Joan Baez, la storica voce del folk americano, durante una lunga conversazione nel podcast Wiser Than Me With Julia Louis-Dreyfus ha criticato il silenzio sulla politica di gran parte delle popstar contemporanee di fronte a quella che l’attrice ha definito «l’attuale assalto alla democrazia» da parte dell’amministrazione Trump.
A introdurre il tema è stata proprio Julia Louis-Dreyfus, chiedendo a Baez se trovi frustrante il fatto che molti giovani artisti evitino di esporsi: «Credo di capire da dove arrivano. È significativo che la canzone usata in tutte queste manifestazioni sia ancora The Times They Are a-Changin’. Quel livello di scrittura non è più stato raggiunto. Nessuno ci si è avvicinato».
Baez ha precisato che alcuni artisti stanno tentando di usare la musica come strumento politico. Ha citato Brandi Carlile e Maggie Rogers, sua amica personale, che recentemente ha preso posizione durante una manifestazione contro l’ICE, l’agenzia federale statunitense per il controllo dell’immigrazione. In seguito la stoccata più dura: «Guardo questi stadi pieni di giovani cantautrici brillanti e penso: perché non riescono semplicemente a fare quel piccolo passo? Tanto ormai sono già ricche come Dio».
Nel corso dell’intervista Baez ha anche ricordato uno dei primi momenti in cui capì il potere della musica quando, da adolescente, si esibì davanti agli Shriners, storica organizzazione massonica americana: «Non ricordo cosa cantai, ma si zittirono tutti e ascoltarono davvero. Alla fine un uomo anziano mi disse: “Non svenderti. Sei brava, andrai lontano”».
Negli ultimi mesi Baez ha partecipato attivamente alle proteste contro le politiche di Trump. Si è esibita insieme a Maggie Rogers e Tom Morello durante il raduno No Kings al Minnesota State Capitol, cantando The Times They Are A-Changin’ di Bob Dylan. I tre avevano preso parte anche all’evento Artists United for Our Freedoms, organizzato contro le modifiche volute da Trump al Kennedy Center ed è stata annunciata tra gli ospiti del Power To The People Festival organizzato da Tom Morello, insieme a Bruce Springsteen, Foo Fighters e Serj Tankian, pensato come risposta artistica e politica al clima americano degli ultimi mesi.
Non è la prima volta che Baez denuncia l’assenza di vere canzoni di protesta contemporanee. In una precedente intervista a Rolling Stone aveva detto che «ci serve un inno. Ma gli inni non si possono fabbricare. Imagine è ancora bellissima. Le canzoni di Dylan sono ancora conosciute ovunque. Ma niente ha lo stesso effetto di We Shall Overcome».














