Chiunque abbia visto dal vivo i Red Hot Chili Peppers lo sa: Anthony Kiedis non è particolarmente intonato. Sa di non essere il membro più dotato del gruppo e difatti ha proposto scherzosamente di ribattezzarsi Idiot and the Three Geniuses, l’idiota e i tre geni.
A tornare sull’argomento è stato di recente Michael Beinhorn, figura importantissima nella prima parte di storia del gruppo, prima del boom di Blood Sugar Sex Magik e del “regno” di Rick Rubin. Beinhorn ha prodotto i due album precedenti, vale a dire The Uplift Mofo Party Plan del 1987 (quello di Me & My Friends) e Mother’s Milk del 1989, il primo con John Frusciante alla chitarra al posto di Hillel Slovak, morto d’overdose l’anno prima.
Oltre alle cover di Higher Ground di Stevie Wonder e Fire di Jimi Hendrix, il disco dell’89 conteneva il singolo Knock Me Down, un tributo a Slovak , la descrizione di una rockstar tossica, un invito ad aprirsi con gli amici prima di annientarsi. A differenza di altri pezzi celebri dei Red Hot, nella canzone la voce di Kiedis è affiancata da quella di Frusciante (e nel ritornello anche da quella della corista Vicki Calhoun).
Nella mix finale la voce di Frusciante emerge più di quella di Kiedis. Nel rispondere a un fan su Reddit, Beinhorn ha spiegato che il pezzo «ha rappresentato un cambiamento importante nel sound dei Red Hot Chili Peppers» e che «John canta (o meglio, la sua voce è più alta nel mix) perché si trattava di un pezzo melodico e Anthony era/è privo d’orecchio (ovvero non riconosce le note)». In altre parole: irrimediabilmente stonato.
«In ogni caso, è stato John a scrivere essenzialmente la canzone, compresa la melodia, quindi non era del tutto inappropriato che fosse lui a cantarla (e in più idolatrava Hillel)». Beinhorn non ha idea di che cosa abbia pensato Kiedis del mix finale del pezzo. Sa che non ha apprezzato la resa delle chitarre nell’album: «Penso che la band abbia in qualche modo rinnegato l’album per questo motivo».













