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La causa per plagio fra due autori italiani e Prince ha finalmente un esito

La sentenza definitiva arriva dopo più di vent'anni di battaglie legali fra Bergonzi-Vicino e Prince. Ora però la morte del cantante complica ulteriormente la faccenda

Prince Rogers Nelson nel suo backstage al The Bottom Line di Manhattan, New York, nel 1980 - Foto di Deborah Feingold/Corbis

Prince Rogers Nelson nel suo backstage al The Bottom Line di Manhattan, New York, nel 1980 - Foto di Deborah Feingold/Corbis

L’inizio della battaglia legale fra Bruno Bergonzi e Michele Vicino contro Prince va fatto risalire al 1995. All’epoca, The Most Beautiful Girl in The World del cantante statunitense recentemente scomparso era uscita da solo un anno, ma il suo ritornello faceva già discutere.

Uscita nel 1983 per Warner Chappell Italy, Takin’ Me To The Paradise è stata composta da Bergonzi e Vicino per la voce di Raynard J, ovvero Jay Rolandi. Convinti di poter fare valere in tribunale le loro ragioni, i due autori avevano intentato una causa, che in primo grado (2003) si risolse però in favore di Prince. Andò meglio con la sentenza d’appello, vinta piuttosto in fretta nel 2007, tenendo sempre a mente che i tempi giudiziari spesso superano quelli geologici.

L’ultimo e terzo verdetto è stato emesso dalla Corte di Cassazione nel maggio 2015, quando ancora la star era viva. Da ora però la sua validità diventa effettiva e, per esempio, la SIAE ora riconosce i due come autori di The Most Most Beautiful Girl in The World. «Abbiamo cominciato a ricevere alcune royalties» ha detto nel 2013 Bergonzi, aggiungendo che però che «Le autorità americane, credo, hanno fatto qualche tentativo di recapitare la sentenza alla residenza di Paisley Park di Prince ma non hanno trovato nessuno a casa». Ed è probabile che in America continuino a non sentirci da quell’orecchio.

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