È una dibattito vecchio quanto la musica popolare: c’è bisogno di conoscere la teoria musicale e la sua terminologia per fare grande musica rock? L’esperienza dice di no: non si contano i musicisti di primo livello che hanno fatto la storia del rock senza avere una conoscenza approfondita della teoria musicale e dei suoi termini. Ma è anche vero che per portare la musica a un altro livello l’orecchio e l’istinto potrebbero non bastare. La pensa così Khn, il chitarrista/bassista degli Angine de Poitrine. Anzi, pensa che l’alternativa a studiare la teoria musicale e i suoi termini precisi serva a non essere scimmie con gli strumenti in mano. Gli interessa in particolare la correttezza terminologia, non solo in campo musicale: accordi e intervalli hanno un nome, dice, perché mai qualcuno dovrebbe vantarsi di non conoscere i nomi delle cose?
Lo dice in un’intervista pubblicata sul numero di agosto di Guitar World in cui racconta che, quando suona, pensa continuamente in termini di scale. «O meglio, di intervalli inseriti in un contesto. Ma è semplicemente un’informazione che giace da qualche parte nella mia coscienza. Molti credono che i musicisti suonino in modo robotico e impassibile pensando: “Ora devo suonare questa nota, per questo motivo”. Anche tra i musicisti esiste il mito secondo cui la conoscenza può in qualche modo danneggiare la creatività. Se dico che penso continuamente in termini di scale non significa che le cose vadano fatte in base a un determinato insieme di regole che determinano ogni mia scelta».
Khn ammette di avere conoscenze teoriche limitate, «ma riesco comunque a riconoscere e a dare un nome ad alcuni dei suoni e dei fenomeni che apprezzo. Posso usarli consapevolmente se cerco una determinata sfumatura, ma posso anche lasciare che le cose accadano e analizzarle man mano, o persino dopo. La terminologia è importante. Mi irrito da morire quando qualcuno usa il termine sbagliato durante una conversazione. Cerco consapevolmente di non assillare troppo la gente con cose del genere, ma quando suoni accordi, intervalli, melodie in un contesto armonico e ritmico, ogni cosa ha un nome. Perché mai qualcuno dovrebbe vantarsi di non conoscere i nomi delle cose? La terminologia è la nostra unica speranza di restare umani. Senza di essa, ci aspetta il caos. Date valore alla terminologia, adorate la terminologia o siate delle scimmie. Detto questo, ho sempre sognato di fare una jam con delle scimmie (ride)».
Nella stessa intervista Khn racconta l’influenza esercitata dal suo maestro di chitarra classica ai tempi della scuola superiore, un fan di Frank Zappa, «il tipo di insegnante di cui i ragazzi hanno paura, uno che sembrava sempre incazzato e aveva abitudini bizzarre, come tenere l’accordatore in un vecchio sacchetto per alimenti». Quando alla prima lezione gli ha chiesto di iniziare a suonare, «mi ha fermato dopo 15 secondi, visibilmente irritato e disgustato da quanto facevo schifo. Mi ha preso la mano e corretto l’angolazione delle dita. Mi ha legato con del nastro adesivo un vecchio anello di metallo per tenere il mignolo della mano destra vicino all’anulare. Mi ha fatto suonare una serie di pattern di fingerpicking sulle corde aperte, correggendo con mano pesante la mia postura e bombardandomi di informazioni».
Khn è uscito da quella lezione «sentendomi mediocre e la cosa mi ha spinto a esercitarmi parecchio. Alla fine abbiamo instaurato un buon rapporto. Quel tipo di insegnante ti distrugge l’ego se capisce che non stai dando il massimo, perché ha una visione forte della musica. Ma quando è ovvio che ti stai impegnando e stai applicando i suoi insegnamenti, diventa l’insegnante più generoso al mondo».
Com’è noto, Khn suona uno strumento a doppio manico, chitarra e basso, usando intervalli microtonali (è spiegato a questo link). È stato Klek, il batterista degli Angine de Poitrine, a realizzare la prima chitarra microtonale usata dal gruppo. «Era un’elettrica a manico singolo, una specie di Stratocaster economica di una marca qualunque». Lo ha fatto spinto dalla curiosità, ma «quando me l’ha fatta provare, ha funzionato bene e mi sono innamorato delle possibilità che si aprivano».
In quando alla chitarra a doppio manico che usa, «ho faticato parecchio a trovare qualcuno disposto a costruirla. Dopo alcuni tentativi falliti di convincere delle aziende a personalizzare modelli a doppio manico già esistenti, ho iniziato a comprare i pezzi. Mi sono fatto costruire due manici Warmoth, semplicemente scanalati ma senza tasti, e così ho chiesto a un liutaio della mia città di modificarli e aggiungere i tasti in quarti di tono. In pratica, gli ho scaricato addosso un mucchio di pezzi e lui è stato talmente gentile da accettare di realizzare quel progetto strano senza giudicarmi (ride)».
Il fatto di avere dei tasti aggiuntivi per i quarti di tono «non mi dà maggiore libertà. A dirla tutta, è quasi il contrario. Però apre la porta a nuove possibilità e questo è stimolante. Ho sempre avuto una certa passione per cromatismi e dissonanze. Raddoppiare il numero di note all’interno di un’ottava offre moltissime possibilità di crearne ed è fantastico. Immagino che col tempo molte aziende inizieranno a mettere sul mercato chitarre microtonali, nella musica popolare occidentale si sta diffondendo sempre più un certo interesse per questo tipo di sonorità. Mi ha molto sorpreso quanto fosse difficile riuscire a mettere le mani su un manico microtonale costruito professionalmente nel 2023».
Per gli Angine de Poitribne ogni cosa deve essere riprodotta da vivo ed eventualmente messa in loop, senza suoni pre-registrati, ma suonare con costumi e soprattutto maschere che limitano la vista e metteono caldo non è facile. «Quando hai l’idea brillante di suonare quelle parti al buio, con le luci in faccia, privo di visione periferica, con le dita coperte di vernice acrilica da quattro soldi e in più con un colpo di calore, beh, è molto difficile. È una fatica e ridiamo sempre di quanto sia assurdo, ma siamo una band, è uno show pensato per far sorridere la gente, farla ridere magari mentre balla. Non avrebbe senso farlo se lo show business fosse incentrato esclusivamente sulla sola musica».
Tra agosto e fine novembre il duo canadese sarà in tour in Europa, ma dopo quella al Poplar di Rovereto a fine maggio (qui il report) non sono previste altre date in Italia.










