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La canzone da ascoltare oggi è ‘I nostri giorni’ di Andrea Laszlo De Simone

Doveva fermarsi «a tempo indeterminato». Stanotte ha pubblicato a sorpresa una canzone delle sue, l’altra faccia di ‘Vivo’, uno di quei pezzi che sembrano venire da un altro tempo e da un'altra dimensione

Andrea Laszlo De Simone

Foto: Posso farti una foto

Poco più di un anno fa ha annunciato che si sarebbe fermato «a tempo indeterminato». Stanotte ha pubblicato a sorpresa una canzone delle sue, uno di quei pezzi che sembrano venire da un altro tempo e da un’altra dimensione, e ti fanno capire che il 90% degli altri cantautori italiani sono modesti.

Parliamo di Andrea Laszlo De Simone e di I nostri giorni. La canzone è l’altra faccia di Vivo, che il cantautore ha pubblicato a gennaio 2021 e abbiamo inserito nella classifica delle migliori canzoni italiane dell’anno scorso. «Sono legate fra di loro come lo sono la gioia e la tristezza, la tragedia e la consolazione, la vita e la morte». Non a caso, le copertine dei due singoli condividono la stessa impostazione grafica.

Potete ascoltare I nostri giorni qui sotto, accompagnata da un video diretto da Enrico Bisi e Donato Sansone, non prima di aver letto l’introduzione dell’autore.

«Non sempre riesco ad afferrare la realtà e a distinguerla dall’opinione, un po’ come nel caso di alcuni esperimenti scientifici in cui l’osservatore stesso influenza l’esito dell’esperimento.

Per spiegarmi meglio provo a partire da un dato apparentemente incontrovertibile: ho 36 anni, l’anagrafe lo certifica, il bagaglio delle mie esperienze lo ribadisce, il mio aspetto lo tradisce e chi vive da prima di me lo testimonia.

Dunque sono un uomo adulto.

Ciononostante chi è più grande di me tende a considerarmi poco più di un bambino.

Lo fanno gli anziani, i genitori, lo Stato… ma è comprensibile.

Credo che la percezione della realtà cambi in base alla proporzione che intercorre fra il tempo già vissuto e quello che resta ancora da vivere ed è ulteriormente alterata dal ruolo che si ricopre in società.

La matematica applicata alla società si arricchisce di sentimenti, di emotività e di significati e si deforma facendo sorgere il dubbio che lei stessa possa avere le medesime caratteristiche dell’opinione.

Tre più tre fa sei, ma se parliamo di gelati o di morti il risultato emotivo cambia drasticamente e può ulteriormente cambiare se consideriamo anche il rapporto che l’osservatore ha con gli oggetti in questione: sei gelati per un diabetico non hanno lo stesso ruolo che hanno per una persona fisicamente sana e particolarmente golosa.

L’idea stessa di “vita” prende un’ accezione positiva in relazione all’opinione che generalmente abbiamo della morte, così come l’idea di gioia si struttura in contrapposizione alle sensazioni che genera la tristezza.

Tornando a noi, chi mi considera ancora un bambino probabilmente si sbaglia, ma non ha tutti i torti.
A pensarci bene, noi tutti osservati da una certa distanza abbiamo la stessa postura di certi bambini che a partire dalla fine degli anni ’80 armeggiavano con il Game Boy, circondati da un mondo che si domandava ancora se l’esposizione prolungata ad oggetti simili potesse far male.

Ho riflettuto sugli eventi e sui protagonisti dell’era moderna e sono arrivato alla conclusione che nonostante siano molti, probabilmente il vero grande e grosso protagonista dei nostri giorni sono i mezzi di comunicazione e la loro evoluzione.

Mentre all’inizio del secolo scorso erano strumenti in grado di far piovere la “verità” dall’alto illudendoci di avere dati certi attorno ai quali orientare la nostra morale e le nostre opinioni, oggi sono oggetti che teniamo nel palmo della mano e ci permettono di generare, condividere e fruire contenuti di qualsiasi genere.

Sono certo che negli ultimi due o tre anni sia capitato ad ognuno di voi di trovarsi improvvisamente in disaccordo su questioni riguardanti le sorti del mondo confrontandovi con qualcuno con il quale di norma avete sempre condiviso opinioni, ideali e morale.

È successo anche a me.

Non che ci sia niente di male ad avere opinioni differenti, ma sono rimasto colpito.

Credo che in realtà sia una diretta o indiretta responsabilità dello strumento in sé che ha nel suo DNA la capacità di mutare il proprio contenuto in base a chi lo sta utilizzando.

È un po’ come se comprassimo tutti l’ultimo libro uscito e lo leggessimo convinti di star leggendo lo stesso volume acquistato anche dagli altri, ma in realtà solo la copertina e il nome dei protagonisti restano immutati, mentre l’autore, le dinamiche della vicenda e la morale possono alterarsi fino a cambiare completamente.

I nostri giorni è una canzone che ho scritto circa tre anni fa e pur non avendo mai rimesso mano al testo, in questo breve e intensissimo lasso di tempo ho visto mutare il suo significato varie volte, perché è cambiato il contesto e perché sono cambiato anche io.

Oggi passerà attraverso il filtro dei mezzi di comunicazione e non ho idea di come questo la trasformerà ancora né di come potrà essere percepita.

I nostri giorni è l’altra faccia di Vivo, sono due canzoni legate fra di loro come lo sono la gioia e la tristezza, la tragedia e la consolazione, la vita e la morte.

A tutti voi chiedo scusa perché è una canzone molto triste e ultimamente di sentimenti del genere ne abbiamo respirati parecchi, ma gli ultimi anni mi hanno insegnato che noi esseri umani siamo dotati di un coraggio eccezionale se nonostante tutto continuiamo, chi più e chi meno, a conservare questa meravigliosa, perversa e sana voglia di vivere…i nostri giorni. Supereremo anche questa.

Grazie per l’attenzione e soprattutto per il coraggio. Buon ascolto e buona visione».

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