalti. Messo così, fra il treno fradicio per il temporale e la gente, Muddy pare quasi un busker di strada. Ma di quelli che suonano troppo bene per essere totalmente ignorati dai passanti. A un centimetro da lui, alcuni ragazzi battono le mani. Lui di tutta risposta sorride. Il momento è visibilmente speciale per i milioni di inglesi sintonizzati sulla BBC, figuratevi per chi quella sera è fra il pubblico. Più tardi nella serata Muddy ritornerà ma dalla parte opposta della banchina, quella adibita a palco, suonando il bluesaccio di You Can’t Lose What You Ain’t Never Had. Ma non prima che Cousin Joe e Sister Rosetta abbiano detto la loro.

È proprio Cousin Joe, subito dopo di Waters in scaletta, ad aiutare Rosetta a scendere dalla carrozza. Tenendola a braccetto sgambetta assieme a lei verso il centro della banchina/palco. In sottofondo, piano, batteria e contrabbasso stanno già suonando la Didn’t It Rain decisa all’ultimo minuto. «Sister Rosetta venne da me per chiedermi di poter cambiare il suo numero di apertura in Didn’t It Rain» racconta Hamp di quel fuoriprogramma. Nessuna obiezione. L’intero Blues and Gospel Train è già in se un fuoriprogramma dell’American Folk Blues Festival, un evento annuale articolato in varie tappe europee e organizzato in modo discontinuo dal 1962 al 1985—c’è il DVD su Amazon, io ci farei un pensierino.

Il fatto è che Rosetta è abituata a ben altro che le carrozze, lei gira in limousine. Proviene da un’umilissima famiglia di raccoglitori di cotone di Cotton Plant, Arkansas, ma a 49 anni può dirsi una donna di successo. È stata la prima cantante gospel a esibirsi alla Carnegie Hall e all’Apollo Theatre di Harlem e, vent’anni prima, nel 1945, il suo singolo Strange Things Happening Every Day è stato il primo disco gospel a raggiungere la top 10 R&B in America. Poi però la ruota gira e l’attenzione degli americani, soprattutto dei giovani, si sposta sulla cassa martellante dei singoli radio della Motown.

Eppure dall’altra parte dell’Atlantico c’è ancora gente che pagherebbe un biglietto per sentire suonare blues—la stessa storia si ripeterà qualche anno più tardi quando, esaurito in America anche il carburante Motown, la scena di artisti americani troverà una seconda giovinezza nel Regno Unito grazie al movimento Northern Soul.

«Tutti noi dopo aver visto lo spettacolo ci siamo detti tipo: “OK, devo mettere su un gruppo blues”» ha raccontato a BBC Christopher Paul Lee, giornalista e professore dell’Università di Salford nonché uno dei 10 milioni di ragazzi incollati allo schermo quella sera. Anche chi un gruppo ce l’ha già—e pure famoso o quasi—si conta nella lista delle bocche spalancate davanti alla TV, come in futuro avranno modo di confidare Mick Jagger, Jimmy Page e John Paul Jones. Un evento storicamente segnante e che per molti versi viene paragonato al live dei Sex Pistols nel ’76 alla Free Trade Hall di Lesser, a cui hanno partecipato adolescenti che sarebbero poi diventati Joy Division, Smiths e Buzzcocks.

«Gli artisti erano entusiasti di non doversi sedere in ristoranti dedicati e di non dover viaggiare su carrozze del treno diverse dai bianchi» dice fiero il produttore del programma. Sì, perché la vera importanza dello show, e più in generale l’intero American Folk Blues Festival, risiede nella presa di posizione intrinseca alla natura dell’evento. Mentre in America impazzano scontri razziali, uno degli alleati storicamente più stretti come l’Inghilterra decide di agire controcorrente, valorizzando cultura e musica afroamericana anziché isolarle. Qualcosa che la TV generalista yankee capirà molto più tardi.

Sister Tharpe ci aggiunge poi un orgoglio femminile dirompente, un faro nella notte anche per una nazione che sulla carta sembra aver risolto la questione razziale ma non ancora del tutto quella sulla parità dei sessi, specie nel 1964. «Niente male per una donna, no?» chiede ironica Sister Tharpe sul finire della He’s Got the Whole World in His Hands che chiude una delle trasmissioni TV più memorabili nella storia del broadcasting inglese. Già, davvero niente male.

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