Poco più di 24 ore fa Bruce Springsteen ha annunciato il Land of Hope and Dreams American Tour, 20 date con debutto il 31 marzo a Minneapolis (città scelta ovviamente non a caso) e finale il 27 maggio nella capitale Washington DC. È un tour esplicitamente politico che adotta lo slogan “No Kings” dalle manifestazioni di protesta contro l’autoritarismo di Donald Trump e che è stato presentato dal musicista come la «celebrazione ela difesa dell’America, della democrazia americana, della libertà americana, della costituzione americana e del nostro sacro sogno americano che sono sotto attacco da parte di un aspirante re e del suo governo canaglia a Washington, DC. Siete tutti i benvenuti, indipendentemente dalle vostre convinzioni».
Ovviamente l’amministrazione Trump, da sempre impegnata in campagne pop che prevedono fortissimi elogi a chi la appoggia e discredito a chi la critica, non poteva non rispondere. Se in passato Trump in persona ha offeso e minacciato Springsteen per il discorso fatto sul palco di Manchester («Non è un uomo di talento, solo un viscido e odioso idiota che ha sostenuto con convinzione un corrotto come Joe Biden» e «Farebbe bene a tenere la bocca chiusa fino a quando non torna in patria») e pubblicato un video in cui colpisce il musicista con una palla da golf, ora a reagire è Steven Cheung, direttore delle comunicazioni della Casa Bianca che ha affidato la replica a Politico.
«Quando quel perdente di Springsteen tornerà a casa nella City of Riuns che ha nella testa si renderà conto che i suoi Glory Days sono finiti e che i suoi fan lo hanno lasciato Out in the street, mettendolo in un Tenth Avenue Freeze-Out perché soffre di una grave forma di sindrome da delirio anti-Trump (Trump Derangement Syndrome nell’originale, espressione usata da anni per sminuire le crtiche verso il presidente, ndr) che gli ha fatto marcire il cervello».
