La donna che nel 2024 aveva accusato Sean “Diddy” Combs di averla violentata quando aveva 13 anni e che, successivamente, aveva indicato Jay-Z come un secondo aggressore, ora ha ritrattato completamente le accuse contro il rapper: «Shawn “Jay-Z” Carter non mi ha mai stuprata. Non l’ho mai incontrato né gli ho mai parlato. Non ha mai avuto alcun comportamento inappropriato nei miei confronti», ha scritto in una dichiarazione di 12 pagine depositata sotto giuramento presso il tribunale federale di Manhattan. E ha proseguito: «Non c’è nulla di vero in nessuna delle mie accuse contro di lui».
La vicenda era cominciata nell’ottobre 2024, quando la donna aveva fatto causa a Diddy sostenendo di essere stata violentata nel 2000, a 13 anni, da lui e da una seconda «celebrità maschile» inizialmente anonima. A dicembre la denuncia è stata modificata e Jay-Z è stato identificato come il secondo presunto aggressore. Il rapper, dal canto suo, ha sempre negato ogni accusa e coinvolgimento.
La donna ha ritirato l’intera causa contro Carter e Combs all’inizio del 2025, dopo che erano emerse incongruenze nel suo racconto. E ora è andata oltre: sostiene di non avere mai incontrato Jay-Z e, attraverso il suo nuovo avvocato, si è scusata «sinceramente e senza riserve» con lui e la sua famiglia. Ha inoltre dichiarato di non aver ricevuto né di essersi vista promettere denaro in cambio della ritrattazione.
Jay-Z ha quindi rinunciato a proseguire la causa contro di lei, ma resta aperto a New York il procedimento contro Tony Buzbee e il suo studio legale, accusati dal rapper di aver portato avanti un’azione giudiziaria che avrebbero dovuto sapere essere inconsistente. Buzbee, invece, contesta questa ricostruzione e sostiene che almeno quattro avvocati abbiano ascoltato dalla donna, «esattamente la stessa storia», prima ancora che lui la incontrasse: «Se ora sostiene di aver mentito a noi e al tribunale, questa è un’informazione nuova». Parallelamente, Jay-Z ha perso in California la causa per estorsione contro Buzbee: la decisione, confermata in appello, ha stabilito che la lettera con la richiesta economica inviata dal legale era protetta perché formulata in previsione di un’azione giudiziaria.















