Jimi Hendrix, 10 cose che non sapevate su ‘Electric Ladyland’

Un kazoo fatto in casa, Brian Jones strafatto e altre leggende a proposito del capolavoro uscito esattamente 50 anni fa

«Stiamo suonando nuovi brani che sono davvero fantastici, abbiamo appena iniziato», diceva Jimi Hendrix a Rolling Stone nel febbraio del 1968, appena dopo il concerto dell’Experience al Fillmore West di San Francisco. «Quando hai delle canzoni in testa finisci per fare tutto in fretta, vuoi tornare in studio perché è così che funzionano i meccanismi del tuo cervello… Volevamo suonare al Fillmore, certo, ma continuavamo a pensare a tutte queste canzoni che sono completamente diverse da quello che facciamo di solito».

All’epoca non lo sapeva nessuno, ma Hendrix parlava delle canzoni – a cui lavorava senza sosta dall’estate precedente, aiutato dal bassista Noel Redding e da Mitch Mitchell – che sarebbero diventate il nucleo di Electric Ladyland, il doppio album che vedrà la luce solo il 16 ottobre 1968. L’ultimo album registrato dalla Jimi Hendrix Experience, e l’unico primo posto in classifica della sua carriera, è lontano anni luce dai due album precedenti, Are You Experienced? e Axis: Bold as Love, tutti e due usciti nel 1967.

Jimi Hendrix fotografato da Baron Wolman, Caters – / IPA

Nonostante Crosstown Traffic e Burning of the Midnight Lamp non sarebbero stati particolarmente fuori posto in quei dischi, Electric Ladyland era pieno di nuovi colori, sapori e avventure: And the God Made Love, un “dipinto sonoro” con batterie accelerate, voci distorte e piatti in reverse; Have You Ever Been (to Electric Ladyland), una filastrocca alla Curtis Mayfield; la rivoltosa House Burning Down; Vodoo Chile, una jam con Steve Winwood e Jack Casady dei Jefferson Airplane; il soul-jazz di Rainy Day, Dream Away; e l’epica psichedelica di 1983 (A Merman I Should Turn To Be). L’album, poi, contiene due canzoni che segneranno per sempre la leggenda di Hendrix – Vodoo Child (Slight Return) e la reinterpretazione di All Along the Watchtower di Bob Dylan.

Ma nonostante sia ricordato come il vero capolavoro del chitarrista, la gestazione di Electric Ladyland è stata molto difficile. Le session di registrazione – divise tra gli Olympic Studios di Londra e Record Plant a New York – erano continuamente interrotte dalle incombenze del tour. Hendrix era spesso frustrato e il suo perfezionismo e la sua fascinazione per la sperimentazione sonora finirono per alienare anche i collaboratori più fidati. Anche a lavori conclusi, l’album non suonava esattamente come Hendrix l’aveva immaginato.

In onore del suo 50esimo anniversario, ecco 10 cose che probabilmente non sapevate su Electric Ladyland.

Il coro di ‘Burning of the Midnight Lamp è cantato dalla mamma di Whitney Houston

La prima canzone registrata nelle session di Electric Ladyland, l’introspettiva Burning of the Midnight Lamp, è stata scritta durante l’incisione di Axis: Bold as Love, ma non fu conclusa in tempo per quell’album. Burning rappresenta la prima collaborazione tra Hendrix e il sound engineer Gary Kellgren; i due si sono trovati a meraviglia, e Kellgreen fu determinante in tutte le session. Quando Hendrix decise che il brano aveva bisogno di un coro femminile, fu la moglie di Kellgreen, Marta, a proporre le Sweet Inspirations, un quartetto guidato da Emily Houston, la mamma di Whitney. «Pensavano tutte che il brano fosse un po’ strambo», ha detto il co-produttore Chas Chandler. «Midnight Lamp le ha messe in difficoltà, ma hanno fatto un grande lavoro».

