Il tesoro nascosto di Lucio Battisti

Industrie Discografiche Lacerba ha pubblicato 'La Bellezza Riunita', una raccolta-omaggio al periodo dei “dischi bianchi”, il testamento dimenticato del cantautore che oggi avrebbe compiuto 75 anni.

Lucio Battisti, foto Fotogramma / IPA


Si scrive spesso di Lucio Battisti. Si scrive di chi gli assomiglia, di chi come lui scrive canzoni semplici su sentimenti universali. Si scrive della sua eredità, delle battaglie legali tra la sua famiglia e la Universal Ricordi, di quanto sia triste non poterlo ascoltare su una (o tutte) le piattaforme di streaming sul mercato. Non si scrive mai dei dischi bianchi, e nessuno prova a somigliare al Battisti di Cosa succederà alla ragazza, o a quello di Hegel. Eppure in quei cinque album ci sono le sue ultime parole, il suo testamento.

Lucio Battisti rilascia la sua ultima intervista nel 1979. L’anno successivo esce Una giornata uggiosa, l’ultimo album con i testi di Mogol. Poi, il silenzio totale. Solo questi dischi bianchi, pubblicati regolarmente ogni due anni dal 1986 al 1994. Sempre otto canzoni, tutte con i testi di Pasquale Panella e messe in fila dietro a immagini di copertina minimali,. La risposta di (gran parte della) critica e del pubblico è unanime: un disastro. Da Don Giovanni a Hegel l’insuccesso commerciale è sempre più drammatico, le recensioni una collezione di “un disco senza amore, un incubo”, “un insulto al suo pubblico e alla sua stessa musica”, “uno scandalo non più accettabile”.

La copertina di ‘La sposa occidentale’

Eppure Battisti, ogni due anni, va un po’ più in fondo. Un’operazione assurda, surreale, incomprensibile: prima accontenta Panella e scrive la musica dopo i testi; poi comincia a togliere tutti gli strumenti analogici, a cantare in maniera asettica, annoiata. Un vero suicidio, e neanche una parola per spiegarlo. Ci sono quelle di Panella, certo, ma accomodatevi: “La canzone non va discussa, perché è fuori da ogni discussione. Sennò perde la sua caratteristica di figlia degenere di un matrimonio d’interesse, ma bella, leggera, idiota. Perde quello che veramente dovrebbe essere: inafferrabile. Non conoscendo e non amando la canzone, le ho restituito quello che dovrebbe essere: l’inafferrabilità.”

Che cosa è rimasto, dicevamo, del testamento di Battisti? Niente. Chi ha i diritti della sua opera la nasconde dietro a un proibizionismo esagerato, e con il passare degli anni non se n’é più parlato. Panella sarebbe contento, probabilmente. Io no.

Per fortuna non sono da solo, e proprio oggi che cade l’anniversario del suo compleanno mi trovo a scrivere di un’operazione altrettanto folle e kamikaze. Si chiama La Bellezza Riunita come uno dei brani di Hegel, ed è una raccolta-omaggio al meglio del periodo bianco. Industrie Discografiche Lacerba ha contattato un collettivo di artisti – da Rachele Bastreghi dei Baustelle a Max Collini degli Offlaga Disco Pax, fino alla leggenda dell’italo disco Alexander Robotnick e Federico Fiumani dei Diaframma – che hanno preso quel materiale così ostico e ne hanno riproposto una loro versione.

Il risultato? Assurdo, naturalmente. L’idea di fondo è quella di ridurre i singoli brani a un linguaggio musicale già codificato, ignorando quasi sempre l’arrangiamento originale. È un approccio coraggioso, un modo inedito per cominciare ad esplorare quel tesoro che sono i cinque dischi bianchi. Tubinga diventa un’italo-disco con un cantato alla Cosmo, Ecco i negozi una ballad perfetta per un disco degli Offlaga, Le cose che pensano un electro pop scurissimo e interpretato con rabbia, Allontanando un reading disturbante.

Chiariamoci, l’operazione funziona davvero solo quando ritrova la leggerezza, l’ossessione per il ridicolo dell’originale, e l’ascolto integrale affatica. Ma è comunque un inizio, un primo passo in un mondo inafferrabile, negli “unici dischi che nessuno potrà mai ascoltare come merce”.

“La Bellezza Riunita” è disponibile doppio vinile LP+EP. Tutte le informazioni qui.

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