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“La mia vita Hard-Core”- Punks, Skins e altre storie a New York City

Harley Flanagan è stato una celebrità nella scena rock degli anni Settanta, abbiamo un estratto della sua biografia

Quella che segue è l’introduzione alla biografia di Harley Flanagan scritta da Steven Blush. Il libro è uscito il 15 settembre per GoodFellas Edizioni, mentre il 9 dicembre Harley suonerà a Milano.

È una vergogna che Harley Flanagan abbia bisogno di una presentazione. La biografia di questo musicista di importanza seminale incarna completamente lo stile di vita rock‘n’roll. Flanagan è stato una celebrità preadolescente nella scena rock degli anni Settanta, cresciuto tra sesso e droghe della sottocultura del downtown newyorkese, e frequentando miti come Richard Hell e Joe Strummer.
Allen Ginsberg scrisse l’introduzione a un libro di illustrazioni e storie che Harley pubblicò quando aveva nove anni (The Shopkeeper and His Donkey del 1976). All’età di undici anni, Harley si ritrovò a suonare la batteria nella band punk newyorkese, The Stimulators, in cui suonava anche sua zia Denise Mercedes, e che dominò la leggendaria scena del Max’s Kansas City correlata a Warhol. Gli show degli Stimulators prelusero alla nascita del New York Hardcore, composta da band giovani come Bad Brains e Beastie Boys. Harley si ritrovò catapultato nel bel mezzo di quell’intenso fermento, e fu uno dei principali promotori del movimento hardcore americano.

Suonerà forse accattivante, ed emozionante, ma Harley è cresciuto fin troppo in fretta e ha vissuto un’infanzia che nessun ragazzino dovrebbe mai affrontare. Il padre, che lui non ha mai conosciuto, era un tossicodipendente che entrava e usciva di prigione. La madre hippie, insieme al piccolo Harley e possedendo poco più degli abiti che indossavano, viaggiò in America e in Europa facendo l’autostop, per tornare infine a stabilirsi a New York, nel malfamato Lower East Side. Non ebbero mai il becco di un quattrino. Harley non ha mai avuto una possibilità.
Unico ragazzino bianco in quello che all’epoca era un pericoloso quartiere portoricano, a tredici anni Harley lasciò la scuola. Abbandonato a se stesso, come un animale selvatico in una giungla popolata da gang di strada armate di coltelli in pieno stile I guerrieri della notte, divenne un temuto teppista,una macchina da guerra umana che faceva fuori chiunque incontrasse sulla propria strada (e anche molti di quelli che non vi si trovavano).

Harley ebbe il primo contatto con la cultura skinhead durante il tour degli Stimulators in Irlanda, diventando, al suo rientro, il primo skinhead americano. Lui e la sua micidiale banda di punk rocker adolescenti coperti di tatuaggi scollettavano, rubavano, spacciavano e vivevano nei sudici squat del downtown. I gloriosi pestaggi ai danni dei delinquenti di quartiere e delle gang nemiche resero Harley il comandante delle truppe d’assalto che inconsapevolmente spianarono la strada alla gentrificazione dell’East Village.

Harley ha fornito l’ispirazione per gran parte del sound e dei generi di quella che è la musica contemporanea. Rappresenta il modello da seguire per ogni punk dalla testa rasata – lui a New York, e il suo pari Henry Rollins a Los Angeles. Oggi, quando si parla di “hardcore”, si intende tutto ciò che Harley ha motivato e ispirato. A quei tempi, c’era un rozzo murales sull’Avenue A che recitava “NYHC = New York Harley Clones”, un’affermazione non distante dalla verità. Innumerevoli generazioni di adepti del thug-core cercano ancora oggi di emularlo.

Band famose, da Pantera e Hatebreed a Godsmack e Lamb of God, han¬no tutte reso omaggio a Harley. Peccato che lui non abbia mai beneficiato di un ufficio stampa o di un agente – o, per quel che vale, di una presenza genitoriale responsabile – che lo aiutasse a sfruttarne i vantaggi. I Cro-Mags, la leggendaria band di Harley, furono i primi a fondere ad alto livello la scena punk hardcore e quella heavy metal, aprendo la strada al thrash metal e al crossover. Le loro furenti performance hanno segnato decine di migliaia di ragazzini alienati di ogni credo musicale.
L’album dei Cro-Mags Age of Quarrel, del 1986, è considerato da molti una bibbia. Canzoni come “Survival on the Streets” e “Street Justice” non 8

sono solo allegorie, ma racconti di vita vissuta che parlano dell’esistenza sul filo del rasoio in un inferno metropolitano. La musica “pesante” non sarebbe mai più stata la stessa. Gli epocali tour della band con i Motörhead cambia¬rono letteralmente il volto della scena musicale. All’epoca, i Metallica suona¬vano la loro musica tiratissima in pantaloni aderenti e capelli cotonati. Dopo Age of Quarrel, non osarono più farlo.