In ‘Crosstown Traffic’ Hendrix suona un kazoo fatto in casa

«Il wah-wah è grandioso perché non ha nessuna nota», ha detto Hendrix esaltato dalla nuova invenzione, uno dei suoi giocattoli musicali preferiti. Hendrix amava sperimentare con gli accessori del suo strumento, e se c’era l’occasione ne costruiva di nuovi da solo. In All Along the Watchtower ha usato un accendino al posto dello slide – e in Crosstown Traffic ha doppiato la chitarra con un kazoo costruito con un pettine e del cellophane. «Eravamo al lavoro su Crosstown Traffic e Jimi non riusciva a trovare il suono che stava cercando», ha detto l’amico Turner. «Mi ha detto: “hai per caso un pettine? Dammi quel pettine, e qualcuno trovi del cellophane”. Il solo di chitarra di Crosstown Traffic è doppiato con quel kazoo. Mi sembrava una scelta incredibilmente coraggiosa. Pur di raggiungere il suono che desiderava, Jimi avrebbe suonato qualsiasi cosa gli capitasse per le mani».

Brian Jones ha cercato di suonare il piano in ‘All Along the Watchtower’… senza successo

Hendrix era solito invitare altri musicisti a partecipare alle sue session, e quelle di Electric Ladyland furono ricche di grandi collaborazioni: Al Cooper, Buddy Miles e tre membri dei Traffic (Dave Mason, Steve Winwood e Chris Wood). A un certo punto agli Olympic Studios si presentò un certo membro dei Rolling Stones, con una voglia incontenibile di registrare una traccia di piano. Il suo entusiasmo, però, venne presto sopraffatto dalla sua ubriachezza. «Brian Jones in persona si è presentato in studio per registrare», ha detto Eddie Kramer. «Credo abbia provato un paio di take, poi ha lasciato perdere». Pur di non urtare i sentimenti dell’amico, però, Hendrix gli chiese di suonare le percussioni.

Bob Dylan pensava che la versione di Jimi di ‘Watchtower’ fosse meglio dell’originale

«Io amo Dylan», diceva Hendrix nel 1969. «L’ho solo incontrato una volta, circa tre anni fa, al Kettle of Fish di McDougal Street. Non ero ancora andato in Inghilterra. Credo che fossimo entrambi piuttosto ubriachi, magari lui nemmeno se lo ricorda». Hendrix ha sempre suonato cover di brani di Dylan, ma All Along the Watchtower è il suo tributo definitivo al cantautore. Dylan stesso ne ha parlato con entusiasmo in diverse occasioni. «Mi ha sconvolto, davvero», ha spiegato al Fort Lauderdale Sun Sentinel nel 1995. «Aveva così tanto talento… riusciva a trovare cose nascoste nelle canzoni, cose che nessuno pensava potessero essere lì. Credo abbia migliorato la canzone sfruttando gli spazi vuoti. Io stesso ho suonato la sua versione, e continuerò a farlo».

La jam di ‘Voodoo Chile’ era un tentativo di ricreare l’atmosfera del club preferito di Jimi

«Mi piacciono le jam notturne nei club», ha detto Hendrix nel 1970. «È una sensazione diversa, interagisci in un modo nuovo con il pubblico. Non pensi più ai riflettori, solo alle persone». All’epoca di Electric Ladyland, il locale preferito di Jimi era lo Scene, un nightclub vicino a Record Plant. È lì che la notte del 2 maggio 1968 Jimi incontrò Steve Winwood e Jack Casady, entrambi subito invitati in studio per una jam session con Mitch Mitchell alla batteria. «Siamo stati lì tutta la notte, poi Jimi ha detto: “Hey, andiamo in studio e facciamolo”», ha detto Eddie Kramer. «L’idea era di far suonare tutto come se fosse un concerto». Dopo tre take, Voodoo Chile era pronta per i posteri. Kramer aggiunse la registrazione di un vero pubblico in un secondo momento.

’Voodoo Child (Slight Return)’ è stata registrata mentre la band era impegnata in un documentario per la TV

Il giorno dopo la registrazione di Voodoo Chile, Hendrix tornò in studio con Noel Redding e Mitch Mitchell per registrare un possibile documentario per ABC. Nonostante dovessero solo fingere di registrare, Hendrix approfittò del momento per insegnare ai colleghi una nuova canzone – e tre take dopo, è nata Voodoo Child (Slight Return). Nonostante ABC non abbia mai utilizzato le riprese – che purtroppo sono andate perdute – Voodoo Child (Slight Return) rimane una delle tracce più potenti mai registrate da Hendrix.

