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Il post-modern blues di L. A. Salami, tra folk e gospel

Un'intensità compositiva strabiliante e una personalità vocale che lo avvicina ad artisti come Jeff Buckley , senza mai dimenticare il maestro Dylan. Abbiamo incontrato la rivelazione della scena indie-folk britannica

Una carriera nata per strada, tra fermate della metropolitana e esibizioni nei pub; L.A. Salami – in cui L.A. sono le iniziali del nome, Lookman Adekunle – si trasferisce a Londra dopo esser cresciuto in una famiglia adottiva, con il sogno della musica.

Dopo l’esordio del 2014 con The Prelude Ep, lavoro che l’ha lanciato nell’orbita di BBC Radio 1 che hai tempi lo proclamò astro nascente della scena britannica, L.A. Salami ha pubblicato il suo album di debutto nell’estate 2016 convincendo pubblica e critica.

Con Dancing With Bad Grammar L.A. Salami ha composto un ritratto del suo percorso artistico: tra il folk à la Dylan, impreziosito da tocchi gospel e soul, e lontani echi che ricordano l’intensità compositiva e vocale di artisti come Jeff Buckley e Elliott Smith.

Il risultato è quanto Lookman Adekunle chiama “post-modern blues”, ovvero una sua reinterpretazione di tutta la musica che gli piace e che lo ha influenzato, senza preoccuparsi di generi o confini. A Parma, durante il Barezzi Festival 2016 dove si è esibito alla Chiesa di San Tiburzio, noi di Rolling Stone Italia abbiamo colto l’occasione per farci raccontare, e suonare, il suo ultimo album. Ecco per voi L.A. Salami con la sua No Hallelujahs Now.

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