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Josh Homme pensa che le band che non suonano dal vivo le proprie hit siano «un po’ stronze»

Il leader dei Queens of the Stone Age ne ha parlato in un podcast: «È come se certi artisti fossero arrabbiati con la loro stessa musica».

Foto: Kevin Winter/Getty Images

Cos’hanno in comune Smells Like Teen Spirit dei Nirvana, Creep dei Radiohead e Shiny Happy People dei REM? In primis che sono tre canzoni conosciute più o meno da tutti, ma anche che sono tre hit che le band in questione hanno deciso di escludere dai propri live durante la propria carriera tra lo sconcerto e la delusione dei fan. Chi per sfinimento, e chi invece per disgusto, spesso è capitato nella storia del rock che molte hit non venissero riproposte ai concerti tra la delusione dei fan.

Sul tema è intervenuto Josh Homme, intervistato nel podcast Tuna on Toast With Stryker. «Penso sia un po’ da stronzi non voler suonare i propri grandi successi», ha esordito il leader dei Queens of the Stone Age: «Comportarsi come se una canzone che è piaciuta a tanta gente fosse un fardello da portarsi dietro è una strana reazione in risposta all’amore che il pubblico ti dà. È una reazione particolare». E ancora: «In questi anni mi è capito di vedere molti artisti aver questo comportamento. Come fossero arrabbiati con la loro stessa musica. Avere un pubblico è figo, ed è normale che i fan vogliano qualcosa in cambio. Sono quelle canzoni ad aver portato quel pubblico ai tuoi concerti. Mi sembra normale che quelle persone poi vogliano sentire quei pezzi».

Riportando l’argomento a sé, il musicista ha parlato infine del suo rapporto con la sua canzone di successo: «So che suonerò per sempre No One Knows perché amo suonare quel brano; è un patto con il pubblico. Penso sia anche parte del motivo per cui la gente si presenta ai nostri show, quindi, eccoci».

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