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La famiglia Tenco contro Barbara Palombelli: «Chiacchiericcio ignorante»

L'accusa degli eredi: nel monologo a Sanremo la giornalista avrebbe «diffuso notizie improbabili sulla vita di Tenco» banalizzandone la morte avvenuta durante il Festival del 1967

Barbara Palombelli a Sanremo 2021

Foto: Jacopo Raule/Daniele Venturelli/Getty Images

I parenti di Luigi Tenco hanno scritto una lettera aperta su Facebook contro il «chiacchiericcio pregno di ignoranza» che a loro dire sarebbe contenuto nel monologo di Barbara Palombelli a Sanremo.

La giornalista e conduttrice di Forum era intervenuta durante la quarta serata del 71esimo Festival di Sanremo e nel suo monologo aveva l’obiettivo di sostenere le donne a lottare per la propria indipendenza e in un passaggio citava il cantautore morto a Sanremo nel 1967: «Io volevo uscire, ero una ragazzina ribelle, guidavo moto e macchina senza avere l’età e nemmeno la patente. A 13 anni mi sono sfracellata. Erano gli anni ‘60 e tutti noi ragazzi cercavamo le emozioni. Pensate che Luigi Tenco proprio qui giocando con una pistola ha trovato la morte. Chiesi a Gino Paoli molti, molti anni dopo alla radio cosa accadde veramente qui a Sanremo quell’anno. E lui mi disse: guarda, noi non avevamo allora le droghe, ci dovevamo caricare di emozioni e allora camminavamo la notte sui cornicioni, guidavamo a fari spenti e io ho una pallottola nel cuore, anch’io giocavo con le pistole come Luigi. E allora, grazie Gino e un grandissimo abbraccio a Luigi».

Una ricostruzione che la famiglia Tenco, evidentemente, considera lesiva della sua memoria. Di seguito la lettera aperta indirizzata a Barbara Palombelli.

Signora Barbara Palombelli,

diversi telespettatori ci hanno segnalato il Suo monologo di venerdì 5 marzo u.s., andato in onda su Rai 1 all’interno del Festival di Sanremo, attraverso cui ha diffuso notizie improbabili sulla vita di Luigi Tenco.

Quindi, portati a vedere un’altra volta un programma che non ci entusiasma proprio perché rappresenta una manifestazione i cui rumors giornalistici pilotati del 1967 non si fecero scrupoli a relegare l’umanità di Luigi Tenco nell’ingiusta etichetta del ragazzo depresso, condizionando persino le sue numerose opere musicali per diversi decenni, con profonda amarezza abbiamo constatato quanto ancora perduri un certo tipo di superficialità giornalistica.

Le Sue parole, passando per il racconto diseducativo di una Sua bravata adolescenziale, sono risultate come una forzatura per arrivare a parlare in modo inopportuno di Luigi Tenco: “pensate che Luigi Tenco proprio qui (al Festival) giocando con una pistola ha trovato la morte”. A ciò si aggiunga il fatto che questa ed altre Sue gravi affermazioni sarebbero frutto di un’intervista con Gino Paoli che, come è noto a tutti e diversamente da Luigi Tenco, ha certamente cercato la morte per suicidio ma senza riuscirci (fortunatamente).

Questo chiacchiericcio, pregno di ignoranza sull’argomento da una parte e di incoerenza dall’altra parte, non rende merito alla categoria dei giornalisti a cui apparterrebbe e nemmeno al servizio televisivo pubblico che ha deciso di farLa esibire su Rai 1, ma soprattutto non può essere considerato un criterio onesto alla base di affermazioni lesive come quelle che ha fatto nel Suo show del 5 marzo davanti a milioni di telespettatori dove, oltre a diffondere notizie false, ha banalizzato un fatto grave come quello che accadde a Luigi Tenco.

Voglia, dunque, accettare il nostro totale fastidio e rifiuto al Suo “grandissimo abbraccio a Luigi” che ci è sembrato strumentale e irrispettoso dei valori umani ed artistici del nostro amato Luigi.

Famiglia Tenco

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