Il nuovo singolo di Jake La Furia rovina anche il bel culo in copertina

'Mmmh' è una canzone che parla delle gioie del sesso, ma ascoltarla lascia sensazioni diverse.

logo Michele Monina

Lo confesso, ai tempi in cui scrivevo per il Fatto Quotidiano un giorno mi sono voluto divertire. Ho preso una di quelle fake news che girano insistentemente sui social, tipo “se mangi molti dolci sei più intelligente”, “se sei disordinato sei un genio”, “se hai il sedere grosso sei da Nobel” e ci ho costruito su un articolo che faceva il verso a una fake news. Una fake fake news, in pratica, che però partiva da una verità. L’articolo si intitolava “Gli uomini intelligenti guardano le donne col culo grosso”, e l’assunto che conteneva, sempre partendo da una fantomatica ricerca fatta da una Università americana, era che non erano le donne col culo grosso a essere intelligenti, ma gli uomini che le guardavano. Il tutto, ovviamente scherzosamente, giocava sulla sincerità del culo. Un omaggio un po’ alla Tinto Brass. Omaggio che ovviamente è stato preso per articolo serio, ripreso da quasi tutti i quotidiani, spesso nelle pagine dedicate alla Salute.
Questo non per dirvi di come il mondo dell’informazione oggi stia versando in condizioni non sanissime, ma per dire che, in fondo, e questa era la verità contenuta nell’articolo, a me guardare un bel culo piace. Il che non attesta che io sia intelligente, chiaro, anche se in fondo un po’ lo credo.

Figuratevi, quindi, se ho storto il naso quando ho visto la copertina del nuovo singolo di Jake La Furia, Mmmh. La potete vedere poco sopra, non credo sia necessario io mi addentri in spinose descrizioni (spinose per me, che verrei immediatamente accusato di sessismo). Un culo poco vestito, e non solo un culo, a dirla tutta. Anzi, un culo per niente vestito. Un gran bel culo per niente vestito.

In verità, lo confesso, e siamo a due confessioni nello stesso articolo, il titolo mi ha subito fatto inarcare un sopracciglio, chiara dimostrazione di un sospetto, forse figlio del pregiudizio che evidentemente nutro nei confronti del rapper milanese. Pregiudizio, mi sento di aggiungere, motivato, un po’ perché sono intelligente, e onestamente le canzoni tirate fuori dalla metà oversize dei Club Dogo nella sua carriera solista indurrebbero a imporre una vasectomia artistica a chiunque si accinga a incidere un brano come i suoi, un po’ perché, diciamolo apertamente, avere un talento nel rimare e mandarlo a puttane come stanno facendo lui e Guè è uno spreco che andrebbe punito con una di quelle torture a base di spazi molto angusti e animali particolarmente voraci.

Prima di proseguire, però, dopo avervi detto del mio amore per il culo femminile, mi sembra doveroso spezzare una lancia a mio favore, son pur sempre nato nell’Italia cattolica, e sono pure figlio di un diacono, che diamine. Sono infatti anni che mi sbatto riguardo all’uso distorto del corpo femminile. Non intendendo con questo dire che un culo femminile in copertina non ci dovrebbe finire, intendiamoci, tutt’altro. Intendendo con questo il sacrosanto diritto di chiunque faccia musica e sia donna, di raccontare come gli pare la propria fisicità, e anche la propria sessualità, e di esibire il proprio corpo come e quando vuole, in barba ai bigotti e anche a un certo femminismo peloso (so che questa non me la faranno passare liscia, ma tant’è). Questo sempre per dire che, vedendo la copertina di Do What U Want di Lady Gaga, che mostrava appunto un primo piano stretto del suo culo, non solo non ho avuto nulla da ridire, ma conoscendo il portentoso modo di comunicare della popstar americana di origini italiane ho plaudito.

Un discorso lungo, quello del rapporto di Lady Gaga col proprio culo, figlio dei film di Richard Kern con Lydia Lunch, figlio dell’attivismo di quest’ultima nel campo dell’hardcore, non solo musicale. Sia come sia, e gusti personali a parte, vedere un culo, per altro non rispondente appieno ai canoni di bellezza in vigore, mi era parso un gran gesto di rivendicazione, come da titolo del pezzo medesimo. In quel mondo ideale lì, ovviamente, col corpo liberato da gabbie che partono dalle nostre teste e lì dovrebbero rimanere, non ci vedrei niente di strano se un artista maschio omaggiasse il corpo femminile. Tenderei proprio a togliere il corpo dall’ambito dei tanù, dei problemi semantici, per essere chiari. In un mondo ideale, però.
Torniamo a Mmmh e al culo, perfetto secondo quei canoni di cui sopra, che si trova in copertina. Vedi quella copertina e, onestamente, la noti. Poi noti il nome del rapper che ha dato alle stampe, simboliche, il singolo, e cominci a dubitare. Poi leggi il titolo del brano, Mmmh, e a questo punto crolli.

