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Jonny Greenwood e l’amore per la musica orchestrale

Il poli-strumentista ci racconta come abbia ripensato il suo processo compositivo grazie alla scrittura della performance live

Jonny Greenwood in azione, Foto CC Daniele Dalledonne via Flickr

Jonny Greenwood in azione, Foto CC Daniele Dalledonne via Flickr

Nonostante il desiderio dei fan di un album successivo a “The Kings of Limbs” del 2011, i Radiohead si sono presa una lunga e meritata pausa… tutti tranne il poli strumentista che si è’ tenuto piuttosto impegnato. In un articolo al The Guardian Greenwood racconta il suo anno sabbatico dai Radiohead, il progetto orchestrale per colonne sonore (incluso quella per il prossimo film di Paul Thomas Anderson Inherent Vice) ed una nuova passione per la musica orchestrale.

Una delle attività che ha visto Greenhood particolarmente impegnato è stato “scrivere temi per piccoli complessi di archi” oltre a suonare con la Australian Chamber Orchestra e la London Contemporary Orchestra sperimentando musica “scritta per essere suonata live e non registrata in studio”. Un approccio e un punto di vista nuovo che hanno portato Greenwood a riflettere sul suo modo di scrivere e comporre.

Il musicista ha dichiarato:

Amo il tratto estemporaneo della musica live: e’ così fortemente influenzata dal luogo in cui viene suonata, ogni volta diverso, e poi svanisce assorbita nei muri. Diversamente dalla musica registrata non e’ mai uguale a se stessa. L’improvvisazione può’ portare a stonare (poco o tantissimo, dipende) ma è un’esperienza che si vive e si condivide tutti assieme nella stessa stanza.

Nella sua ricerca Greenwood si è spinto anche nei territori dei puristi del suono indagando i motivi per cui alcuni prediligono la fedeltà della riproduzione piuttosto che la musica in sè.

Sono andato con il produttore dei Radiohead Nigel Godrich in un paio di negozi di dischi e, guardando i prezzi, in uno di questi ho chiesto al proprietario: “perché dovrei voler ascoltare OK Computer con un riproduttore di CD che mi costa più del registratore con cui l’abbiamo incisa?” Lui ci ha risposto “ah, siete di quei tipi che credono che il digitale sia solo una questione binaria di 1e 0 vedo.

A marzo Greenwood aveva dichiarato al Nashville Cream che la band ha in progetto di incontrarsi alla fine dell’estate per discutere le prossime mosse. Nel frattempo continuerà a dedicarsi al suo progetto orchestrale.

Ad agosto porterà lo score di There Will Be Blood a Londra per la prima volta per poi proseguire a New York a settembre con due show. In quelle occasioni Greenwood suonerà un ondes Martenot (un pianoforte amplificato dei primi del 1900) assieme alla Wordless Music Orchestra, una band di 50 elementi di New York durante la proiezione del film di Paul Thomas Anderson che avverrà su di uno scherzo di 15 metri all’interno dell’United Palace Theater.

L’appuntamento è per il 19 e il 20 settembre.

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