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La resa di DaBaby: il rapper chiede scusa a comunità LGBTQ+ e malati di AIDS

«Ero mal informato. L’educazione è importante». La marcia indietro arriva dopo che il rapper è stato escluso da cinque festival e criticato da superstar come Madonna e Dua Lipa

DaBaby

Foto: press

Alla fine DaBaby ha ceduto e ha chiesto scusa alla comunità LGBTQ+ e ai malati di AIDS per le frasi pronunciate al Rolling Loud di Miami il 25 luglio.

Lo ha fatto su Instagram: «Chiedo scusa alla comunità LGBTQ+ per i miei commenti offensivi. Mi scuso anche per le frasi disinformate su HIV/AIDS, so che l’educazione è importante».

Le scuse arrivano dopo che il rapper è stato escluso da cinque grandi festival: il Lollapalooza, il Governors Ball a New York, il Day N Vegas, il Parklife inglese e il concerto di beneficenza Can’t Wait: Live! di Philadelphia. Non solo: DaBaby è stato criticato da superstar come Madonna, Elton John, Dua Lipa.

Nel messaggio di scuse, DaBaby se la prende anche coi social media che «vanno così veloci che la gente ti distrugge prima che tu abbia la possibilità di crescere, farti un’educazione, imparare dai tuoi stessi errori. In quanto uomo che si è fatto strada partendo da una situazione difficile, vedere persone che conosco esprimersi pubblicamente contro di me – sapendo del mio bisogno di avere una guida e un’educazione su certi argomenti – è stato difficile. Apprezzo le tante persone che si sono espresse con gentilezza, che mi hanno contattato in privato per offrirmi saggezza, educazione, fonti. Era ciò di cui avevo bisogno».

 

 
 
 
 
 
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Al Rolling Loud, per incitare il pubblico, DaBaby aveva detto: «Se non siete venuti con l’Hiv, l’Aids o una di quelle malattie a trasmissione sessuale che ti uccidono nel giro di due o tre settimane, alzate le luci del cellulare… Se non state fra quelli che succhiano cazzi nel parcheggio, alzate le luci del cellulare».

Tra il Rolling Loud e le scuse di ieri, DaBaby ha pubblicato il video provocatorio di Giving What It’s Supposed to Give. A questo link trovate un’analisi del caso nel più ampio contesto della guerra culturale in corso nell’hip hop americano.

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