Foto Getty

Il manager di Hendrix si licenziò a causa dell’eccessivo perfezionismo del chitarrista

La spontaneità delle registrazioni di Voodoo Chile e Voodoo Child (Slight Return) era un’eccezione per le session di Electric Ladyland, con grande rammarico di Chas Chandler, manager e produttore di Hendrix. Chandler, che preferiva i dischi registrati con il metodo “mordi e fuggi”, era frustrato dalle tendenze perfezioniste di Hendrix e dall’atmosfera da festa che dominava le serate a Record Plant. «Andavo lì e aspettavo Jimi», ha raccontato. «E lui si presentava sempre con otto o nove tirapiedi. Quando finalmente iniziavamo a registrare, lui suonava per i suoi ospiti e non per le macchine… facevano un pezzo a oltranza, e ogni volta che gli dicevo “Questa è buona. Ce l’abbiamo”, lui insisteva per registrarne un’altra e un’altra e un’altra. A un certo punto ho alzato le mani e me ne sono andato».

Anche Noel Redding, il bassista dell’Experience, era seccato dai festeggiamenti continui, e soprattutto dalla decisione di Hendrix di suonare il basso in molte delle tracce del disco. «Gli ho detto quello che pensavo della scena che si stava costruendo intorno», ha scritto nella sua biografia. «C’erano dozzine di persone in studio, non riuscivi neanche a muoverti. Era una festa, non una session. Lui mi diceva solo “rilassati, amico”. Così sono andato a rilassarmi fuori da quel posto, convinto di non volerlo vedere mai più». A differenza di Chandler, però, Redding tornò in studio.

Hendrix non sapeva nulla della copertina della versione inglese

Hendrix aveva idee molto specifiche sull’estetica di Electric Ladyland. Linda Eastman, la fotografa che presto avrebbe sposato Paul McCartney, aveva scattato un ritratto della band insieme ad alcuni bambini, vicino alla scultura di José de Creeft a Central Park, e Jimi pensava fosse perfetta per la copertina dell’album. «Per favore utilizzate la versione a colori della nostra foto con i ragazzini e la statua – COVER ESTERNA», scrisse a Reprise Records, la sua etichetta americana. Per non si sa quale ragione, la label decise di utilizzare la versione polarizzata di una foto scattata a un concerto del 1967. Track Records, l’etichetta inglese, fece una scelta più provocatoria e mise in copertina la foto di David Montgomery con 19 donne nude.

Secondo un articolo di Rolling Stone del 7 dicembre 1968, la versione inglese fu accolta con “resistenze, addirittura censura in molti negozi di dischi delle isole”, mentre a Londra veniva venduto dentro una busta “protettiva” marrone. «Io non sapevo nulla della copertina inglese», ha detto Hendrix nel 1968. «Ma sai, me la sono fatta andare bene. Comunque, penso che sia triste che il fotografo le abbia rese così brutte. Alcune di loro sono belle ragazze, ma lui ha usato una lente fisheye o qualcosa del genere. È crudele, ma non è colpa mia».

La cover UK di ‘Electric Ladyland’

Hendrix non era soddisfatto del sound dell’album

Nonostante avesse passato moltissime ore in studio per l’incisione – accumulando una bolletta di $60mila con Record Plant e di $10mila con Olympic (nel 2018 sarebbe quasi mezzo milione di dollari) – Hendrix dedicò poco tempo al mix del suo album. Il chitarrista subiva le pressione di Repirse, che voleva un prodotto finito, e lavorò al missaggio mentre era in tour con la band. «È davvero difficile concentrarsi su due cose così diverse», disse poco dopo l’uscita nei negozi. «Il mix a volte è confuso – non proprio confuso ma con troppi bassi. L’abbiamo prodotto e tutto il resto, ma ovviamente quando è arrivato il momento di stampare l’hanno rovinato. Non sapevano quello che volevamo. Ci sono suoni in 3D su quel disco che non riuscirete ad apprezzare, qualcuno pensava fossero fuori fase».

Rolling Stone pubblicò una recensione negativa

Nell’ottobre del 1968 non c’era nulla che suonasse come Electric Ladyland, e non è sorprendente scoprire che alcuni dei critici dell’epoca non lo apprezzarono nella sua totalità. Tony Glover – qui la sua recensione – aveva opinioni contrastanti: da un lato apprezzava il lato più blues dell’album (così come All Along the Watchtower), dall’altro non era altrettanto entusiasta dei momenti più heavy, soprattutto 1983. «Appena l’ho ascoltata ho pensato, ma perché l’ha fatto?», scriveva. «Poi ho capito, Jimi ha creato un mondo meraviglioso e ha deciso di farlo a pezzi prima che lo facesse qualcun altro. Una delusione».

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