Rolling Stone Italia

Il testo ‘sbagliato’ di ‘Sincero’ spiegato da Morgan

"Vorrei fare luce su un dettaglio e mezzo del mio testo dissident. Non è dissing, però è dissenso cantato da un dissidente a un dissennato cantante", ha scritto il cantautore sul suo sito

Foto: Marilla Sicilia/Archivio Marilla Sicilia/Mondadori Portfolio via Getty Images

Sincero di Bugo feat. Morgan è diventata ufficialmente una hit, protagonista di meme e parodie. Non la versione ufficiale, ma quella riscritta da Morgan e che ha causato della squalifica del due dal festival. Mentre i protagonisti della vicenda – discografici, autori e famigliari – si scambiano accuse dalle principali trasmissioni televisive della domenica, Morgan ha pubblicato sul suo sito una lunga spiegazione, o meglio l’analisi del testo, di quello che ha definito un “un gesto ma non un dissing, dissenso cantato da un dissidente a un dissennato cantante disprezzante”. Potete leggerla qui sotto: 

Vorrei fare luce su un dettaglio e mezzo del mio testo dissident. Non è dissing, però è dissenso cantato da un dissidente a un dissennato cantante.
Il primo è a proposito del verso n.5, cioè il primo della seconda quartina, per intenderci la sezione del brano che si chiama A2, cioè la seconda metà della strofa n.1 che volendo possiamo anche considerare strofa n.2 se per noi la strofa è esaurita insieme al giro armonico completo. In questo caso si tratta della prima frase della seconda strofa, ovvero quella che tutti stanno malinterpretando.La versione del sottoscritto, quindi quella paradossalmente ufficiale dal momento che si tratta di una versione tutt’altro che depositata e ufficializzata, a tal punto che è causa della squalifica dalla gara, è la seguente:
“Certo disordine è una forma d’arte”…
intendendo qui che alcune tipologie di disordine, ad esempio quel disordine che appartiene alla creatività o alla organizzazione fantasiosa e non rigida della realtà e degli oggetti che fanno parte della realtà, sono delle modalità che a volte stanno alla base dell’artista stesso, cioè che molte opere d’arte nascono proprio dal caos, come del resto si narra che il mondo venga generato da un magna amorfo, L’ápeiron. Dal Caos al Cosmos.Dunque non dobbiamo sganciare le frase successiva da questa, perché la frase che ad essa segue è parte del ragionamento. Ossia, parafrasato:
Ok, d’accordo, lo sappiamo che in molti casi gli artisti sono disordinati, casinisti, incasinati, ma tu no, tu non sei il prodotto della coltivazione del disordine, ma piuttosto uno che calcola e trae forza dal rancore.
Quindi: certo disordine è una forma d’arte, ma tu sai solo coltivare invidia.

Il secondo dettaglio è in realtà meno mistificatorio, nonostante occupi uno spazio di errore tipograficamente maggiore.
Se nel primo caso l’errore diffuso consiste nell’aggiunta dell’articolo determinativo “il”, che automaticamente trasforma un aggettivo che è parte del soggetto in un avverbio, “certo” diventa “certamente”, invece di essere “certe tipologie di disordine, certe modalità dell’essere persone disordinate”, nell’altro caso si tratta del verso che per il pubblico è da considerare l’ultimo, l’ottavo, quello che termina la sezione reinventata scritta e che conduce alla sezione orale estemporanea, cioè “rispetta chi ti ci ha portato dentro”.
Nella maggior parte dei casi si riporta sbagliato, ripetendo l’imperativo del verso precedente “ringrazia”.
Personalmente attribuisco un senso profondamente diverso a questi due verbi che però, mi accorgo, possono dare adito ad una sovrapponibilità di intenzioni, visto che a grandi linee alludono ad una azione di doverosa riverenza che rappresenti una reale consapevolezza del privilegio, che invece manca ed è ragione stessa dell’invettiva inaspettata ma chiamata, cercata e meritata.

 

Quel che si intende è che essendo il palco luogo dove va in scena lo spettacolo nella sua magia e in tutta la sua produzione di “stelle”, “astri”, divinità chiamati divi ecc… chi o cosa va ringraziato è il cielo, in quanto si coglie l’altezza di quel privilegio e si rivolge una preghiera a ciò che è più grande di noi e che non per forza deve essere Dio ma sicuramente qualcosa di simile al destino o alla fortuna o al caso o alla provvidenza. Certamente una cosa grande, che dobbiamo onorare e di cui dobbiamo vivere la sacralità. Ecco perché ringrazia il cielo, infatti qui si è “su” questo palco, sopra.

 

Poi si riatterra e si guarda la realtà con occhi leali e buoni e si vede che ci sono persone che hanno reso questo possibile, ma non sono Dei, non sono maghi: sono persone normali in carne ed ossa ma che per noi hanno fatto qualcosa per cui sentiamo non di inginocchiarci e rendere grazie ma semplicemente di trattarle rispettosamente, e quando parlo di rispetto parlo proprio di quello che né Bugo né i suoi collaboratori hanno avuto nei miei confronti. Non mi riferisco al giorno prima, ma ai due mesi precedenti, estenuanti, in cui tutti i giorni non ho ricevuto il rispetto da parte loro. Ecco che allora si richiama al rispetto chi ti ha portato non “sul” palco, ma “dentro questo meccanismo dal quale tu trarrai beneficio in ogni suo aspetto quindi anche giù dal palco, nelle radio, nelle tv, sui giornali ecc. Ecco che si chiarisce cosa vuol dire:

 

“ringrazia il cielo sei su questo palco
rispetta chi ti ha portato dentro”.

Iscriviti