Johnny Cash, l’energia oscura del country

Kris Kristofferson racconta la leggenda del Man In Black: «Era magro come un serpente ma sembrava attraversato da scariche elettriche. Si aggirava sul palco quasi fosse una pantera e sembrava che da un momento all'altro potesse esplodere come una bomba».

Jonny Cash, foto via Youtube


Johnny Cash aveva un carattere ‘biblico’. Ricordava un vecchio predicatore, ma selvaggio e pericoloso, come uno di quegli eroi che si vedono nei film western. Era un gigante, e non ha mia perso la sua grandezza: non credo vedremo mai più nessuno alla sua altezza. Naturalmente, la prima cosa per cui verrà sempre ricordato è la potenza e l’originalità della sua musica.

La prima volta che sentii Johnny Cash fu quando pubblicò I Walk the Line nel 1956. Non avevo mai sentito niente del genere. All’epoca Elvis aveva già sfornato tante hit, ma I Walk the Line era totalmente diversa. Non suonava nemmeno come il resto della musica country, in quegli anni molto popolare, ma la musica di Johhny era sempre circondata da un’energia oscura. Quando ero bambino il mio idolo era Hank Williams, anche lui aveva un’energia simile a quella di Cash: nella musica di entrambi si poteva scorgere quell’oscurità selvaggia.

Come cantautore, ho sempre amato i suoi testi. All’inizio della sua carriera, John pubblicò una manciata di canzoni potentissime, tutte nel giro di qualche mese. Per me la migliore è sempre stata Big River, una canzone scritta divinamente, senza eguali, l’immaginario che evoca è di una potenza devastante. La prima volta che vidi John dal vivo, ero in congedo dall’esercito e stavo visitando Nashville. Stava suonando al programma Grand Ole Opry, io lo osservavo dal backstage – era uno dei più grandi performer che io abbia mai incontrato nella mia vita.

A quel tempo era magro come un serpente ma sembrava attraversato da scariche elettriche. Si aggirava sul palco quasi fosse una pantera e sembrava che da un momento all’altro potesse esplodere come una bomba. Infatti, ci fu una volta in cui successe veramente, all’Opry, quando prese a calci tutti i riflettori, distruggendoli. Fu bandito dallo show, era un pubblico piuttosto conservatore.

La caratteristica principale di John – e credo che tutti siano d’accordo – era il suo senso d’integrità: integrità nel rapporto con la musica, con le altre persone e con la vita. Difese a spada tratta Bob Dylan, nei giorni in cui l’intero music business sembrava avergli girato le spalla per la sua ‘svolta elettrica’. E lo stesso fece con me, negli anni ’80, quando andai a suonare in Nicaragua, all’epoca considerato uno ‘Stato canaglia’. Johnny è sempre stato così, diventava la voce di chi non aveva voce, degli ultimi, dei relegati.

Credo che The Man Comes Around, uno degli ultimi album realizzati da Johnny Cash, fu un’opera maestosa, la sua versione di Danny Boy mi sconvolge ogni volta che la ascolto. Verrà per sempre ricordato per il modo in cui è invecchiato, sia come musicista che come persona. È passato dall’essere considerato un selvaggio, come fu per Hank Williams, all’essere incoronato come uno dei padri degli Stati Uniti. È stato amico con alcuni presidenti, con il predicatore della Casa Bianca Billy Graham. Il suo volto dovrebbe essere scolpito sul Monte Rushmore.

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