20 anni di “Jagged Little Pill”: Alanis Morissette ci insegna cos’è la sfiga

L'album che ha insegnato a milioni di ragazze che la vita è un susseguirsi di sfighe esce in versione deluxe
Copertina di "Jagged Little Pill"

Copertina di "Jagged Little Pill"


Nel 1995 è uscito un disco che non era studiato per diventare un fenomeno pop, anzi. Alanis Morissette era già famosa in Canada da quando a 10 anni ha partecipato a una serie tv di Nickelodeon, e nel 1991 e 1992 ha pubblicato due dischi un po’ R’n’B un po’ no, insieme a videoclip con cotonature e ballerini muscolosi a fare da sfondo. Ma tutto questo resta chiuso nei confini del suo Paese natale, quello che è arrivato a noi di Alanis non assomiglia per niente a una versione allo sciroppo d’acero di una ex baby star.

Jagged Little Pill è uscito nel luglio del 1995 per la Maverick, la ora defunta casa discografica fondata (tra gli altri) da Madonna. Morissette era arrivata a Los Angeles per sfondare, e lì ha conosciuto Glen Ballard, producer dietro ai dischi di Michael Jackson. Insieme hanno scritto le tracce, e nel giro di un anno il disco era nei negozi e nelle camerette di migliaia adolescenti (ma anche pre- e post-) che lo hanno trasformato in un album icona degli anni ’90.
In un anno Alanis è diventata la sorella maggiore matta e saggia che a molte di noi mancava, di cui volevi i capelli lunghi e mossi ma eri felice che si fosse cuccata lei tutte quelle sfighe di cui parla. Il suono era abbastanza dolce da non ferire le giovani orecchie di chi lo ascoltava, ma incazzato il giusto per essere uno sfogo contro (in quest’ordine): i ragazzi che ti lasciano (o che neanche si mettono con te), la società che ti etichetta, il destino infame, i centomila cucchiai quando hai bisogno di un coltello. Lo hanno definito un disco alt-rock, un termine abusato che vuol dire tutto e niente, e post-grunge, ma giusto perché era quello periodo, ma suona come un girly blue-eyed blues.

Nel 1996, anno in cui uscì Ironic come singolo e il disco arrivo nelle mie mani, avevo 10 anni e non sapevo tante cose della vita, e neanche l’inglese. Ho consumato il booklet e le pagine dei testi di Tutto Musica (a parlarne sembra il 1996 a.C.) per capire il significato di quei pezzi, e con soddisfazione e un filo di imbarazzo ascoltavo i versi “Would she go down on you in a theatre” e “Are you thinking of me when you fuck her?” davanti ai miei ignari – mentre due anni prima cantavo Don’t want no short dick man restando impassibile come fosse Fra Martino Campanaro. Mi commuovevo ad ogni ascolto di Ironic e Head Over Feet e mi sentivo migliore di tutti i miei amichetti rimasti fermi al pop italiano che ascoltavano i loro genitori in macchina (“Mi ricordo montagne verdi”? Poppanti.) Due anni dopo sarebbe arrivato Spice delle Spice Girls, e avremmo tutte accantonato la rivincita femminile di Jagged per un femminismo più appariscente ma anche, come dire, all’acqua di rose, tipo un deodorante.

Il 30 ottobre 2015, a 20 anni e qualche mese dall’uscita del disco, viene pubblicato un cofanetto da 4 CD con demo, un live inedito e le versioni acustiche dei brani. Risentito ora, a un’età diversa e con un livello d’inglese decisamente migliore, Jagged è tutto figlio della sua epoca, e in parte del lasso di tempo in cui ho fatto il primo ascolto, ma studi sul campo hanno dimostrato che uno svezzamento musicale su un brano che porta svariati esempi su come la vita sia essenzialmente un susseguirsi di sfighe è estremamente utile per la formazione del carattere di una giovane donna.