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La Germania va in scena a Todi per il festival

«Califano? Meglio di Jacques Brel», parola del direttore del Todi Festival Silvano Spada, che ha creato un programma di musica, arte e teatro degno di una metropoli

Joseph Beuys

Joseph Beuys

È in corso in questi giorni il Todi Festival, e Rolling è andato a sbirciare. Teatro, arte e musica, in una Città magnifica che se ancora non avete visitato, dovete appuntare come futura tappa obbligatoria.

Dopo il mitico Kounellis e la bravissima Laura Canali, quest’anno il manifesto lo ha disegnato Michelangelo Pistoletto, e questo fa capire subito il livello della manifestazione.
Come per ogni edizione c’è una nazione ospite d’onore, intorno alla quale si sviluppano spettacoli, mostre e dibattiti: questa volta tocca alla Germania. Avete capito bene, la Germania.

A Silvano Spada, direttore del festival, il merito del coraggio di una scelta coì azzardata, quella di dedicare il festival al Paese che in questo momento tocca il punto di antipatia. Va comunque riconosciuto, alla Germania, un grande spessore intellettuale nell’arte e nella musica contemporanee, quindi la scelta ci sta tutta. Sono andato al festival in particolare per vedere la mostra dedicata a Beuys, straordinario artista tedesco scomparso 25 anni fa. L’esposizione, curata da Damiano Kounellis e ospitata nella sala del Capitano, è davvero emozionante: rievoca il lavoro di Beyus, in particolare attraverso “il vestito” di Lucio Amelio (forse il più grande gallerista italiano), performance realizzata nel 1981 poco dopo il terremoto dell’Irpinia in cui l’artista faceva a brandelli gli abiti dello stesso Amelio.

Dopo aver visto un gustoso spettacolo, Maradona è meglie ‘e Pelè, scritto dal talentuoso e giovanissimo Antonio Grosso, mi portano a conoscere l’ideatore e direttore del Festival, Silvano Spada. Chiacchieriamo una mezz’oretta, tempo in cui riesce a fumare, tra una parola e l’altra, mezzo pacchetto di Camel: «So che sarebbe stato più facile dedicare il Festival alla Grecia – mi dice – ma senza coraggio, rischio, avventura e fantasia, diventa tutto ottima routine».
Mentre cerco di capire se la profondità della voce è dovuta a una straordinaria impostazione teatrale o al fumo, gli chiedo qual è lo spettacolo a cui tiene di più nella programmazione. E anche se è sempre difficile dire chi è il più bravo tra i propri figli, non ha dubbi: Mita Medici canta Califano. È stato un successo, la gente era entusiasta. D’altronde, in un Paese meno provinciale del nostro, Califano rappresenterebbe almeno ciò che Jacques Brel è stato per la Francia»… Addirittura?!? «Sì, identiche le ispirazioni, l’inclinazione a una dirompente semplicità… E poi piace alla gente. Il suo vero problema è stato quell’atteggiamento macho e guascone, che in un periodo storico in cui la collocazione politica contava molto, lo ha identificato come uomo di destra. I salotti, per questo, lo hanno sempre snobbato. Ma i temi che trattava non erano affatto di destra. Ammesso che dobbiamo usare i codici della politica persino nell’arte, i suoi cavalli di battaglia sono sempre stati l’antimilitarismo e la lotta a ogni tipo di autorità. Era un anarchico».

Ha ragione Spada, questo spettacolo è emozionante e fa capire lo spessore del grande Califfo. Ma gli spettacoli sono tanti, e, se siete in zona, vi consigliamo di passare per Todi. Avete tempo fino al 30 agosto. Il programma lo trovate su todifestival.it.

Un altro dettaglio non irrilevante: è tutto gratis.