Kanye West racconta il disturbo bipolare: «Non sono né nazista né antisemita» | Rolling Stone Italia
"Those I’ve Hurt"

Kanye West racconta il disturbo bipolare: «Non sono né nazista né antisemita»

Il rapper ha acquistato una pagina del Wall Street Journal per scusarsi di dichiarazioni e comportamenti estremi. Dopo un incidente, la diagnosi tardiva del disturbo bipolare lo avrebbe reso «disconnesso dalla realtà»

Kanye West racconta il disturbo bipolare: «Non sono né nazista né antisemita»

Kanye West

Foto: Scott Dudelson/Getty Images

Kanye West ha acquistato un’intera pagina del Wall Street Journal, indirizzata a “Those I’ve Hurt” (“A chi ho ferito”) per scusarsi di alcune fra le sue dichiarazioni più violente e razziste e dei suoi comportamente controversi. Nella lettera li collega in parte alle battaglie che porta avanti sul fronte della salute mentale e a una diagnosi tardiva di disturbo bipolare (un anno fa ha negato di esserne affetto, dicendo anzi che la diagnosi di disturbo bipolare era sbagliata).

Ye apre il testo raccontando un episodio cruciale della sua vita: un incidente d’auto nel 2002 comn conseguente frattura della mascella e che, secondo la sua ricostruzione, gli ha causato una lesione al lobo frontale del cervello mai diagnosticata correttamente fino al 2023. Questa mancanza avrebbe contribuito alla successiva diagnosi di disturbo bipolare di tipo 1 e a lunghi periodi di comportamento «disconnesso dalla realtà». E aggiunge: «Ho perso il contatto con la realtà».

Riconosce anche di non aver contribuito a migliorare la situazione: «Le cose sono peggiorate perché ho ignorato a lungo il problema. Ho detto e fatto cose di cui mi pento profondamente. Alcune delle persone che amo di più le ho trattate nel modo peggiore». E sottolinea: «Avete sopportato paura, confusione, umiliazione e la frustrazione nel cercare di stare accanto a qualcuno che, a tratti, era irriconoscibile. Guardando indietro, mi sono distaccato dal mio vero io».

Riferendosi più nel dettaglio alla sua salute mentale, Ye descrive il disturbo bipolare come un nemico interno, capace di mascherarsi da lucidità e sicurezza mentre porta alla perdita di controllo. «Uno degli aspetti più difficili del disturbo bipolare di tipo 1 sono i momenti di disconnessione – molti dei quali non riesco ancora a ricordare – che portano a giudizi sbagliati e comportamenti sconsiderati, che spesso sembrano un’esperienza fuori dal corpo». In questo contesto, prosegue e spiega di un episodio maniacale di quattro mesi nel 2025, definito «psicotico, paranoico e impulsivo», che avrebbe avuto un impatto devastante sulla sua vita personale e professionale.

La lettera affronta poi direttamente uno dei capitoli più controversi della sua vita pubblica. Ye si dice «profondamente mortificato» per aver utilizzato simboli distruttivi come la svastica e prende le distanze dalle etichette che gli sono state attribuite negli ultimi anni: «Sono impegnato nell’assunzione di responsabilità, nelle cure e in un cambiamento reale. Questo però non giustifica ciò che ho fatto. Non sono un nazista né un antisemita. Amo gli ebrei».

Seguono le scuse rivolte sia alla comunità ebraica sia alla comunità nera, che Ye definisce «il fondamento di chi sono». A entrambe riconosce il dolore causato dalle sue parole e dalle sue azioni, ammettendo di averle deluse.

In chiusura, il rapper parla di un percorso di guarigione fatto di terapia, farmaci, esercizio fisico e «vita pulita», che gli avrebbero restituito una nuova chiarezza. E dice di voler ora indirizzare le proprie energie verso un’arte positiva. Pur sottolineando che le scuse non devono essere intese come un lasciapassare, chiede pazienza e comprensione mentre lavora per «tornare a casa».

La lettera arriva in un momento delicato della sua carriera, a pochi giorni dal previsto e più volte rinviato lancio di Bully, prima del concerto italiano di sabato 18 luglio 2026 alla RCF Arena di Reggio Emilia e a seguito di anni di polemiche che hanno portato alla perdita di partnership commerciali.