Home Musica News Musica

Jack White: come sono cambiato per “Lazaretto”

Il chitarrista confessa i segreti della lavorazione dell'imminente secondo album solista, dal ricorso a Pro-Tools alle lezioni imparate da Meg White

Continuano ad arrivare anticipazioni succose dal nuovo numero di Rolling Stone USA che vede in copertina Jack White quando mancano poche settimane all’uscita di Lazaretto. Ieri abbiamo pubblicato le rivelazioni di White sui suoi insospettabili gusti “pop”, mentre oggi il musicista ex White Stripes (e nell’intervista che potrete leggere anche sulle nostre pagine si parla anche del rapporto con Meg White) apre sui dettagli del nuovo progetto solista.

Il tempo di lavorazione di Lazaretto? Un anno e mezzo
Le prime session per il disco risalgono al 2012, nelle pause del tour a supporto di
Blunderbuss: chiuso nel suo studio con i componenti sia dei Buzzards che delle Peacocks, White dichiara che voleva “catturare un certo spirito mentre eravamo ancora in tour, ancora elettrici. Siamo una band in questo momento, e allora registriamo come farebbe una band! Non volevo finire col doverci ripresentare da capo perché era passato troppo tempo dall’ultima volta che ci eravamo visti”. Il suo metodo di lavoro è cambiato anche in questo caso:

Abbiamo fatto molte cose che prima non mi erano mai passate per la mente. Per esempio registrare tre differenti versioni dello stesso brano, senza aggiunte, senza sovraincisioni, live in studio, mettendole da parte per riascoltarle molto dopo.

Dopo queste prime session White ha trascorso i mesi successivi tagliando, aggiungendo, raffinando i suoni. “Ho pensato che avrebbe potuto essere una nuova sfida lavorare molto tempo allo stesso materiale”.

A sorpresa, White ha dovuto lavorare con ProTools
Un famoso ambasciatore delle tecniche di registrazione analogiche, White si è “tradito” su High Ball Stepper, che è proprio il brano inciso live in studio per tre volte di seguito del quale parlava qui in alto. “Una parte ho potuto editarla su nastro, ma il resto ho dovuto trasportarlo su computer, editarlo con ProTools e poi ho dovuto riportarlo su nastro perché non era possibile fare tutto il lavoro in analogico. Qualche volta mi era già capitato di lavorare in questo modo. Quello che non riesco a fare è missare o registrare un album completamente con ProTools. Non riesco proprio a entrare in quel mondo”.

Il suono è molto più elaborato che nei precedenti lavori
Ancora su High Ball Stepper: non c’è testo, solo un urlo agganciato al suono di un violino, e per White “Il testo sta tutto in quei suoni”. Questa decisione minimalista risale a una lezione imparata coi White Stripes: la grancassa suonata da Meg White faceva funzioni di basso. White ricorre a un altro esempio: “Prendi il basso di Psycho Killer dei Talking Heads. Potrebbe tranquillamente essere un suono di batteria. Quando ho capito cosa stessimo ottenendo con i White Stripes, molte preoccupazioni che ti vengono come compositore sono scomparse.

Durante la lavorazione del disco si è riavvicinato alla sperimentazione con la chitarra ?
“Amo molto i suoni di chitarra e gli assoli di questo album. Non ci avevo passato su molto tempo, invece, facendo Blunderbuss, perché in quel momento mi approcciavo alla composizione in maniera differente.. Per dirne una non avevo mai suonato con la sesta corda abbassata di un tono, e poi tutti gli assoli sono stati registrati dal vivo in studio, eseguendo la prima cosa che mi passava per la mente. Molto diverso da quando si pianifica tutto per un brano. La chitarra stavolta ha controllato il resto della canzone”.

A volte ha fatto fatica a comunicare le proprie idee
White parla di gerarchie e modalità di lavoro per Lazaretto: “In una band fai il tifo affinché tutti tirino fuori belle idee, e se sono idee che cozzano con quello che tu stesso hai pensato fai di tutto per trovare una soluzione. Ma quando lavori con dei turnisti è tutta un’altra storia”. Così non sapeva bene come spiegarsi.

Come parli di arte a chi la sta creando? Non sono bravo in queste cose. Mi sembrava di essere un pallone gonfiato. Allora piuttosto che parlare… facevo.

E continua: “Diciamo che sono con dei sessionmen a Nashville e dico loro “Ragazzi, il personaggio di questa canzone sta morendo e c’è bisogno che la linea di basso suoni come se la sorella del personaggio fosse nella stanza con lui… So benissimo che in faccia mi diranno OK, ma poi usciti dallo studio cominceranno a raccontare aneddoti su quanto sono idiota. Se invece mi trovo a Hollywood a parlare di un film, e ci diciamo “Il protagonista è un autista che ha perso il lavoro e ha i bambini malati”, ci sarà qualcuno che aggiungerà particolari alla storia, tipo “Ecco, e suo fratello potrebbe essere finito in galera!”. Per dire che ai musicisti non si possono dare indicazioni così. A volte quando sono in studio capisco che devo essere come un regista che dirige un film”.

Leggi anche