I Cro-Mags ebbero legami solidi con il movimento Hare Krishna, i cui insegnamenti si sono fatti strada nel solenne linguaggio simbolico della band. Harley ha meditato a lungo nei templi. Questo difficile accostamento tra la brutalità della strada e la consapevolezza di Krishna contribuì a creare una progenie di fede punk-Vedica che occupa ancora un posto nella scena.
In confronto allo scioglimento dei Cro-Mags, la tipica faida da band rock sembra la trasmissione per bambini Romper Room. Dopo un’esistenza dura e spietata, che ricorda la trama del Signore delle mosche, questi ragazzi si sono ritrovati scaraventati sotto i riflettori senza alcuna supervisione, e senza una guida responsabile. Il tutto degenerò in una disputa (“quarrel”, appunto) da incubo che trent’anni dopo non trova ancora risoluzione alcuna.

Harley continua a essere un personaggio da leggenda. Le persone tre¬mano ancora al solo sentirlo nominare – perché sanno che possono ancora prendersi dei calci in culo. Lui ha esercitato una preoccupante influenza alla Charles Manson sui suoi seguaci, e ha alzato la posta per quello che sarà il sound “peso” dei decenni a venire.
In tanti parlano dell’importanza di essere “autentici” – Harley Flanagan è il più autentico di tutti. È l’unica persona che io abbia mai incontrato che non ha mai dovuto gonfiare una storia, perché tutto quello che ha passato è stato davvero intenso fin dall’inizio. Non ha mai avuto una casa con uno steccato o un abbraccio affettuoso dal proprio papà. Gran parte delle auto¬biografie tendono a essere colorite da dettagli romanzati. Harley vorrebbe poter ridimensionare la propria, ma non è possibile.

Il rovinoso declino di Harley risalente alla fine degli anni Novanta meriterebbe un libro a parte. Io stesso, che sono parte del giro da più di trent’anni, non ho mai visto nessun altro prendere tali ingenti quantità di droghe pesanti fin da un’età così giovane e per un periodo di tempo tanto lungo – e toccare così brutalmente il fondo – e riuscire a mantenere ancora un certo equilibrio. Come ogni storia di ascesa e caduta che si rispetti, anche questa si conclude con la redenzione. L’Harley di oggi è maturo, sensibile, colto, eloquente, eppure ancora abbastanza irascibile da staccarti a morsi la fottuta testa. 9

Ho seguito per il Paper Magazine le vicende legali di Harley dopo l’“episodio dell’accoltellamento” da prima pagina in cui venne coinvolto presso la Webster Hall. Il racconto assurdo e meschino che ebbe come protagonista il membro fondatore dei Cro-Mags e il suo attacco alla band colpevole di essersi esibita senza di lui divenne una delle “storie rock” più dibattute del 2012. C’era solo un problema: non suonava vera. Tutti noi sappiamo come il fatto che le accuse cadano non sia sempre sinonimo di innocenza, ma, mentre in principio erano presenti dozzine di testimoni, durante lo svolgimento del processo non vi furono nient’altro che divergenti, se non bizzarre, deposi¬zioni zeppe di incongruenze. L’assistente procuratore ammise che non era in grado di presentare un solo testimone attendibile dinanzi al Gran Giurì.

La ricerca personale di Harley attraverso la pratica del Jiu-Jitsu brasiliano, sotto la guida di Renzo Gracie, leggenda delle arti marziali miste, lo ha visto competere fin dagli anni Novanta in tornei di Jiu-Jitsu e MMA, e dare lezioni private ad aspiranti lottatori. L’ironia ha voluto che, malgrado la brutale scissione di Harley dalla scena hardcore newyorkese, e la separazione burrascosa dalla madre dei suoi figli, che gli ha portato via i due ragazzi, lui abbia incontrato la sua nuova moglie, l’amore della sua vita – che lo ha introdotto in nuo¬vi ambiti, donandogli la tranquillità garantita da una vita felice e piacevole.

Se vivessimo in un mondo giusto, un giorno ci sarebbe un posto per Harley Flanagan nella Rock and Roll Hall of Fame. Ma tutti noi sappiamo che non esiste giustizia a questo mondo. A dispetto di quel che gli “esperti” possano affermare, le ricadute culturali e il lascito musicale di Harley vengono ancora avvertiti a distanza di oltre trent’anni.

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