Perché ti si para davanti uno scenario possibile di quelli che toglierebbero la voglia di vivere anche a Jovanotti alla conclusione del dodicesimo Sold Out al Forum di Assago. Non sarà mica una canzone sulle gioie del sesso in cui il nostro, anzi, il suo, Jake La Furia, insomma, gioca sulla carta dell’ironia? O, peggio, non sarà una canzone in cui Jake La Furia si vanta delle sue conquiste femminili, sempre col tocco di ironia che lo ha fatto stare in tv al fianco di Drusilla e Elio a Strafactor? Mentre fai partire la canzone ti ripeti queste domande come un mantra, sperando nella famosa sorpresa che ti spiazza, che ti fa dire: hai visto Jake La Furia come ti ha fatto saltare sulla sedia?

Poi la canzone parte. E il fatto che anche per oggi tu non sia morto ti appare un po’ meno una buona notizia.
Perché la canzone in questione, culo o non culo in copertina, sarebbe già di suo una cagata delle dimensioni del suo autore, ma il fatto che a accompagnarla l’autore in questione abbia deciso fosse un culo femminile, beh, rende il tutto ancora più raccapricciante.

Nel senso, capisco che Marco Giusti e la sua rivalutazione del cinema di Serie Z, coadiuvato, sia chiaro, da autori come Quentin Tarantino o Robert Rodriguez, ci abbia spinto a rivalutare certe soluzioni che andavano abbondantemente oltre il confine del trash. Capisco che le immagini di Gloria Guida vista mentre si fa la doccia attraverso la fessura della serratura, o quelle di Edwige Fenech che tenta di coprirsi con un asciugamano da bidet di fronte a un Renzo Montagnani o a un Lando Buzzanca siano da tempo divenute cult (o stracult), seppur prive di quell’aura intellettuale che Marco Giusti, ben più di Tarantino o Rodriguez, che sono americani e dell’aura intellettuale non gliene frega niente, è riuscito a donare loro, vuoi perché lui è un ottimo comunicatore, vuoi perché di fronte a una proposta del genere uno rimane più che altro senza parole, dando per scontato si tratti di qualcosa di altissimo che ci sfugge. Capisco tutto, ma come cazzo si fa a mettere sul mercato una roba del genere? Una sorta di cover di Papi Chulo, per altro citato esplicitamente, il brano è una serie ininterrotta di frasi che nascondono la parola “culo” con il sussurrio “mmmh”, con un uso dell’autotune che almeno non ti fa sentire quello strazio della sua voce dal vivo.

Ovviamente nel brano, oltre che di culi, si parla di codeina nei beveroni e affini, perché visto mai che un ragazzino non avesse voglia di farsi un giro in farmacia. Il videoclip del brano, del resto, è anche peggio: una specie di carrellata infinita di culi, senza nessuna poesia, senza nessuna ricerca della bellezza, così, uno dietro l’altro. Anche bei culi, intendiamoci, tutti, ma con un grande difetto di fondo: mentre scorrono si ascolta la canzone di Jake La Furia. Anche riguardo all’idea che la canzone sia ironica, lo confesso, e tre, tocca aprire una parentesi: questa si tratta di una mia generosa interpretazione, perché di ironia, nella canzone, non ce n’è manco una traccia.

Solo una musica tamarra e volgare, con un testo se possibile ancora più tamarro e volgare sopra. Con venature fantascientifiche, va detto, spero omaggio a George Clinton nella fase Parliament, o forse a Sun Ra e la sua Arkestra, perché l’idea che Jake La Furia se ne faccia ogni volta una meglio di prima, suppongo, sia da iscrivere nel campo delle Utopie. La canzone, invece, potrebbe essere la colonna sonora di una Distopia, e se Jake ha problemi a capire di cosa sto parlando, ricorra pure serenamente a Google, uscendo però dalla sezione Immagini.

Per il futuro, è un auspicio, spero in un mondo pieno di immagini di culi. Anche nelle copertine dei singoli e degli album. Ma auspico che le canzoni che questi culi accompagneranno saranno degni di essere ascoltati, non che utilizzano quei culi per spingere qualcuno a cliccare sull’immagine e finire nelle visualizzazioni di Youtube o quel che è.
Mmmh è una canzone veramente brutta, tanto quanto il culo in copertina è un culo veramente bello.
Jake, è direttamente a te che parlo ora, la prossima volta, se proprio vuoi usare una immagine del genere per promuovere una tua canzone, fai una cover di 4:33 di John Cage. Ci goderemo il culo, evviva, e anche un po’ di sano silenzio.