Kendrick Lamar & Lorenzo Senni: supereroi, petrolieri e colonne sonore

Mentre il rapper di Compton si fa bello davanti ai produttori di Hollywood, Lorenzo Senni e Francesco Fantini hanno musicato 'The Challenge', un documentario sugli eccessi dei petrolieri.

Sono convinto che sia stato un bene che Black Panther non sia uscito nel 1992. All’epoca, Wesley Snipes si era detto interessato a portare per la prima volta al cinema un supereroe Marvel nero. Poi la cosa non andò in porto e Wesley dovette aspettare sei anni prima di poter interpretare un eroe di colore: Blade. Ecco, ma perché meglio oggi che 26 anni fa?

Per prima cosa, a inizio anni ’90 alla Casa Bianca c’era sì un pezzo di merda, George Bush senior, ma almeno non un mentecatto che ha scatenato una silenziosa guerra civile nel suo stesso Paese (ciao Donald). In secondo luogo, perché nel ’92 Kendrick Lamar aveva cinque anni. Un’età che, per quanto tu sia bravo, è difficile che ti possa permettere di firmare la colonna sonora più hype del 2018 – siamo all’inizio dell’anno, OK, ma è come se già lo sapessimo tutti. Con Black Panther: The Album, Music From And Inspired By, Kendrick non si è voluto sostituire al compositore delle musiche originali Ludwig Göransson, ma ha sfruttato un’occasione come l’uscita del film per cacciare un’altro album immenso (di cui solo una minima parte appare nel film), dimostrare le sue doti da music biz-man e farsi bello davanti ai produttori di Hollywood. Con lui nel disco anche SZA, The Weeknd, Vince Staples e metà scena hip hop di LA. Ciliegina sulla torta del respect: Kendrick ha comprato tre cinema per permettere anche ai ragazzini delle zone disagiate di vedere il film.

Meno appariscente invece è stato il lavoro di altri musicisti su un’altra colonna sonora che sta generando non poco hype. Parliamo di Lorenzo Senni e Francesco Fantini, amici e collaboratori che hanno musicato The Challenge, un documentario di Yuri Ancarani che mostra gli sfarzi e gli eccessi nascosti dei ricchi petrolieri. Qui, la mano orchestrale ed esperta di Fantini è servita a Senni come guida per le sue divagazioni puntinistiche, molto meno trance dei suoi lavori solisti ma non meno eccentriche, oniriche.

E c’è qualcosa di surreale nel sentire Lorenzo usare i violini nello stesso febbricitante modo con cui organizza gli arpeggiatori del suo Roland JP-8000 (come in Hawks Legacy). Una dimostrazione che si può giocare in un altro campionato rispetto a Lamar, ma ottenere la stessa dose di brividi.