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Il tour d’addio dei Mötley Crüe con Alice Cooper, una special guest di lusso

Il segno delle lacrime di commozione lascia i 12.000 fan milanesi con la triste consapevolezza di chi sa che mai più vedrà uno show del genere, mai più, figli compresi

Alice Cooper e Mötley Crüe a Milano - Foto di Giuseppe Craca

Alice Cooper e Mötley Crüe a Milano - Foto di Giuseppe Craca

Ieri mattina ho mostrato a mio figlio di cinque anni un video fatto martedì sera durante il concerto milanese dei Mötley Crüe. Si vede Tommy Lee eseguire un assolo di batteria su di un kit ancorato ad una specie cremagliera che, muovendosi lungo una rotaia fissata al soffitto del Mediolanum Forum, permetteva al dotatissimo batterista evoluzioni di ogni tipo e in qualunque posizione sopra le teste del pubblico incredulo. Unico commento di mio figlio: «papà, la prossima volta porti anche me?» Non potete immaginare come mi sono sentito quando gli ho dovuto spiegare che nel suo futuro show del genere non ci sarebbero mai stati.

papà, la prossima volta porti anche me?

Certo, se mai i miei insegnamenti musicali saranno vani, il piccolo Bruno potrebbe pure accontentarsi degli sculettamenti di una decrepita Miley Cyrus o di un Justin Bieber sovrappeso, ma di concerti come quello andato ieri sera in scena in quel di Assago ho proprio paura che non ce ne saranno mai più. Difficile individuare nelle nuove generazioni di teen star, ma anche di rocker contemporanei, qualcuno in grado di offrire uno spettacolo come quello messo in scena l’11 novembre scorso da quei quattro geniali disgraziati dei Mötley Crüe.

Quella di martedì è stata una delle ultime esibizioni live della loro carriera, ne restano soltanto ventuno da qui al 31 dicembre, ed è chiaro che se ne vogliano andare via col botto portando in giro uno show fatto di eccessi scenografici di ogni tipo: fiamme, esplosioni, fuochi d’artificio, batteristi, bassisti e cantanti volanti, chitarristi redivivi e strumenti sputafuoco, e non sono ancora arrivato a parlarvi della musica che avrebbe potuto tranquillamente bastare da sola. Ma partiamo dall’inizio.

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In un inconsueto eccesso di zelo, Alice Cooper, special guest di lusso per il tour d’addio dei Mötley, si è presentato sul palco con un quarto d’ora d’anticipo, fregando chi, come me, veniva da fuori Milano e quindi facendomi perdere un’apertura da paura con Black Widow, No More Mr. Nice Guy, Under My Wheels e I’m Eighteen.

Per fortuna l’ho scoperto solo alla fine altrimenti mi sarei rovinato la serata al solo pensiero di essermi perso alcuni dei miei pezzi preferiti. Ad ogni modo per me lo show di The Coop è iniziato con Billion Dollar Babies ed è proseguito, per la gioia dei nostalgici degli anni ’80, con Poison e la solita sequela di gag sul palco tra decapitazioni, mostri e infermiere zombie. La band di Alice Cooper come al solito è stata solidissima nel riproporre un repertorio rodatissimo cge ci ha regalato, chicca della serata Go To Hell.

Grandi assenti in scaletta Be My Lover ed Elected, ma ci sta quando si apre per la band più incasinata della storia e, col senno di poi, onore al merito ad Alice Cooper che per avere il tempo di regalare uno show quasi completo al suo pubblico, si è preso il disturbo di iniziare prima. Anche i Crüe – maledetto coprifuoco milanese sui concerti – inziano con qualche minuto di anticipo, l’impressione è che dietro le quinte la gente scalpiti per salire sul palco e far vedere chi ce l’ha più lungo – Tommy Lee potrebbe tranquillamente bullarsi in quel campo – ma l’inizio dei quattro di Hollywood è un po’ imballato. Girls, Girls, Girls parte fiacca e inizio a preoccuparmi mentre sale il terrore di assistere ad un’esibizione tragica come quella del 2012 al Gods of Metal.

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E invece no, Tommy e Vince Neil hanno avuto solo bisogno di prendere le misure alla serata ed ecco che già con Wild Side la band recupera la défaillance iniziale inanellando in maniera spietatamente devastante una sequela incredibile di successi come se gli anni fossero passati soltanto per la pancia di Vince Neil, notevolmente ingrassato, e per il povero Mick Mars, eroe silenzioso della serata che con la sua Stratocaster ha sicuramente dato prova di essere ancora in grado di dare lezioni di rock n’ roll a tutta la sala. La scaletta è una raccolta infallibile di tutti i successi dei Crüe dal 1981 al 2008. Menzione particolare a Looks That Kill, Too Young to Fall In Love e Shout at the Devil dove sul palco la temperature sale in maniera preoccupante quando Nikki Sixx si presenta con un basso-lanciafiamme.

Con Smokin’ in the Boys’ Room, introdotta da una citazione di Rock n’ Roll Part 2 di Gary Glitter, i Mötley Crüe reclamano il titolo di party band per eccellenza facendo cantare tutto il forum a squarcia gola su uno dei loro primi successi. Unica pecca di una scaletta perfetta è stata la scelta perdente di riproporre la tremenda cover di Anarchy In The UK, inutile, bolsa e fiacca. Per chiudere uno show impeccabile la band si presenta su di un piccolo palco allestito proprio dietro il mixer facendo felici quelli che non hanno osato spingersi fin sotto il palco.

Lì sopra un piano ci fa capire che è arrivato il momento di salutare i Mötley Crüe per sempre. Tommy Lee si siede e inizia a suonare la power ballad per antonomasia, la canzone che ha reso immortali una band che pur avendo tutti i numeri per arrivare fino a qui, ha fatto di tutto per complicarsi la vita strada facendo. Home Sweet Home congeda per sempre i Saints of Los Angeles dal pubblico italiano.

Il segno delle lacrime di commozione lascia i 12.000 del Forum con la triste consapevolezza di chi sa che mai più vedrà uno show del genere, mai più, figli compresi.

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