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Khalid: «La mia musica per millennials»

Da timido ragazzo di El Paso, Khalid è diventato una popstar grazie a Snapchat e a un disco di canzoni strappalacrime, nate da uno smartphone

Appena un anno fa, Khalid era un artista 18enne, senza nessun contratto, che stava finendo la high school a El Paso, Texas. Aveva registrato qualche traccia R&B, le aveva caricate sul suo Soundcloud ed era diventato un eroe locale – un cambiamento profondo per un ragazzo timido, cresciuto cantando pezzi tratti da musical.

Ma quando si è trasferito a El Paso, ha iniziato a incanalare la sua solitudine nelle canzoni. Niente sessioni in studio – le idee sono state registrate in un memo vocale in bagno o nella camera da letto di qualcuno. E Khalid non aveva nemmeno una macchina, quindi una volta si è rivolto a Twitter per andare a registrare.

Ricorda: «Ho scritto: “Qualcuno può venirmi a prendere e portarmi a casa di un amico per registrare”». La traccia che gli ha permesso di non ritrovarsi mai più senza un passaggio è intitolata Location. «Ero alla fine del mio anno da senior», dice, «i miei compagni mi chiedevano quando avrei realizzato un altro pezzo. Sono andato dal mio manager e gli ho detto: “Dobbiamo far uscire quella traccia. Sto perdendo notorietà e il ballo di fine anno è dietro l’angolo”».

Dopo che Kylie Jenner ha messo su Snapchat un video in cui la ascolta, la sua fama è diventata qualcosa di più che local e poco dopo stava ultimando il suo album di debutto, American Teen, un mix di pop e ballate da cuori infranti. Molte delle canzoni – tra cui il singolo Saved – parlano della caratteristica principale dei millenials: il telefono. «Innamorarsi alla high school e poi disinnamorarsi, è una questione tutta digitale», dice Khalid. «Sono stato mollato più di una volta con una telefonata e ho parecchi messaggi di fidanzate che mi dicono cosa pensano di me, dopo la fine della relazione».

Fino a quando non è arrivato a El Paso, pensava di diventare un insegnante di musica. Ma nell’ultimo anno e mezzo ha scoperto qualcosa di se stesso: un suono che scava nel profondo, che occupa gli spazi vuoti e che dà al passato la forma del futuro.

«In un paio di mesi, mi sono sentito come se avessi scoperto la mia vera voce», dice. «Ma chi può saperlo? Nel prossimo album ci potrebbe essere una voce ancora diversa. L’arte è fluida e viaggia. Devi lasciarti trasportare. Non puoi essere tu al comando».

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